Il cuore Toro nella terra delle passioni

Il cuore Toro nella terra delle passioni

Guida al granata in trasferta / La storia di una sfida in riviera

Questa trasferta è un incontro di passioni. Il Torino, squadra dalla tradizione tremendista e la sua tifoseria calda e appassionata vanno a Cesena, in Romagna, una delle terre più passionali d’Italia. Certo, detto così può sembrare il preludio alla guida alla vacanza in riviera o a come abbordare turiste tedesche: non è così. La passione romagnola è fatta anche di politica, di guerre e di rivalità, capaci storicamente di creare un contesto fortemente dinamico all’interno del panorama nazionale.

Fin dall’antichità la zona di Cesena ha visto i popoli succedersi uno dopo l’altro, coabitare e lottare: che si tratti di autoctoni, di umbri, romani, bizantini o di longobardi le campagne di Romagna furono da sempre territori da conquistare, su cui spargere sangue. Quando il risveglio comunale iniziò ad animare le città italiane, Cesena si trovava formalmente asservita al dominio pontificio – grazie alla “falsa” Donazione di Costantino, con cui la Chiesa reclamava per sé il dominio di larga parte dell’Italia centrale – mentre la politica e il desiderio di autonomia le ribolliva dentro. Inizio così una fase movimentata: eretta a Comune nel 1180, la comunità romagnola iniziò a vivere fasi politiche contrastate, caratterizzate da costanti ritorni e allontanamenti da Roma. Nel 1377 accadde qualcosa di epocale: Giovanni Acuto (il cui monumento funebre, dipinto da Paolo Uccello, è ancora visibile a Firenze), alla testa dei suoi mercenari inglesi attaccò la città per impedire che si schierasse contro il Papa. Fu una strage, dove pare persero la vita più di quattromila persone. Una sciagura incredibile, anche per tempi in cui la guerra e la morte erano quotidianità. Il “Sacco dei Brettoni”, come allora venne chiamato, segnò la città che l’anno successivo passò sotto il controllo dei Malatesta di Rimini, una signoria rinascimentale ricordata – a torto o a ragione – come grande centro di raffinatezza e di crudeltà.

Al di là della leggenda nera che ancora oggi li circonda, i Malatesta fecero di Cesena una città assolutamente moderna, dotandola di piazze, palazzi e di una biblioteca, la Malatestiana, che ancora oggi fa gridare al miracolo. Arrivata ai nostri giorni praticamente intatta, la biblioteca è come una macchina del tempo capace di proiettarci fedelmente ai giorni in cui i grandi intellettuali del Rinascimento ridavano nuova luce e nuovo volto all’Italia. Liberamente consultabile già dal ‘400, la biblioteca Malatestiana fu lodata dagli studiosi rinascimentali per la sua funzionalità e per la ricchezza dei suoi testi; fu il modello per altre biblioteche, coeve e in città ben più grandi. Una grande testimonianza di un potere assoluto e dispotico, capace però di proporsi, con altrettanta forza, come polo di mecenatismo nello sviluppo dell’arte e della circolazione delle conoscenze.

La biblioteca, forse, non fu l’unica cosa che i Malatesta lasciarono a Cesena e alla Romagna. Un certo spirito di costante controtendenza, di discussione dello status quo e dei poteri egemoni inizia a riscontrarsi da questo momento in poi. Ai signori di Rimini succedette, in queste terre, il dominio di Cesare Borgia, detto il Valentino, che usurpando le signorie rinascimentali insediò a Cesena la sua capitale, mentre il suo esercitò si diede al saccheggio di Imola e Forlì. Furono gli anni in cui Leonardo da Vinci fu di casa da queste parti, chiamato dal Borgia a presiedere i lavori per le fortificazioni e il porto di Cesenatico.
Cesare, dopo i Malatesta, fu l’altro personaggio di controtendenza, impegnato in una guerra contro tutto e tutti, che con le sue guerre tormentò queste terre.

La Romagna portò questo suo retaggio storico – di guerre e di sangue, di personaggi ammirati e discussi – nella modernità, quando si sollevò durante le insorgenze antifrancesi. Qui, contadini e popolani si ribellarono a Napoleone portando alti i vessilli della religione, mentre trent’anni dopo, in piena Restaurazione, le stesse terre furono teatro di costanti rivolte antipapali, capaci di trasformare la Romagna in un “covo” di repubblicani e garibaldini. Si trattò dell’ennesima controtendenza, in uno Stato che si fece monarchico nel 1861 ma che qui vide infeudati repubblicani, mazziniani e poi, con l’arrivo del Novecento, una fortissima componente socialista. E così ancora una volta la Romagna si consacrò a terra di passioni politiche e sociali, costantemente in controtendenza rispetto all’establishment dello Stato.

Anche lo sport non poteva certo esimersi da cavalcare la controtendenza, e così nelle fila del Cesena abbiamo spesso visto militare, accanto a grandi e professionali gregari, stelle stravaganti, come Mutu, Sebastiano Rossi o Boranga, portiere cesenate degli anni ’70. Proprio lui, Boranga – ancora in attività in questi giorni a 71 anni compiuti – riuscì in un capolavoro di eccentricità: laureatosi medico fuori dal campo spaventò più volte i suoi tifosi sul terreno di gioco, dove – la leggenda vuole – pare palleggiasse contro la traversa durante le partite. Ma non solo calciatori, a Cesena nacque anche un altro astro sportivo, una controtendenza finita tragicamente: Marco Pantani.

Questa è la terra che accoglierà il Toro in trasferta, una terra energica e lacerata storicamente da conflitti, una terra che ha sempre mostrato i muscoli anche al nemico più forte, una terra animata da passioni che il Toro dovrà affrontare mettendo in campo tutta il suo cuore e la forza della sua tradizione.

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