Mussi: ‘Importante sentire la fiducia’

Mussi: ‘Importante sentire la fiducia’

di Alessandro Salvatico

 

Da Comotto più Motta a Diana più Colombo, la fascia destra della difesa granata è stata rivoluzionata quest’anno. Abbiamo parlato di questa importante chiave tattica con Roberto Mussi, che in quella posizione è stato cardine del Torino più forte degli ultimi vent’anni. Il terzino massese ci ha raccontato come vede il Toro, il calcio,…

di Alessandro Salvatico

 

Da Comotto più Motta a Diana più Colombo, la fascia destra della difesa granata è stata rivoluzionata quest’anno. Abbiamo parlato di questa importante chiave tattica con Roberto Mussi, che in quella posizione è stato cardine del Torino più forte degli ultimi vent’anni. Il terzino massese ci ha raccontato come vede il Toro, il calcio, il pubblico, Rosina e quant’altro, con competenza e sguardo profondo.

Roberto Mussi, ha avuto modo di vedere giocare il Torino quest’anno? E cosa gliene è parso?
Sì, abbastanza spesso. All’inizio ero più ottimista, mi aspettavo una squadra più compatta e più forte, in grado di fare un campionato più tranquillo; poi le cose non sono andate bene come sembrava, e il mio giudizio è calato. Ma recentemente, in ultimo con la vittoria contro il Palermo, ho visto una squadra in crescita. Speriamo continui, ma comunque sarà un’altra stagione di sofferenza, temo.

Cosa può bloccare attaccanti che hanno sempre avuto il gol nel sangue?
Il problema evidentemente non è degli attaccanti, se le cose vanno sempre in un certo modo. Anche perché un attaccante come Stellone, che magari non è un killer ma i gol li ha sempre fatti, ha talento ed esperienza per fare il suo dovere come sempre in passato, per esempio. Il problema deve essere di squadra, se i gol arrivano col contagocce.

Possono esserci dei fattori ambientali? Lei ha giocato in piazze esigenti come Milano e tranquille come Parma, che giudizio ha di quella di Torino?

Problemi ambientali? Non credo, anzi. La mia esperienza dice il contrario. Provenivo da una, quella di Milano, in cui avevo vissuto malissimo. Qui trovai subito sostegno, fiducia, e la tranquillità che serve per giocare bene e che sul campo poi si è vista. Tutti pretendevano l’impegno, la grinta, il Vecchio Cuore Granata: però si lavorava bene.

Può darsi che, dopo tanti anni di magra, si abbia meno pazienza…

Sicuramente. Manca l’entusiasmo, la fiducia. Io la vivo da fuori, ma quando arrivai era entrato Borsano che investì parecchio e portò grande entusiasmo; adesso è una situazione chiaramente diversa, e dopo anni di sofferenza è facile che possa mancare la fiducia.

Nel suo ruolo, partiti Comotto e Motta, giocano Diana, arretrato dalla linea dei centrocampisti, e Colombo; anche per quest’ultimo sarebbe importante sentirla, la fiducia.
Non è facile giocare se non la senti. Diventa difficile dare quello che puoi dare. Se sono gli avversari a fischiarti, è un conto; ma se mai arrivano dal tuo pubblico, è davvero tremendo. Inizi ad aver paura a fare qualsiasi cosa, questo ti porta magari a nasconderti dietro l’avversario piuttosto che rischiare di sbagliare; a quel punto, sarebbe meglio non giocare.
Diana ha fatto il terzino a lungo, certo ora erano anni che giocava a centrocampo e lo faceva bene, perché lui fa anche abbastanza spesso gol. Mi piacerebbe nel Toro potesse rendere come rendeva in quel ruolo, ne ha le qualità.

Il terzino destro è merce sempre più rara, sul mercato italiano, se n’é accorto?

Sì, al di là dei grossi nomi, che chi li ha se li tiene, nel ruolo è difficile trovare soprattutto giocatori italiani. All’estero qualcosa di più si riesce a scovare, ma in Italia davvero poco. Un tempo gli stranieri acquistati erano tutti centrocampisti o punte, ora anche difensori; infatti, le grandi hanno quasi tutti stranieri in questo ruolo… Non ne capisco il motivo, ma c’è carenza.

Il motivo viene forse da lontano, dalle scuole calcio?

Sì, questa situazione è figlia dell’abbandono delle scuole calcio. Da dove una volta in Italia sfornavamo professionisti in serie, oggi non esce quasi più nulla; sono poche, le società che ancora curano la loro scuola calcio…

Parliamo di un giocatore che lei conobbe da ragazzo: Alessandro Rosina. Non sembra più lo stesso.
Ha avuto un’involuzione incredibile. Due anni fa si parlava solo di lui, ora sembra quasi sparito. Ho visto che a volte gli allenatori non lo utilizzano nemmeno, non penso che questo possa fargli bene, anche se ci saranno i motivi. Qualcosa non va, non so cosa, però. E’ un peccato, questo è certo, perchè ha un talento enorme; spero che si riprenda.

La fascia di capitano gli pesa?

Non so, non so nemmeno se abbia o meno il carattere giusto; aveva 16 anni, quando lo conoscevo. Ma non penso che una fascia possa mettere in crisi. Nelle poche volte che l’ho indossata nel Toro, mi sentivo più importante, e cercavo di dare il massimo ancora più del solito; mi sentivo più responsabililzzato.

Roberto Mussi gestisce ancora il centro sportivo, nella sua vita quotidiana?

Sì, ma ora sono anche responsabile del settore giovanile della Massese. Come dicevamo prima, dobbiamo rivalutare le scuole calcio, e da quella di questa zona sono usciti grandi nomi di cui parecchi approdati anche in granata, da Bertoneri a Lorieri al sottoscritto… La società, intesa come prima squadra, attraversa un momento difficile, ma si attende l’arrivo di nuovi soci a sistemare il tutto; comunque la realtà delle giovanili è slegata, noi riusciamo a lavorare bene e serenamente. Speriamo di tornare a preparare dei ragazzi e dei giocatori importanti.

Chiudiamo con un pronostico sul prossimo impegno del Toro, a Catania. Anche se, l’ultima volta che glielo chiesi, prima dell’ultima Torino-Parma, lei mi disse "non sarà una partita divertente": finì 4 a 4…
(ride) Già, questa è la dimostrazione che il calcio va al di là di ogni nostro ragionamento, di ogni nostra parola…! Ci può sorprendere sempre. Per il pronostico, se con il Parma avevo qualche remora ad espormi perchè mi sentivo un po’ diviso, stavolta non ho dubbi, visto che al Catania non mi lega proprio nulla, anzi; per cui, spero che il Toro vinca e che faccia una bella partita. Se inizia a giocare bene e vincere, instaura un circolo virtuoso, tutto diventa più facile. A volte si dice "meglio giocare male e vincere", ma penso sia importante vedere che si sa giocare bene, e se si riesce a farlo e a vincere diventa una molla incredibile; è un’occasione importante, domenica, perché si gioca contro una squadra lanciata quale il Catania, per cui vincere, per il morale del Toro, vorrebbe dire lanciarsi in alto.

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