Nicola Roggero: “Belotti ha una grande possibilità: diventare un simbolo del Toro”

Nicola Roggero: “Belotti ha una grande possibilità: diventare un simbolo del Toro”

Esclusiva TN / Il noto giornalista e telecronista fa il punto sul periodo del Toro e sulle ambizioni granata

di Silvio Luciani, @silvioluciani_

Nicola Roggero non è solo un esperto ed appassionato di football inglese e di Toro. Nicola Roggero è una delle voci maggiormente riconoscibili dello sport in Italia. Ha raccontato Olimpiadi, Mondiali di Calcio, grandi eventi di tante discipline sportive e un’infinità di match di Premier League, ma ci tiene a specificare: “Anche se non mi occupo di calcio italiano, il Toro lo seguo sempre e comunque”. In esclusiva per Toro News, Roggero ha parlato delle ambizioni del Torino e dell’attuale periodo di forma, oltre che del vivaio e del futuro granata.

Il Toro viene da un ottimo periodo di forma e si trova in piena lotta per l’Europa: può realisticamente essere l’anno buono per la qualificazione?

“Io credo dipenda molto da due uomini, che sono Salvatore Sirigu e Nicolas Nkoulou, sono due giocatori fantastici che hanno permesso di conseguire questo primato di partite senza subire goal. Fatalmente questo aspetto diventa decisivo perché pur non essendo il Toro una squadra che segna molto, è chiaro che non subire reti significa quantomeno strappare un pareggio. Considerando che prima o poi i goal si riescono a segnare, sono arrivate delle vittorie, magari striminzite come con Udinese e Inter ma che hanno reso interessante la classifica. Penso che dipenderà molto anche dalle avversarie, perché nella zona del Torino ci sono squadre come l’Atalanta – che gioca un football meraviglioso – Lazio, Roma, Inter e Milan che ad occhio e croce sembrano più attrezzate del Torino. Tra l’altro dovrebbe bastare anche il settimo posto e suo malgrado il Toro dovrà fare il tifo contro i fratelli della Fiorentina, perché se vincessero la Coppa sarebbe un problema. Io penso che il Torino comunque possa arrivarci di suo, magari non esibendo un gioco bellissimo dal punto di vista estetico ma con una grande solidità difensiva, ho citato Sirigu e Nkoulou ma meritano una menzione anche giocatori come Izzo e Moretti che hanno permesso di raggiungere questo record di imbattibilità.”

Cosa ha in più il Toro e cosa in meno rispetto alle dirette concorrenti?

In più la solidità difensiva, il Toro ha la terza miglior difesa del campionato: solo Juventus e Napoli hanno fatto meglio e già questo non è un dato da poco. In meno la capacità di far gioco perché è una squadra quadrata ma che fa fatica quando deve proporre, tanto che paradossalmente il Torino ha ottenuto risultati migliori contro squadre molto forti che facevano la partita ed è invece inciampato contro squadre più alla sua portata, penso per tutte alla sconfitta con il Parma in casa. Per esempio rispetto all’Atalanta c’è questo in meno, i nerazzurri giocano un football meraviglioso e riescono sempre a proporre qualcosa. Dato che però considerando le squadre vanno valutate da entrambi i lati della collina, quello che hai in meno dal punto di vista offensivo ce l’hai in più dal punto di vista difensivo. Per cui è molto interessante questa sfida, il Toro dovrà provare ad approfittare dell’inciampo di una delle squadre che teoricamente sono più forti ma che tutto sommato non sono distanti. Eravamo tutti convinti che Milan, Lazio e Roma sarebbero state molto più avanti del Torino in classifica e invece sono tutte lì, se una di queste inciampasse e avesse un trend negativo nel finale di stagione il Toro potrebbe approfittarne. Tra l’altro avendo gli scontri diretti a favore con Inter, Atalanta e Sampdoria e per ora in parità con il Milan è come se il Toro avesse già mezzo punto in più delle altre. Penso che si possa essere ottimisti.”

Cosa pensi del lavoro di Mazzarri? Condividi le critiche che spesso gli vengono mosse oppure è l’uomo giusto per il Toro?

“Mazzarri è uno che in tutte le squadre in cui ha allenato (anche nell’Inter e nel Watford) ha fatto buone stagioni. In qualche modo lo conosciamo, è il genere di allenatore che privilegia un football pratico, meno un football estetico, ma io ricordo sempre che il calcio è uno sport a bassa segnatura a differenza degli altri sport di squadra come pallacanestro e rugby in cui i punti sono tanti. Nel calcio i punti realizzati sono pochi e non subirne è già un punto di partenza importante, alla fine i conti potrebbero tornare e adesso sembra che stiano tornando. Posso immaginare che i tifosi non siano soddisfattissimi di vedere una squadra così attenta dal punto di vista tattico, alla fine però il punteggio ha una sua importanza.”

Belotti si è finalmente sbloccato dopo tanto lavoro per la squadra: cosa pensi della sua stagione?

“Credo che la sua attuale stagione sia figlia delle ricette di Mazzarri. C’è una situazione tattica per cui si chiede ai giocatori ed anche agli attaccanti un sacrificio che li rende meno produttivi sotto porta ma più produttivi nell’aiutare i compagni, nel recuperare palloni e nell’impostare il gioco. Penso tra l’altro che lui sia da lodare in questo senso perché rinuncia in parte di gloria personale per la squadra. Anche quando non ha segnato ha giocato delle ottime gare – Udinese, Napoli – quindi è da applaudire anche perché è il capitano e da capitano è un buon esempio: rinuncia a qualcosa di personale per dare qualcosa alla squadra.”

Quanti goal dovrebbe segnare da qui alla fine per essere soddisfatto?

“Come diceva Cuccia per le azioni, i goal non vanno contati ma vanno pesati. Un attaccante può anche segnare 20 goal, ma se sono tutti inutili ai fini del risultato preferisco che ne segni 5 che facciano vincere le partite 1-0 e portino punti. In questa prospettiva è difficile da quantificare quanti dovrebbe farne. Per esempio nell’anno in cui Belotti ha segnato 26 goal, diversi arrivarono in partite dal risultato già acquisito o contro squadre con cui ragionevolmente il Torino avrebbe vinto comunque. Il goal che invece ha realizzato domenica, statisticamente non è stato decisivo per il risultato finale, ma è stato il goal dell’1-0 a 15 minuti dalla fine quindi una rete molto pesante. Non voglio dare una risposta a livello numerico, però è da applaudire un capitano che dica “prima dei miei goal voglio che la mia squadra arrivi in Europa”. Anche perché Belotti ha una grande possibilità a mio parere, quella di diventare il simbolo di un club importante come il Torino. È meglio essere protagonisti e numeri uno del Torino che essere uno dei tanti, anche in un club estero importante in cui però non sei riconosciuto. Secondo me per lui c’è una possibilità molto importante: quella di diventare un simbolo del Toro.”

Visto che hai parlato di club esteri, è un giocatore adatto per il calcio inglese?

“Sì, sicuramente. Perché ha quel punch agonistico, quella “stamina” come dicono gli inglesi che lo rendono appetibile per quel campionato. È uno che nella lotta si esalta, non ha paura di dare delle botte e di prenderle ed è uno che secondo me si diverte a giocare a calcio che è una caratteristica tipica degli inglesi, non è ossessionato dal match, non ha paura, non ha angosce.”

Infine, Nicola: la Primavera (e in generale il vivaio) granata sta vivendo un periodo da sogno, cosa ne pensi?

Ci siamo reinseriti in un solco di grande tradizione. Il Toro soprattutto negli anni ’70 e ’80 ha avuto un vivaio che faceva invidia anche all’Ajax, il più grande vivaio d’Europa. Mi fa piacere che ci si sia riallineati a questa tradizione. Spero di vedere Millico, Rauti e gli altri protagonisti della Primavera, presto in prima squadra. Guardavo il Manchester United che ha finito la partita contro il PSG con due ragazzi del 1999 in campo e il talentuoso Greenwood dell’ottobre 2001, quindi molto più giovane di Millico. Se il Manchester United ha mandato in campo tre ragazzi così giovani in un momento decisivo della partita di Champions League, non vedo perché i ragazzi del Toro non possano presto arrivare nella prima squadra. Se uno ha qualità, l’età non c’entra, deve soltanto essere provato: magari si perderà qualche partita ma se ne ricaveranno dei grandi dividendi in futuro.”

8 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. giuli - 2 settimane fa

    Bellissima chiacchierata, con un intenditore di prim’ordine e… del Toro.
    Grande Nicola!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. ProfondoGranata - 2 settimane fa

    Parole che scaldano il cuore e inorgogliscono.
    FVCG

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Bischero - 2 settimane fa

    Ottima analisi. Un po’ meno sulla questione vivaio. Ma é giusto cavalcare l onda.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. CUORE GRANATA 44 - 2 settimane fa

    Nik Roggero con il suo colto aplomb molto British è il telecronista che,a mio parere,ripercorre,con peculiarità proprie,il solco di altre storiche “voci” quali Martellini,Ciotti e Pizzul.Ci racconta la Premier un “pianeta calcio” molto diverso dal ns. e mi pare di capire che sia “tifoso” del Toro.Questo non fa che aumentare la mia simpatia nei suoi confronti.Il commento in sé è condivisibile nonché auspicabile.FVCG!!!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. GlennGould - 2 settimane fa

      Ti confermo che tifa toro. E anche più di quanto sembri da questo articolo!

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. iard68 - 2 settimane fa

    Grande Gallooooooooo!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. robertozanabon_821 - 2 settimane fa

    Belotti incarna perfettamente lo spirito storico del Torino. Gagliardia, generosità e onestà. Ragazzo semplice e umile, lontano anni luce dalle “spacconate” di troppi presunti Campioni ma discutibili “uomini”. Forza Gallo, sei il nostro simbolo e ti vogliamo sempre con noi. Con tanta stima e affetto. Forza Toro.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  7. GlennGould - 2 settimane fa

    Si si si, ho ancora in testa il gol del Gallo al Chievo, simbolo di forza, rabbia e voglia di arrivare (in Europa); simbolo del gallo stesso, che sogno al toro a vita.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy