”Unità? Anche il calcio fa la sua parte”

”Unità? Anche il calcio fa la sua parte”

di Valentino Della Casa

Il nostro viaggio per l’Italia continua, e si sposta al centro, precisamente ad Ancona, quando, il 18 Gennaio 1951 nasceva una delle più importanti figure granata di tutti i tempi. Renato Zaccarelli ha fatto la storia del Toro, sia come giocatore, sia come dirigente, sia addirittura come allenatore.  E di calcio parla sempre molto volentieri, ricordando quei valori che, anche…

di Valentino Della Casa

Il nostro viaggio per l’Italia continua, e si sposta al centro, precisamente ad Ancona, quando, il 18 Gennaio 1951 nasceva una delle più importanti figure granata di tutti i tempi. Renato Zaccarelli ha fatto la storia del Toro, sia come giocatore, sia come dirigente, sia addirittura come allenatore.  E di calcio parla sempre molto volentieri, ricordando quei valori che, anche proprio nel mondo del pallone, hanno unito l’Italia.

Buon giorno, signor Zaccarelli. L’Italia è unita, il calcio ne ha tanto bisogno, insomma, l’unità prima di tutto.
Proprio così, io direi che deve essere alla base di ogni qualsiasi discorso, calcistico e non. Pensiamo all’unità di un gruppo, all’unità di uno spogliatoio: quanto può essere proficua per centrare risultati importanti che possono essere sia lo Scudetto, sia una salvezza. Oggi festeggiamo l’Unità d’Italia, una cosa di cui essere orgogliosi.

Ma rivedendo un po’ la storia d’Italia, possiamo dire che, seppure parzialmente, anche il calcio ha contribuito a trovare l’unità reale, e non solo sulla carta?
Beh, se parliamo a livello di giovanili e non tanto professionistico (dove entrano in gioco molti altri fattori) io direi proprio di sì. Alla fine, insomma, facevamo gruppo per giocare, per divertirci. Cosa ci importava se un ragazzo era del Nord, del Centro come me, o del Sud? Il nostro obiettivo era stare bene insieme, per poter giocare al pallone. Mi ripeterò, ma questo secondo me è proprio un bel segnale di unità, che va ben oltre facili barriere. E la Nazionale ci dimostra proprio quello, quanto è bello tifare per gli azzurri e vederli trionfare: ci da orgoglio, ci fa sentire tutti della stessa squadra, della stessa Nazione.

Tingiamo di granata il tutto: non si può dimenticare quel famoso Derby dell’83, quel 3-2 dove il Toro, in rimonta, dimostrò in pieno di sapere cosa vuol dire remare tutti dalla stessa parte.
Nel calcio è vero, se si rema tutti dalla stessa parte, automaticamente piovono complimenti: “Un gruppo fantastico”, “Ragazzi fortissimi”, perché alla fine, uniti, le cose poi funzionano. Quello del Derby, però, è un discorso leggermente diverso.

In che senso?
Nel senso che alla fine il Derby può essere considerato quasi il trionfo del campanilismo (ride, ndr). Alla fine, tu vuoi dimostrare di essere migliore dell’altra squadra della stessa città, noi in quella partita lo fummo eccome, e riuscimmo a centrare un risultato storico. Me lo ricordo ancora, quel 3-2. Una gara da brividi. Poi però alla fine dei 90’ tutto torna come prima, tutti tornano amici come prima. Perché noi avevamo ovviamente amici delle altre squadre, e quando giochi una partita, non bisogna mai dimenticare che si incontrano avversari, non nemici come quelli con cui si era battuto Garibaldi.

150 anni di Italia unita, 105 di Toro. Le cifre sono le stesse.
Sì, e il Toro ha fatto tantissimo in questa sua lunga storia. Continua ad essere una realtà importantissima per il calcio nostrano.

Cosa augurerebbe al Toro, per i prossimi 150 anni?
Tante, tantissime cose. Soprattutto rivederlo lì in alto, a trionfare come ci ha abituati. Alla fine anche il Toro ha una base su cui ripartire: la sua storia. Questa deve essere da stimolo per chi vuole costruire qualcosa di importante in questo ambiente. Le fondamenta ci sono, e sono anche belle stabili. Tanti auguri, caro Toro. Tanti auguri, cara Italia.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy