Sergio Vatta: “Mihajlovic perfetto per il Torino: non ha paura di lanciare i giovani”

Sergio Vatta: “Mihajlovic perfetto per il Torino: non ha paura di lanciare i giovani”

Esclusiva TN / Il vate granata: “Il serbo ricorda Giagnoni? In parte sì: non molla mai. Bisogna puntare sulla Primavera. Ventura ha la giusta esperienza per la Nazionale”

1 Commento
Vatta

Il Torino è in una fase di importante cambiamento a livello tecnico, non soltanto per quanto riguarda la panchina della prima squadra ma anche a livello di settore giovanile. Proprio in quest’ottica abbiamo intervistato Sergio Vatta, monumento della società granata ed in particolare sotto il profilo della ricerca di giovani talenti e del lavoro successivamente svolto con essi, facendo affidamento alla sua esperienza.

Sergio Vatta, il Torino ha cambiato allenatore dopo ben cinque stagioni: scelta giusta?

“Ne avevamo già parlato, penso che cambiare fosse giusto. Inoltre è arrivato Mihajlovic, e credo che questo sia un fattore assolutamente positivo: è adatto al combattimento, sanguigno, penso che il serbo abbia finalmente trovato la sua squadra, l’ambiente giusto dove poter lavorare ed avere abbastanza spazio per prendere decisioni. Questo matrimonio servirà sia a lui che a al Toro”

“Ultimamente avevo l’impressione che si badasse quasi solo al bilancio: nessun problema per quanto riguardava la pratica salvezza, ma già a metà stagione si iniziavano a sentire voci di mercato intorno ai giocatori più importanti. Ora invece mi sembra che ci sia un’apertura, l’intenzione di fare una squadra che possa dire la sua in questo campionato: un po’ come il Sassuolo. Non è possibile che una società come quella emiliana – con tutto il rispetto – ottenga risultati così positivi se confrontati con quelli del Torino”

Cairo ha detto che Mihajlovic gli ricorda un po’ Giagnoni, lei è d’accordo con questo paragone?

“Sì, per certi versi sì. In particolare ha questo carattere da ‘sergente di ferro’ che appunto non molla mai. La cosa fondamentale sarà trasmettere questa mentalità ai giocatori, ma sono fiducioso: penso che riuscirà a farlo. Credo che il Milan abbia fatto un bel regalo al Torino, separandosi da Mihajlovic”

Capitolo Ventura: lo attende una nuova avventura, questa volta alla guida della Nazionale. Le sue impressioni?

“Bisogna ricordare che allenare una rappresentativa nazionale non è la stessa cosa che allenare una squadra di club. Ventura ha anche una certa età, può diventare pesante lavorare sul campo e vivere ogni giorno sul terreno di gioco: in questo modo ha la possibilità di girare l’Italia ed osservare i giocatori migliori, per poi selezionarli. Credo che sia anche questa una scelta giusta, se lo lasceranno lavorare: ha l’esperienza – anche se non molta in campo internazionale – sufficiente per fare bene alla guida della Nazionale Italiana”

Passiamo al suo pane, il settore giovanile. Un’opinione sulla stagione appena conclusa dalla Primavera granata?

“Li ho seguiti, ma ritengo che sia ancora necessario crescere di un paio di gradini. Mi spiego meglio: non penso che ci sia questa differenza eccessiva rispetto alle formazioni Primavera delle altre società, il Torino è comunque sempre tra le migliori ed ogni anno arriva a lottare per la vittoria finale, non ha paura di nessuno. Il vero problema è l’enorme salto di qualità tra giovanili e prima squadra: di questo non sono soddisfatto”

Continui:

“Secondo me è meglio avere una squadra un po’ più debole, a livello di Primavera, ma con quei tre o quattro elementi che siano in grado di giocare in Serie A, piuttosto che avere una formazione complessivamente più forte per la categoria giovanile ma della quale poi non riesce ad emergere nessuno. Bisogna puntare maggiormente sulla qualità dei talenti da crescere”

Recentemente, come sa, è arrivato il cambio di guardia: Longo allenerà la Pro Vercelli, una decisione corretta?

“Secondo me è andato un po’ in anticipo, io avrei aspettato ancora qualche stagione prima di affacciarmi al calcio professionistico. Ma questo non vuol dire che abbia fatto male: probabilmente ha avuto un po’ paura di bruciarsi e di rimanere nel mondo giovanile troppo a lungo, ma ha tutte le carte in regola per fare bene. Ha la giusta mentalità”.

La sua eredità alla guida della Primavera granata sarà raccolta da Federico Coppitelli, la sua opinione?

“Non conosco molto bene Coppitelli, ma posso dire una cosa con certezza: Comi è preparato ed ha quasi sempre preso scelte rivelatesi giuste. Se hanno deciso di puntare su di lui, vuol dire che è la scelta giusta: l’importante è che sia in grado di portare la giusta mentalità nello spogliatoio. Secondo me, poi, sono i tecnici della prima squadra a dover essere maggiormente coinvolti. Mihajlovic mi sembra un allenatore giusto, in questo senso: se vede delle qualità in un giovane, ha il coraggio di metterlo dentro senza farsi condizionare, l’esempio lampante è Donnarumma”

Un’ultima domanda: l’effetto Filadelfia farà la differenza?

“L’argomento Fila non è da sottovalutare: io credo che la Primavera debba considerarlo come una vera e propria casa, non devono solamente giocare le partite ma anche allenarsi lì. Insieme alla prima squadra. Io ricordo ai miei tempi che i giocatori scambiavano battute con i giovani, Zaccarelli e Junior due esempi su tutti, per favorirne l’inserimento in ottica futura. Solo così si può colmare quella lacuna di cui parlavamo: facendo in modo che i giovani stiano a stretto contatto con la prima squadra. Il futuro del Toro passa dal settore giovanile”

1 commenti

1 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. ToroFuturo - 7 mesi fa

    Vatta ha espresso 3 concetti importanti che riporto con qualche integrazione:
    1) L’allenatore, oltre alle capacità tecniche (condizione fondamentale), deve avere determinazione e spirito vincente;
    2) La Società deve essere organizzata. Una buona organizzazione consente di superare Società con maggiori fatturati. Sono convinto che il Sassuolo abbia ottenuto i risultati noti perché ha applicato alla Società di Calcio principi di organizzazione industriale. Anche l’altra squadra di Torino, storicamente, ha fatto altrettanto.
    Organizzazione, in parole povere, significa avere chiari obiettivi e scegliere le persone che servono per raggiungerli; le persone devono essere competenti, motivate e mosse da unità di intenti.
    3) La Primavera non è una squadra fine a se stessa. Se non c’è almeno un giocatore all’anno da promuovere in Prima Squadra vuol dire che, o il settore giovanile non ha prodotto i risultati attesi, o l’allenatore della Prima Squadra è disinteressato al settore giovanile. In entrambi i casi c’è un problema. Inoltre è utile che i ragazzi della Primavera siano, per quanto possibile, a contatto con quelli della Prima Squadra in modo che possano imparare tecnicamente e tatticamente, nonché avvicinarsi gradualmente alla realtà del calcio professionistico.
    Dai Toro, che si può crescere con i fatti invece che con le parole.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy