‘Serve un cambiamento dal basso’

‘Serve un cambiamento dal basso’

Per fare in modo che “clamoroso al Cibali” torni a essere un leit-motiv delle telecronache calcistiche è necessario partire dal basso, dalle fondamenta della società: i più piccoli. Lo sostiene “l’allenatore delle menti” delle giovani promesse del Torino. Mario Silvetti, “allievo” di quel Mario Prunelli psichiatra che ha segnato un’epoca…

Per fare in modo che “clamoroso al Cibali” torni a essere un leit-motiv delle telecronache calcistiche è necessario partire dal basso, dalle fondamenta della società: i più piccoli. Lo sostiene “l’allenatore delle menti” delle giovani promesse del Torino. Mario Silvetti, “allievo” di quel Mario Prunelli psichiatra che ha segnato un’epoca ai tempi di Sergio Vatta. Oggi Silvetti è lo psicologo del settore giovanile del Toro. Simpatizzante dei granata, ma soprattutto tifoso di calcio in generale, Silvetti guarda oltre Catania-Palermo.

Silvetti, come e se si può spiegare quanto avvenuto ?
Al di là della retorica e delle frasi di circostanza con il fatto che la cultura sportiva del calcio genuino difficilmente si trova negli stadi oggi. Quando si parla di calcio fra gli adulti si pensa ai campetti di periferia solo se si parla dei propri ricordi di quando si era ragazzi. Il calcio oggi è il coro della curva, l’attaccante che segna, il fallaccio del difensore. Ci si dimentica del motivo vero per cui i bambini cominciano a giocare a pallone: il calcio è una cosa immediata, semplice, aperta a tutti, in cui tutti hanno la possibilità di provare ed esprimersi al meglio in un ruolo oggettivamente semplice durante un gioco elementare, dove la tecnica, all’inizio, non conta nulla.

Oggi invece…

C’è un esasperazione continua dell’agonismo, a cominciare dal campo. E non è giusto.

Quindi i primi esasperati in campo sono i giocatori ?

A volte sicuramente si. Però è anche vero che in quel momento stanno lavorando, in condizione di grande stress fisico e psicologico. Credo più che altro che il grande stress dipenda dall’entourage, dai dirigenti, dai presidenti e dai tifosi.

Dimentica i giornalisti…

(risata) Ma agli occhi dei bambini non sono poi così “malvagi” quelli che scrivono e parlano in tv. Ciò che rimane è la bestemmia, è il lancio della bomba carta, è il fallaccio. Dobbiamo lavorare nel prossimo futuro a favore di bambini e di ragazzi perché cambi la loro etica, il loro modo di vivere lo sport. Oggi, per loro, il gioco del calcio è una battaglia con il prossimo, in cui per vincere è lecito usare ogni mezzo.

Ma siamo davvero sicuri che lo sport vero, non sia superare sé stessi ma l’avversario?

Per me lo sport è la stessa cosa: prima che superare l’avversario credo sia più importante superare i propri limiti. Oggi in campo invece si vedono le cose più assurde: atleti che usano ogni mezzo per primeggiare, non importa se in modo lecito, gente che se subisce un soppruso si ribella in modo violento all’avversario, all’arbitro, al compagno o al mister .

Ma è la società che ti spinge a essere così…
Sì, è vero, il calcio è la valvola di sfogo di una situazione più complessa. Per cambiare le cose bisogna partire dal basso, cominciando un lungo lavoro con i bambini e con le famiglie.

Cosa dicono proprio “loro” ?

La cosa paradossale è che nessuno li interroga, non i media almeno. Nessuno interroga bambini e ragazzi su questi fatti. Ed è un male, perché sono lo specchio della società e, ascoltando le loro risposte, si capiscono tante cose.

A livello di settore giovanile come vi state muovendo ?

Stiamo valutando con i tecnici per capire se i ragazzi parlano negli spogliatoi e come di quanto avvenuto a Catania. Però non dobbiamo dimenticarci che sono gli adulti che fanno la differenza. Molto contano i valori trasmessi nelle famiglie e qui non si parla di nozioni e contenuti legati ai programmi didattici, ma di principi e valori trasmessi nel quotidiano.

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