Nesti: ‘Dal Mondiale porterei Maniche’

Nesti: ‘Dal Mondiale porterei Maniche’

Il noto telecronista Rai della sede di Torino è da poco rientrato dalle fatiche dei Mondiali e abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata sulla Nazionale, sul Toro e delle vicende di Calciopoli

 

 

L’esperienza dei mondiali come l’hai vissuta?

 

Sono contento…

di Redazione Toro News

Il noto telecronista Rai della sede di Torino è da poco rientrato dalle fatiche dei Mondiali e abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata sulla Nazionale, sul Toro e delle vicende di Calciopoli

 

 

L’esperienza dei mondiali come l’hai vissuta?

 

Sono contento per il lavoro. Meno per il pernottamento. Siamo stati 35 giorni chiusi in una sorta di “caserma”, a Monaco, sotto torchio 12-15 ore quotidiane senza riposi. Per fortuna l’armonia del gruppo Rai è stata splendida. Mi spiace avere visto la nostra Nazionale come voi, solo in televisione, ma senza l’entusiasmo dell’Italia. Secondo me, così com’è oggi, il Mondiale è troppo lungo.

 

 

Ti aspettavi la vittoria degli Azzurri?

 

Mi aspettavo che potesse finire fra le prime 4. Non è stato il Mondiale dello spettacolo, dell’estetica e dei superassi, ma dell’equilibrio, del temperamento e del collettivo: in questo siamo stati i migliori.

 

 

Quali sono le Nazionali che più ti hanno deluso e quelle che invece hai scoperto più forti rispetto alla vigilia?

 

La grande delusione è stata il Brasile, che dà ragione alla filosofia di Arrigo Sacchi: puoi avere anche 4 tenori, ma senza uno spartito adeguato non si va da nessuna parte. La cieca fiducia nella vecchia guardia li ha rovinati: quando Cicinho sostituiva Cafu, era come vedere una Ferrari al posto di una utilitaria. L’altra delusione è stata l’Inghilterra. Argentina e Repubblica Ceca meritavano di più. La rivelazione poteva essere l’Ecuador, ma si è fermato troppo presto.

 

 

Ti sei segnato sul taccuino i nomi di giocatori interessanti che potrebbero venire in Italia?

 

Il mio undici ideale è (4-2-3-1): Buffon / Zambrotta, Cannavaro, Ayala, Lahm / Vieira (Maniche), Ze Roberto / Maxi Rodriguez, Zidane, Figo (Cristiano Ronaldo) / Klose. Fate voi…

 

 

Se Cairo ti chiamasse per chiederti consigli, che nomi faresti, adatti ovviamente al Toro che sta per nascere, con un occhio di  riguardo al portafoglio?

 

Una proposta gliel’ho fatta, ma non riguarda i Mondiali: ho pensato all’”usato sicuro” costituito da Montero, un veterano alla Brevi che potrebbe essere ancora utile, e che ora, da grande uomo, è a Torino, costantemente al capezzale di Pessotto. Senza badare alla spesa, come giocatore da Toro, alla Ferrini, mi piace molto Maniche, un mediano combattente che segna.

 

 

Come commenti i primi arrivi in granata, da Pancaro a Franceschini?

Lodo la buona volontà di Cairo, ma tutti ci aspettiamo qualcosa di più. Personalmente, mi affascina più Pizarro che Recoba, anche se De Ascentis ha avuto, nella sua carriera, una evoluzione alla Benetti, da cursore-interditore a organizzatore del gioco. Il Toro ha già un regista, un leader in casa.

 

 

Il tuo pensiero su Calciopoli?

 

Lo stesso di Tangentopoli. Certe cose si sospettavano, ma noi giornalisti non avevamo a disposizione le intercettazioni telefoniche, per esibire prove senza essere querelati, e gli addetti ai lavori avevano paura di parlare. Peccato, perché Moggi e Giraudo, al netto dei reati, erano dirigenti di straordinarie capacità: le colpe non possono cancellare le virtù: e basta contare quanti juventini, o ex juventini, hanno disputato la finale dei Mondiali per capire come fossero azzeccate le loro scelte nel tempo.

 

 

Sei per l’amnistia o per delle condanne esemplari?

 

Né “amnistia”, né condanne “esemplari”: non mi piacciono questi termini. Spero semplicemente in una giustizia equilibrata, senza libidini da video da parte dei giudici.

 

 

La Juve andrà in ritiro ad Acqui Terme, luogo di infelici ricordi per il Torino Calcio 1906. Non sono scaramantici i bianconeri?

 

Penso che più offesa dalla sorte di così, in questo momento, la Juve non possa essere: il luogo del ritiro non sposta di una virgola la “drammaticità” della situazione, peraltro necessaria per una vera rinascita, e per potere dimostrare, un giorno, di saper vincere senza alcun aiuto esterno.

 

Un tuo pensiero per Pessotto.

 

Dico solo una cosa: gli voglio bene come a Gaetano Scirea, e ho detto tutto. Preghiamo tutti per lui.

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