Don Aldo Rabino: “Il 4 maggio? Più si va avanti con gli anni e più la gente partecipa. E’ bellissimo”

Don Aldo Rabino: “Il 4 maggio? Più si va avanti con gli anni e più la gente partecipa. E’ bellissimo”

Esclusiva TN: “Il Grande Torino è conosciuto da tutti, anche da chi non segue il calcio”

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La tradizionale messa di domani, 4 maggio, a Superga in onore dei caduti del Grande Torino nel tragico incidente aereo del 1949 verrà celebrata, come sempre, da Don Aldo Rabino. Noi lo abbiamo contattato per raccogliere, anche quest’anno, le sue sensazioni.

Don Aldo: dopo tanti anni e dopo tante celebrazioni, è sempre una grande emozione.
E’ vero, e la cosa che mi stupisce in positivo è che più si va avanti nel tempo e più questo momento di sacralità viene vissuto dalla gente, da tutta la gente, di tutte le età,non solo dai tifosi del Torino che la domenica vanno allo stadio o guardano la partita in televisione: quella squadra è conosciuta da tutti.

A cosa è dovuta questa grande partecipazione secondo lei?
In quella tragedia c’è una componente di mistero, di cose che accadono e non sappiamo perché accadono, non riuscendo a trovare una risposta neanche a distanza di 66 lunghi anni. Credo che gli uomini, ogni tanto, abbiano bisogno di misurarsi con cose più alte rispetto alle faccende quotidiane, di riflettere, di dare spazio allo spirito, di pensare, di pregare. Il 4 maggio è un’occasione per tutto questo, oltre che per non perdere il contatto con le proprie radici e con la propria storia.

Ha qualche ricordo che la lega personalmente al Grande Torino?
Ero piccolino all’epoca, ma ricordo che vidi dal vivo 7 partite, tra cui un 7-1 alla Fiorentina al Filadelfia. Ricordo anche una vittoria per 2-1 sul Napoli: era una giornata molto soleggiata, e assistevo alla gara aggrappato alla rete dietro la porta di Bacigalupo, dalla curva di Via Spano, perché altrimenti a causa della mia bassa statura non riuscivo a vedere niente. Ho impresso nella mente anche un 6-0 alla Triestina, in cui stavamo in piedi sui mucchi di neve appena spalati per consentire la disputa del match.

Un calcio d’altri tempi dunque.
Un calcio d’altri tempi, sicuramente, ma più vero, più giusto, a portata d’uomo.

Venendo ai giorni nostri invece, in occasione del derby abbiamo assistito ad episodi assolutamente da condannare.
Assolutamente, sono episodi negativi che con lo sport e con il tifo non c’entrano nulla.

Dal punto di vista sportivo le piace questo Torino?
Sì, molto. Ventura e il suo staff hanno fatto un grande lavoro, e si vede che i ragazzi stanno bene in gruppo e che c’è armonia nella squadra.

Giovedì, alla Sindone, con lei c’era anche Quagliarella: vi conoscete da anni, giusto?
Sì, da quando aveva 13/14 anni e giocava nelle giovanili del Torino. Tra di noi c’è una grande amicizia, genuina e di vecchia data, come del resto con tutti i ragazzi cresciuti nel settore giovanile. Nonostante fosse appena tornato dalla trasferta di Palermo ci teneva molto a visitare la Sindone e a portare i suoi genitori, che sono venuti a trovarlo a Torino dalla Campania.

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