”Vorrei vedere un Torino come il mio”

”Vorrei vedere un Torino come il mio”

di Valentino Della Casa

Correva l’anno 1989, e il Torino vedeva un ennesimo cambio alla guida della società: a Marzo di quell’anno, infatti, Borsano rilevò la squadra granata, che navigava in cattive acque, tanto da retrocedere in Serie B. Ma non ci restò a lungo: il mercato fu altisonante, così come altrettanto di livello fu il campionato del Toro, che arrivò primo nel…

di Redazione Toro News

di Valentino Della Casa

Correva l’anno 1989, e il Torino vedeva un ennesimo cambio alla guida della società: a Marzo di quell’anno, infatti, Borsano rilevò la squadra granata, che navigava in cattive acque, tanto da retrocedere in Serie B. Ma non ci restò a lungo: il mercato fu altisonante, così come altrettanto di livello fu il campionato del Toro, che arrivò primo nel torneo a suon di vittorie. Tra queste ci fu quella contro il Pescara, con un roboante 7-0 inflitto ai biancoazzurri grazie alle doppiette di Pacione e Muller, oltre ai goal di Skoro, Policano e Rossi. Allenatore di quella strabiliante squadra, che contava in rosa giocatori del calibro di Marchegiani, Mussi, Benedetti, Cravero e molti altri, fu Eugenio Fascetti. Contattato in esclusiva da Toro News, il mister toscano risponde volentieri alle nostre domande.

Buon pomeriggio mister Fascetti. Lo sa? I tifosi granata la ricordano con grande stima e rispetto.
Buon pomeriggio a voi. È una cosa che mi onora. A Torino è stato bello, finchè è durato. E, purtroppo, è durato troppo poco, ma non voglio parlare di decisioni a mio avviso poco chiare. Malauguratamente è andata così, ma penso di aver dato il mio contributo alla causa.

Anche perché il materiale umano messo a sua disposizione era veramente di grande livello.
Assolutamente. Lì i meriti, secondo me, vanno a Borsano: aveva tenuto una squadra da Serie A, nonostante il Toro fosse retrocesso, e poi fece acquisti importanti. Questa è programmazione. Non a caso, qualche anno dopo, questa squadra arrivò alla storica finale contro l’Ajax, segno che la base era davvero di ottima qualità.

Che ricordi ha di quel Torino-Pescara? Quella gara fu un vero e proprio trionfo granata.
Beh è stata una partita perfetta, a partire dal risultato. Tra l’altro il Pescara era una buonissima squadra (infatti all’ “Adriatico” il Toro perse 2-0, ndr) ma la nostra era di un altro pianeta. Giocammo benissimo e non subimmo mai particolari rischi, fu una vittoria esaltante che fece, ovviamente, molto morale.

I tifosi hanno nostalgia di quel periodo. Cosa manca al Toro per poter tornare come un tempo?
Vede, io credo che il tutto sia nella programmazione. Fossi in Cairo, investirei tantissimo per fare uno squadrone che ammazzi il campionato. Che sia praticamente già pronto per affrontare la A. L’investimento, certo, sarebbe considerevole, ma verrebbe ripagato dai risultati, con gli anni. Io sostengo che neanche il Toro dell’anno scorso avrebbe poi potuto fare una buona serie A, nonostante i nomi importanti come Di Michele, Bianchi e molti altri.

Adesso con Petrachi è tutto cambiato: di nomi altisonanti quasi non ce ne sono più.
Vero, e potrebbe essere la mossa giusta. Mi piacerebbe molto vedere un vivaio del Toro in grado di crearsi i vari Lentini, Dino Baggio. Così sì che si può crescere. Ora i giovani li cerchi sul mercato, e può non essere una mossa sbagliata. Ma a lungo termine sarà il vivaio a dire quanto una squadra è competitiva.

In Serie B, a suo parere, chi può maggiormente puntare alla promozione?
Sicuramente dimentico qualcuno, e sicuramente già altre persone lo avranno detto: Atalanta e Siena secondo me sono le squadre più attrezzate. Poi, con un po’ di distacco direi Sassuolo, Livorno… ne dimentico una? Ovviamente no: il Toro ce la può fare benissimo. Ma dovrà lottare parecchio.

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