Giustizia su misura

Giustizia su misura

Graziano Borelli ( Lillo )

E arrivò, finalmente, il giorno delle sentenze. Ne esce un quadro chiaro, almeno per molti di noi.

Le intercettazioni le abbiamo ascoltate tutti. Già solo ascoltando certe telefonate un’idea sulla situazione, non proprio pulita e regolare, ognuno di noi ha potuto maturarla….

di Redazione Toro News

Graziano Borelli ( Lillo )

E arrivò, finalmente, il giorno delle sentenze. Ne esce un quadro chiaro, almeno per molti di noi.

Le intercettazioni le abbiamo ascoltate tutti. Già solo ascoltando certe telefonate un’idea sulla situazione, non proprio pulita e regolare, ognuno di noi ha potuto maturarla. Al di là del contenuto delle conversazioni io trovo scandaloso, già di per sè, che un dirigente possa chiamare il designatore arbitrale o un arbitro, a prescindere dal contenuto della telefonata.

La Giustizia ha comunque fatto il suo corso.

Nel fare questo l’Ufficio indagini ha indagato, la Procura Federale ha chiesto deferimenti e pene severe, un primo grado di giudizio con Ruperto e la Caf ha riconosciuto colpevoli dirigenti e società, un secondo grado di giudizio con Sandulli e la Corte Federale ha, pur riducendo le sanzioni, ancora riconosciuto colpevoli dirigenti e società.

In un paese normale, o almeno apparentemente normale, ci si attenderebbe una presa di coscienza rispetto a tutto questo, con le società che procedono a sostituire i propri dirigenti inibiti e con i nuovi dirigenti che porgono le scuse ai propri tifosi con la promessa di cancellare in fretta la macchia, indelebile, derivante da questa brutta storia.

Invece no, in Italia è possibile anche che la Giustizia sia richiesta su misura così la legittimità di un Tribunale Giudicante si misura non in assoluto, ma sulla base delle sentenze che promulga. Succede così, che appena un’ora dopo la lettura delle sentenze, ci troviamo davanti alla TV, su RAI Uno in prima serata, a dover ascoltare Della Valle, Lotito e Cobolli Gigli che sostengono, con il favore dei soliti giornalisti più o meno compiacenti, che i Tribunali non sono legittimi, che le regole vanno cambiate, che i processi sono stati troppo veloci e annunciano ricorsi su ricorsi a tutela dei propri interessi. Il paradosso, i colpevoli diventano le vittime.

Ciò che veramente mi fa schifare e’ il giudizio di legittimità sui Tribunali Sportivi, che, secondo le regole vigenti, hanno svolto il proprio lavoro. Lo hanno fatto in questa occasione nello stesso modo in cui lo scorso anno lo hanno fatto contro il Genoa, con tutti, cominciando proprio dagli attuali condannati, a sostenere la tolleranza zero e il rigore dei giudizi. Va da sé, che se si ritiene illegittimo un organo giudicante, almeno per onestà intellettuale (parola grossa se riferita a certi personaggi ) si dovrebbe rinunciare al diritto alla difesa e il ricorso al TAR farlo prima e a prescindere. Invece no. Prima si chiedono tutte le garanzie per la difesa, si chiede che siano ammessi testimoni e memorie difensive, si utilizzano tutti gli strumenti anche mediatici per “indirizzare” la sentenza e dopo, solo perché la sentenza non e’ quella di assoluzione che ci si attendeva, si reclama l’illegittimità e l’irregolarità del processo.

Se ieri sera Sandulli avesse prosciolto tutti sarebbe stato, a detta di questi personaggi, il trionfo della giustizia. Dovendo invece scontare comunque una pena di dice invece che ci troviamo di fronte a processi sommari. La competenza di giudizio è commisurata al tipo di sentenza emessa. Solo in Italia possiamo sopportare simili atteggiamenti. Questo non è uno Stato di Diritto, facciamo ridere tutto il mondo, siamo una barzelletta per chiunque ci osservi dall’esterno. E tutto questo per giudicare lo sport. Lo sport dovrebbe sostenersi su valori e su etiche rigorose. Dovrebbe essere una “palestra di vita” per i nostri giovani. Invece ai nostri giovani, insegniamo la cultura del “ piu’ forte ”, la cultura “della vittoria a qualsiasi costo”, la cultura del disprezzo delle regole. E a fare tutto questo non personaggi di secondo piano, ma presidenti e dirigenti di società che hanno seguito in milioni di persone.

Gravissimo poi l’atteggiamento di certi pseudo giornalisti sempre pronti a dar man forte a furbi e furbetti di ogni specie. Invece che compiacersi per un momento di giustizia sono sempre pronti a gridare al complotto e allo scandalo, ovviamente solo quando a dover pagare sono i loro “assistiti”.

Il vero scandalo è l’Italia, l’Italia dei furbi.

 

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