Una community di sponsor…da Toro

Una community di sponsor…da Toro

E’ stato il primo relatore del workshop granata dedicato a sponsor e media, nel week-end sardo organizzato dal gruppo Cairo ed è il manager che, probabilmente, conosce meglio il Presidente granata. Uberto Fornara, 48 anni, Amministratore Delegato di Cairo Communication, contribuisce al coordinamento strategico del Gruppo ed è responsabile dell’attività della concessionaria.

E’ stato il primo relatore del workshop granata dedicato a sponsor e media, nel week-end sardo organizzato dal gruppo Cairo ed è il manager che, probabilmente, conosce meglio il Presidente granata. Uberto Fornara, 48 anni, Amministratore Delegato di Cairo Communication, contribuisce al coordinamento strategico del Gruppo ed è responsabile dell’attività della concessionaria.

Fornara, che bilancio fa del workshop dei giorni scorsi ?

Molto positivo, è stata una bella esperienza con una risposta positiva da parte di tutti i partecipanti. Ci tenevamo a creare una community fra i nostri sponsor e metterli in gradi di fare un business condiviso fra di loro. So che ci sono stati alcuni incontri che stanno portando a qualcosa di interessante.

Di questo passo farete una camera di commercio granata…

Mi piacerebbe poter dire che abbiamo sponsor da Toro, ovvero con un trasporto notevole di passione condivisa, non solo per la squadra di calcio.

Lei è l’amministratore delegato di Cairo Communication che controlla 10 diverse società, come le si gestisce tutte insieme ?

Io ho la delega sulla raccolta pubblicitaria, piena, totale. Per l’attività editoriale molto fa il Presidente.

Mai stato tentato dall’avventura nel Torino ?

E’ un mondo con cui ogni tanto lavoro ma che necessita di una delega a tempo pieno e poi di conoscenze e competenze del settore. La scelta di Antonelli da questo punto di vista è stata ottima perché si tratta di un personaggio altamente competente e competitivo.

Come si costruisce il settimo impero pubblicitario d’Italia ?

Con tanto impegno, lavoro, dedizione e anche la voglia anche di rischiare. Essenziale è la visione imprenditoriale che Cairo ha sempre avuto e il grande impegno nel realizzarla.

Dati di bilancio alla mano, siete cresciuti nonostante una flessione del 7 % del mercato pubblicitario, come avete fatto ?

Lo stiamo facendo benissimo nel 2007, per la pubblicità è difficile ma continuiamo in un trend in controtendenza rispetto al mercato perché attualmente stiamo crescendo in doppia cifra in un contesto non facile.

Un risultato non proprio indolore considerata la chiusura di Diellesei…

Ahimè certo, quello è un discorso a latere ma credo che in qualunque tipo di attività imprenditoriale ci sono cose che riescono ed altre che vengono meno bene, non si può pensare di avere un successo completo a 360°. L’importante è avere l’umiltà di riconoscere i propri errori e imparare a correggerli.

Come vanno le nuove nate “DiPiù Tivù Cucina” e “DiPiù Tivù Stellare”?

Molto bene, perché sono due nuove brand di "Di Più Tivù" che permettono di allargare la scelta dei lettori a più giornali diversi. Di Più Tivù Cucina è addirittura il giornale di cucina più venduto in Italia con circa duecentomila copie, il dato sarà ufficiale quando entrerà in Ads.

Un lavoro lungo e intenso…Come si fa a reggere i ritmi di Cairo per 19 anni ?

Sono passati come un treno ad alta velocità, quasi non me ne sono accorto. Mi sembra ieri quando ho cominciato a lavorare con Cairo in Publitalia. Lo conobbi in Fininvest dove lavoravo alla selezione del personale, lui cercava personale per l’Emilia dove era responsabile. Da allora lavoriamo insieme.

Eppure Cairo è anche famoso per non lesinare colpi di forbici, (chiedere a Mauri, Tosi e De Biasi)

Il mondo del calcio è diverso e non si possono fare paragoni, e poi vorrei approfittarne per sfatare una leggenda.

Prego…

In 11 anni di attività con la Cairo Communications non l’ho mai visto mandare via una persona, anche gente che avrei personalmente cacciato a pedate. In tutte riusciva a trovare sempre una scintilla di positività.

Basta guardare quanto fatto per De Biasi lo scorso anno…

Sì lo ha difeso contro tutto e tutti non con l’intento di scaricarlo, ma sostenendolo fortemente fino alla fine.

I tifosi dicono “aiutiamo il presidente, compriamo le sue riviste”, quanto ha influito l’acquisto del Toro sulle attività del gruppo ?

Nell’area torinese qualcosa in più lo si è visto. Certo che se lo fanno davvero comprano anche giornali di grande qualità a un buon prezzo.

E sulla Borsa ?

Quella ha logiche particolari che non si possono valutare. Il Presidente ha scelto di considerare il Toro come una sua attività personale, è una sua passione che ha dei costi che però non hanno nulla a che spartire con le attività del gruppo.

Quali sono i valori su cui si basa il successo del gruppo Cairo?

Prima di tutto l’idea, poi la grande determinazione che ci ha messo nel seguire il suo progetto. Vedo persone che hanno grandi idee ma che non riescono a concretizzarle, poi ci sono altri manager che lavorano ma senza vision. Cairo è un manager che sintetizza entrambi questi valori e li condivide senza creare clan. Non è assolutamente vero che non delega, io per esempio mi rendo conto di avere una delega piena. E’ chiaro che ci sono confronti e analisi continue. Credo che si dedichi totalmente alle cose quando sono nuove, le vuol capire fino al dettaglio. L’ho visto nella Giorgio Mondatori quando si occupava dei mille dettagli, poi quando ha chiaro il quadro comincia a delegare.

Qual è la morale della storia di successo sua e della Cairo ?

Conoscendo al meglio il proprio business e dedicandocisi con passione e determinazione non c’è risultato che non si possa raggiungere.

Pensa a un workshop motivazionale dedicato anche ai giocatori e ai giornalisti del gruppo ?

Sui giocatori è un tema che non mi compete. Sul resto dei manager ne facciamo uno ogni lunedì in cui ci motiviamo e parliamo dei problemi, poi c’è una convention una volta l’anno ma facciamo anche altre attività che cementino e creino gruppo. Il mondo dello sport sotto l’aspetto della motivazione è fondamentale. Meglio avere una persona non eccelsa tecnicamente ma ricca di motivazione che un “fenomeno” molto svogliato.

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