‘Toro, indimenticabile. Ma sabato sarà dura’

‘Toro, indimenticabile. Ma sabato sarà dura’

di Alessandro Salvatico

 

Sabato il turno di Serie A si inaugura all’Olimpico, dove si sfideranno Palermo e Torino. Una gara importante per i granata, diversi gli ex in campo su entrambe le sponde; ma, probabilmente davanti alla tv, ci sarà un giocatore che ha vestito tutte e due le maglie, pur se ora ne indossa una terza. Su quella granata portava anche…

di Alessandro Salvatico

 

Sabato il turno di Serie A si inaugura all’Olimpico, dove si sfideranno Palermo e Torino. Una gara importante per i granata, diversi gli ex in campo su entrambe le sponde; ma, probabilmente davanti alla tv, ci sarà un giocatore che ha vestito tutte e due le maglie, pur se ora ne indossa una terza. Su quella granata portava anche la fascia, Oscar Brevi. Insieme all’attuale difensore del Como abbiamo parlato di questa sfida, ma anche di altro; con la consueta gentilezza e disponibilità, “il pelato” ci dice la sua sul suo passato al Toro, ma anche sul suo eventuale futuro.

Oscar Brevi, lei ha giocato in entrambe le squadre, in passato…
Sì, con il Palermo meno.

…Quelle attuali, le ha viste giocare?
Quando ci sono anticipi o posticipi, guardo il Toro; del Palermo ho visto le azioni e i momenti principali. Ho visto il derby, ultimamente.

Ha visto la peggiore.
Non saprei, ho visto un Torino discreto. Sinceramente per quel che ho visto credo potesse starci anche un pareggio. Meglio con la Sampdoria? Ho visto, ho visto anche l’episodio incriminato, e certo il gol avrebbe significato andare in vantaggio e sarebbe stata tutta un’altra partita.

Si aspettava di più da questo Torino?
Guardandolo così, dall’esterno -perchè io non sono più in contatto con nessuno, a Torino-  mi sembra che non stia facendo male, ma credo sia stata fatta pensando a qualcosa in più di questo. Sfortuna? Senz’altro, alcuni episodi se sommati possono cambiare una classifica. Ne bastano pochi per fare quattro o cinque punti in più, che sono tanti. In questi frangenti sfortunati (io non penso che ci sia nessuna premeditazione ai danni del Torino) bisogna tenerne conto; se é vero come si dice che a fine stagione fortune e sfortune si equilibrano, al momento attuale i granata sono in credito.

Quali possono essere le ragioni per cui un settore d’attacco ritenuto garanzia di gol si blocca?
E’ difficile dare giudizi da fuori, non conoscendo nulla di ciò che succede all’interno della squadra. In linea di massima se l’attacco non segna è riduttivo fermarsi a guardare quello, perché il problema può essere del centrocampo, può essere di tutta la squadra. Di certo il Torino ha quattro o cinque giocatori, in avanti, che le squadre della stessa fascia non hanno, attaccanti che giocherebbero titolari in diverse altre formazioni di A. Penso che un giocatore come Amoruso sia ancora in grado di dare molto, ma la causa degli attuali problemi non la conosco.

Parliamo della “sua materia”, la difesa: al centro, il Torino ha un reparto poco assortito, composto di giocatori fisicamente molto simili; pensa possa essere un problema?
Non è importante questo fattore, non penso possa influire più di tanto avere un difensore “piccolo” in rosa o meno. Penso che ci sia bisogno di un po’ di tempo per amalgamarsi, per trovare la continuità come reparto. Ma anche qui, ci sono diversi giocatori di valore.

Da ex-capitano granata, come vede la fascia al braccio di Rosina? Lo ritiene adatto o troppo inesperto?
Io conosco Ale e posso dire che è sì un ragazzo giovane, ma è una persona a modo, sempre schietta e sincera. Credo che se la società ha deciso di dargli questa responsabilità sappia cosa ha fatto. Essere capitano è in effetti una responsabilità, e a volte è una bella bega, perché devi rispondere ai compagni di tante cose, e per questo il tratto più importante è essere sinceri e corretti: ecco, queste caratteristiche umane lui le ha.

Qui a Torino c’é in corso un dibattito relativo all’importanza di assumere in società una figura (uno Zaccarelli per fare un esempio) "importante", che sia riferimento per la squadra: pensa che sia cosa giusta?
Io credo che una figura del genere ci voglia. Una figura che sia cuscinetto tra la società e la squadra, non parlo in particolare del Torino ma di ogni società; ci va una persona importante tra il club e i giocatori. Che sia punto di contatto con i giocatori, ossia con 25 o 27 persone diverse, con caratteri diversi, che sia per loro riferimento. Non può essere l’allenatore, ha altri compiti, ma deve essere uno che li conosca bene. Quando c’ero io Ienca in parte faceva queste funzioni, ma era più in sede che al campo, non so ora; non so se serva al Torino attuale, ma da quanto ho visto nella mia carriera in ogni squadra ci vuole un riferimento per i giocatori, che sappia dare loro una mano, anche per cose di scarsa importanza, magari, ma che ci sia.

Torniamo alla partita di sabato: cosa si aspetta da Torino-Palermo?
Il Palermo è una buona squadra, non sarà una gara facilissima per i granata. Quando tu vieni da una sconfitta e gli altri da una vittoria, anche lo spirito è diverso. In realtà, penso siano due squadre che potrebbero equivalersi in campionato, anche se il Torino non lo sta dimostrando, ora; sulla carta non sono così distanti. Mi auguro che il Toro possa vincere, per sistemare un po’ la sua classifica. Ma non sarà facile.

Brevi, come procede la sua seconda avventura a Como?
Direi bene, la società è nuova, e noi siamo 20 giocatori più o meni tutti nuovi, anche noi. Ci vuole tempo, ma siamo una buona squadra, speriamo di riuscire a fare il meglio possibile. Obiettivo? Centrare almeno i playoff.

Ha già deciso cosa farà l’anno prossimo?
No, non ancora. In realtà, c’è stata poco tempo fa la possibilità di tornare a Torino, ad allenare una squadra delle giovanili. Non si è fatto allora, io finché ho voglia e mi diverto continuo a giocare; ma non è detto non possa comunque accadere. A me piacerebbe molto.

Lei sarebbe un’altra figura importante, carismatica, in granata.
Beh, per il ruolo che dicevamo prima penso che la persona migliore sia quella dell’esempio che abbiamo fatto, ossia Zaccarelli. Lavorare nelle giovanili a Torino per me sarebbe una cosa molto bella, gli ottimi rapporti in cui sono rimasto con la società mi fanno sperare che si possa fare. Per me Torino è stata l’esperienza più forte, vincere un campionato (e sì che ne avevo vinti altri) e poi salvarsi, sono state cose che mi hanno segnato, e che mai dimenticherò.

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