La lezione di Mondonico: un Toro che può vincere rimanendo se stesso

La lezione di Mondonico: un Toro che può vincere rimanendo se stesso

Editoriale / Uomini che ricordano perché questi colori sono diversi dagli altri

di Nikhil Jha, @nikhiljha13

Un Toro che vinceva, un Toro compatto, dalla squadra ai tifosi. Un Toro – in estrema sintesi – in cui contava solo il Toro, e null’altro. Nessuna polemica sulla dirigenza, né talenti ballerini, né malumori della piazza. Certamente un Toro da cui oggi tutti dovrebbero prendere esempio. Perché quello era un Toro vero, fatto in pari misura di grinta e qualità, ma soprattutto fatto della consapevolezza di essere di una materia diversa dagli altri.

E di una materia diversa dagli altri era sicuramente fatto Emiliano Mondonico, l’allenatore gentiluomo, ma con un cuore caldo, pulsante e granata. L’eroe che spinse in alto quella maltrattata sedia, diventata in seguito il simbolo della finale di Amsterdam, dell’uomo e del Toro tutto: una ribellione contro il destino di cui tanto si è scritto da diventare quasi banale, ma che tale non potrà mai essere perché tale non sarà mai tutto ciò che rappresenta.

Torino Coach Emiliano Mondonico

In tutto quello che era Emiliano Mondonico c’era una parte di quel Toro lì, sempre più lontano e apparentemente irraggiungibile, ma bussola di giorno in giorno più significativa nei tempi in cui il calcio sembra soltanto una questione di potere e denaro. A questa narrazione che in quegli anni ’90 cominciava a prendere piede, il Mondo ha sempre opposto la sua idea di calcio, italiana nella tradizione e orgogliosamente anticonformista. Soprattutto, vincente.

Un grande Toro è possibile, la grande lezione di Mondonico. Costruito sulle basi dell’identità e cresciuto su quelle del talento. Una squadra (e qualcosa in più) di cui andare profondamente orgogliosi e che forse, un giorno o l’altro, potrà pure tornare ad Amsterdam, come recita il celebre coro intonato da un popolo che non si rassegnerà mai. Senza il Mondo, chissà chi saprà alzare quella maltrattata sedia.

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  1. user-13746076 - 5 mesi fa

    Affetto, passione, competenza, serietà. Voglia di stupire, voglia di sentirsi fieri dei ns colori, uniti da stessa identità e radici. Tutto quello che non è la società attuale e che forse non sarà mai più. Sicuramente finché vi sarà questa presidenza.

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  2. robertozanabon_821 - 5 mesi fa

    Ciao Emiliano, ci hai donato un Mondo di orgoglio e ti ricambiamo con un Mondo di affetto.
    Colui che vive nei cuori della gente non muore mai veramente. Ti sei preso semplicemente una vacanza e ora riposati un pochino. Grazie di tutto.

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  3. robertozanabon_821 - 5 mesi fa

    Cairo non è un tifoso del Toro. Probabilmente è milanista.
    È stato spinto alla presidenza da sua madre, lei sì grande tifosa.
    Lui è venuto per perseguire i propri obiettivi: gli affari (suoi) e in questo senso è stato un successo strepitoso.

    Noi eravamo a Superga il giorno dello scudetto, avete mai sentito il racconto di Cairo su quella giornata?

    Non si preoccupi comunque, se è venuto per i soldi sarà l’unico motivo per essere tristemente ricordato a Torino.

    La riconoscenza e sopratutto l’affetto dei Tifosi del Toro spettano, e ci mancherebbe, a ben altri Uomini.

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  4. Daniele abbiamo perso l'anima - 5 mesi fa

    Spero che la Maratona lo ricorderà come merita nella prossima partita casalinga.
    Al posto della contestazione
    Al posto dei cori a tirare fuori attributi che non ci sono
    Un coro incessante a Tornare ad Amsterdam.
    Una gigantografia della sua sedia alzata al cielo:

    Tanto “una sedia non è un fucile, una sedia è un’arma da osteria “.

    Grazie Mondo.

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    1. maraton - 5 mesi fa

      concordo :-)

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    2. Daniele abbiamo perso l'anima - 5 mesi fa

      @maraton: che annata sciagurata!
      Ora solo noi tifosi possiamo fare qualcosa per tornare a essere come il suo Toro. In campo non vedo grandi risorse umane, per non parlare della società.
      Per tornare ad Amsterdam ci vorrebbe innanzitutto il ritorno della vera tifoseria granata. Poi un grande allenatore, un buon presidente e una manciata di giocatori che lottano con il cuore.
      In sintesi, una meravigliosa utopia.
      Ma è bello crederci.

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  5. user-13814870 - 5 mesi fa

    se io fossi giovane verrei Mondo a salutarti l’ultima volta…ne varrebbe la pena…fare tanti tanti chilometri per onorarti…spero che tanta gente granata sia presente..e soprattutto la Società. Spero che domani pomeriggio i nostri ragazzi ti Onorino sul campo senza scuse e senza chiacchiere. ciao Mondo ti mando le mie lacrime e tutto l’affetto per te. Ci manchi già.

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  6. giuseppe.casacci_78 - 5 mesi fa

    Una sola cosa: oggi il portone del Fila deve restare aperto tutto il giorno, perché la gente del Toro che fu deve potersi ritrovare, parlarne, ricordarlo e ringraziarlo. Diglielo Direttore, che tutti lo dicano a quell’uomo che parla a vanvera e sempre a sproposito del Toro che fu; quel portone oggi va aperto alla nostra gente senza se e senza ma. Diglielo Direttore.

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