Marco Negri: ”Le punte del Toro si sbloccheranno”

Marco Negri: ”Le punte del Toro si sbloccheranno”

L’ultima gara interna con il Palermo ha confermato un dato piuttosto preoccupante in casa granata: gli attaccanti del Toro segnano poco. Nel girone di ritorno infatti, tolta la doppietta di Meggiorini contro l’Inter( uniche due reti stagionali per lui), solo Bianchi…
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L’ultima gara interna con il Palermo ha confermato un dato piuttosto preoccupante in casa granata: gli attaccanti del Toro segnano poco. Nel girone di ritorno infatti, tolta la doppietta di Meggiorini contro l’Inter( uniche due reti stagionali per lui), solo Bianchi tra le punte ha timbrato il cartellino, contro il Siena e a Is Arenas su rigore con il Cagliari, mentre Barreto, ectoplasmatico nell’ultimo match, è ancora a secco.
Per parlare di questa avaria abbiamo contattato uno che di gol se ne intende, Marco Negri: un bomber di razza con in testa un progetto particolare.
Marco, dal 1995 al 1997, mise a segno 33 reti in 60 partite con la maglia del Perugia, prima di passare ai Glasgow Rangers, in Scozia, dove, con 32 centri in 30 gare( e 4 in un solo match contro il Dundee United), divenne il primo italiano a vincere la classifica di capocannoniere in un torneo estero. Poi una serie di brutti e fastidiosi infortuni ne hanno rallentato l’esplosione ma non la voglia di mettere in piedi un nuovo progetto: creare la figura dell’allenatore degli attaccanti.
 
Ciao Marco, in che cosa consiste esattamente questa tua idea?
E’ un progetto molto dettagliato, con una serie di esercizi specifici per le punte. Sto cercando di convincere il mondo del calcio ad accettare questa nuova figura ma purtroppo si tratta di una casta, di un ambiente un po’ troppo chiuso verso le nuove proposte. Sono però fiducioso e credo che tra 5/10 anni avere un trainer per gli attaccanti sarà la prassi, un po’ come il preparatore dei portieri.
 
Come ti è venuta?
Dalla mia esperienza di uomo d’area. Io mi basavo molto sull’istinto, ma con il tempo mi sono reso conto che questo istinto si può anche insegnare.
 
Hai già sperimentato il progetto?
Sì ma non ancora nel calcio professionistico, solo in squadre giovanili dalle parti di Bologna.
 
Che tipi di allenamenti prevede?
Sono molto geloso di questo e quindi preferisco non parlarne pubblicamente, dico solo che si tratta di allenare contemporaneamente l’aspetto psicologico e quello tecnico-tattico. Sono convinto che per salvarti, vincere lo scudetto o in generale fare bene devi avere uno o due attaccanti in grado di garantirti una trentina di gol, utili per raggiungere l’obiettivo e anche, perché no, per fare cassa in sede di mercato, essendo i membri del reparto offensivo da sempre i più appetibili. Da qui il desiderio di riservare più attenzione ai bomber. Io ci credo molto e spero di trovare qualcuno disposto a sposare il mio progetto.
 
In un’intervista a TN il grande Paolo Pulici ha dichiarato che al giorno d’oggi si lascia troppo spazio alla tattica lavorando meno sulla tecnica individuale, mentre ai suoi tempi si passavano ore a calciare in porta, sei d’accordo?
In parte sì, però è importante tutto, sia la parte tecnica, sia quella analitica. La tattica di squadra è fondamentale, però poi devi metterci quel qualcosa in più per non lasciare niente al caso.
 
Venendo al Torino, come vedi la situazione delle sue punte? Riusciranno ad andare in gol con maggiore regolarità e, nel caso di Barreto, a sbloccarsi?
Credo di sì: il rapporto con la rete è in buona parte psicologico, l’astinenza è molto negativa, ti fa perdere convinzioni e certezze. La strada per segnare è fatta anche di momenti e coincidenze, inoltre tatticamente il Toro si copre molto e di conseguenza è difficile per le sue bocche da fuoco andare a segno. C’è dunque tutto un insieme di circostanze complicate, ma sono sicuro che presto Bianchi e Barreto la butteranno dentro e ritroveranno fiducia nei loro mezzi. Quando ti sblocchi poi la strada è in discesa.
 
Nel caso di Bianchi c’è anche una componente di sfortuna: se quel palo contro il Palermo fosse stato un gol adesso saremo qui a parlare di cose diverse, non credi?
E’ vero: magari quella palla entra, vai in vantaggio, gli altri si scoprono e segni di nuovo in contropiede.
 
Gli attaccanti granata sono chiamati sempre ad un grande sacrificio in fase di costruzione e copertura: questo è importante o alla lunga quello che conta è fare centro?
Il gol deve essere il coronamento di una prestazione e del gioco voluto dal mister, quindi anche il movimento e il sacrificio sono importanti, anche se non devono portare ad un’involuzione: è chiaro che se devi correre a tutto campo e giocare sempre con la schiena rivolta alla porta perdi lucidità al momento della conclusione. Come in tutte le cose deve esserci il giusto equilibrio.
 
Ti è mai capitato di incappare in una crisi di questo tipo in carriera?
Succede a tutti: perdi la condizione, ti senti stanco, pensi di muoverti male e allora provi cose in più, inutili o sbagliate per l’ansia di segnare e così danneggi la tua squadra. Credo quindi che le punte debbano continuare a fare i movimenti dettati dall’allenatore e che eventuali modifiche debbano essere fatte in allenamento: in partita la domenica conta solo vincere. Per fortuna dei granata la situazione di classifica è buona e quindi la mancata verve realizzativa di Bianchi, Meggiorini e Barreto non viene amplificata dalla mancanza di punti: se hai la salvezza a portata di mano tutto è più facile e puoi lavorare con maggiore tranquillità.
 
Infine una domanda amarcord: quanto ti fa male vedere i tuoi Rangers in Terza Divisione scozzese?
Molto, ma devo dire che i tifosi sono stati esemplari: hanno rifiutato il ripescaggio perché volevano che la squadra risalisse con le proprie forze e senza regali, una cosa davvero fantastica. Sono convinto che torneranno presto al top, disputando nuovamente l’Old Firm contro il Celtic a cui anche io ho avuto l’onore di partecipare.
 
Grazie Marco e in bocca al lupo per il tuo progetto.
Grazie a voi.
 
Roberto Maccario
 
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