Un cuore Toro in Messico

Un cuore Toro in Messico

Il Messico: “la faccia triste dell’America”, come ricorda Enzo Jannacci, terra di sogni, di peones. di rivoluzioni e di sombreri. Magica, ardua e guadente nello stesso tempo. Anche lì vive un “gringo” granata, non ha la pistola come ai tempi del west ma una bandiera del Toro come vessillo della fede, il suo nome è Giorgio Capirone.

Signor Capirone,…

di Ermanno Eandi

Il Messico: “la faccia triste dell’America”, come ricorda Enzo Jannacci, terra di sogni, di peones. di rivoluzioni e di sombreri. Magica, ardua e guadente nello stesso tempo. Anche lì vive un “gringo” granata, non ha la pistola come ai tempi del west ma una bandiera del Toro come vessillo della fede, il suo nome è Giorgio Capirone.

Signor Capirone, come mai si è trasferito in Messico, dove vive e cosa fa di bello laggiù?
Ho vissuto fino ai 23 anni a Torino, poi mi sono trasferito a Milano (per lavoro), vivendo ad Arona per molti anni. Poi ragioni di lavoro e personali mi hanno fatto portato a stabilirmi in Messico da 7 anni. Vendo macchinario tessile usato come broker, utilizzando il computer per i contatti in tutto il mondo.

Come è diventato granata ?
Non si diventa (come per gli juventini). Lo si e’ e basta. E’ sufficiente. Il primo respiro dell’aria di Torino. Le altre logiche sfuggono.

Quali differenze ha riscontrato tra l’Italia e il Messico?
Ci vorrebbe un libro. Tutto meglio in Italia, ma il clima e il ritmo compassato favoriscono chi, come me, sta passando da una fase di senza respiro a una con un poco di respiro.

Le manca l’Italia?
No, naturalmente due o tre volte l’anno volo e quindi non sento molto il distacco che tanti provano ritornando dopo anni.

Ricorda che emozioni le dava la Maratona?
Solo chi le ha vissute, capisce cosa vuol dire. Ma soprattutto cosa vuol dire essere del Toro. E’ unica.

È difficile essere granata lì?
Oggi meno, perché internet ti permette di essere aggiornato. L’unico altro granata disponibile qui eè la sangria. Qui tifano per le loro squadre, ma vedere le partite di calcio in Messico ti fa venire voglia di passare ad altro sport.
Viene talvolta a Torino allo stadio?
Sì, raramente, quando sono in Italia e visitando mia mamma, che ancora vive a Torino.

Riesce a seguire il Toro in Tv?
Pochi ci crederanno, ma non ho il televisore. Le partire del Toro le seguo alle 8 del mattino (sono 7 le ore di differenza del fuso) via internet, in tutte le salse, cioè Kataweb/Repubblica, Gazzetta dello Sport, GRP, Carlo Nesti, Toronews.

I suoi ricordi più belli e i suoi campioni preferiti?
Il ricordo piu’ vivo era la semplicità di una volta. Gli allenamenti del Talmone Torino alla Pellerina con Bearzot, Lancioni e Bonifaci che quasi volevano giocare con noi spettatori. Partite… tante, dove i derbies vinti sono quelli che più rimangono impressi (naturalmente il 4-0 del dopo Meroni e il 3-2 con sorpasso in 4 minuti). I campioni più importanti sono i soliti per noi: Ferrini e Meroni su tutti per tante ragioni, ma vorrei ricordare il più grande giocatore tecnico del Torino: Moschino.


Cosa pensa del Toro attuale?
Tutto grasso che cola, dopo il secondo Borsano, Goveani, Calleri, Vidulich e Cimminelli. Poi, dopo le schifezze dell’anno trascorso, con questi nuovi mi sembra che tutto sia meglio. L’impressione è che siano da Toro, come Novellino. Mi spiace per Ardito, ma chi mette i soldi ha tutti i suoi diritti.


C’è un qualche giocatore Messicano che potrebbe essere provato in granata?
Qui c’e’ poco anche se i messicani vanno ad ogni mondiale pensando di uscirne vincitori. L’unico promettente è un giovane centrocampista, Guardado.

Un saluto dal Messico a tutti i lettori di ToroNews?
Certo, vi aspetto, qui in Cuernavaca, la città dell’eterna primavera (23° inverno, 30° in estate). A chi viene regalerò i miei cappotti e i vari indumenti pesanti…


Se volete corrispondere con Lorenzo
Scrivete a: lobotex@intercom.it

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