La passione granata all’ombra del Vesuvio

La passione granata all’ombra del Vesuvio

La passione a Napoli è endemica, nasce dalla vulcanica forza del Vesuvio e dalla leggiadria del suo incantevole golfo, spumeggianti e ribollenti di flegrea forza, sono i cuori granata nella capitale partenopea.

Ha il volto dolce, un sorriso sincero e una testa da filosofo, con i suoi arguti motti addolcisce e contemporaneamente punge: è Massimo Ponzo. Rapito per sempre dal Toro ha girato per un periodo da solo con due striscioni…

di Ermanno Eandi

La passione a Napoli è endemica, nasce dalla vulcanica forza del Vesuvio e dalla leggiadria del suo incantevole golfo, spumeggianti e ribollenti di flegrea forza, sono i cuori granata nella capitale partenopea.

Ha il volto dolce, un sorriso sincero e una testa da filosofo, con i suoi arguti motti addolcisce e contemporaneamente punge: è Massimo Ponzo. Rapito per sempre dal Toro ha girato per un periodo da solo con due striscioni negli stadi d’Italia, il primo è simile ad una pubblicità di una birra con la scritta “Napoli c’è”, l’altro è quello dei “Leoni della Maratona” sezione Campania.

Il Toro Club Napoli è nato nel 1989, mentre la sezione dei Leoni della Maratona è stata fondata nel 1991 – sostiene il Presidente – oggi dopo tante battaglie siamo in sessanta, ma sono sicuro che con l’entusiasmo della serie A, il nostro club avrà molte adesioni. Allo stadio veniamo quando possiamo, i chilometri sono tanti, ma nei momenti importanti ci siamo sempre”.

Come ha vissuto questa funambolica stagione e la inattesa promozione?

È stato un anno incredibile, folle con un finale stupendo. Contro il Mantova ero allo stadio, abbiamo fatto un pullman con gli amici del centro sud. Il ritorno è stato da panico”.

 

Che rapporto avete con i tifosi del Napoli?

Non c’è molta amicizia fra i due club, anzi c’è astio. Devo ammettere però, che io ho alcuni amici nei gruppi organizzati del Napoli, ci vogliamo bene e ci rispettiamo, ma allo stadio è un’altra cosa”.

Cos’era Napoli ai tempi di Maradona?

Io tifavo Toro, però ero abbonato al Napoli, non potevo perdermi il Pibe de Oro. La gioia che ha regalato quell’uomo alla mia città è immensa, non potevi non essere coinvolto quando giocava lui”.

Se il Toro fosse una pizza, quale sarebbe?

Non ho dubbi: la capricciosa. Perché ci fa soffrire, è bizzarra, ma quando vuole con un gesto sa farsi perdonare tutto

Napoli è una città dai mille volti, a volte criticata, altre osannata, cos’è Napoli per un napoletano?

È una città stupenda sotto ogni profilo. Devo ammettere che quello che si dice dei napoletani in parte è vero, però a Napoli c’è questa magìa, unica, non si può sradicare la nostra cultura, bisogna amarla, a volte comprenderla e soprattutto rispettarla”.

E il Toro cos’è per un napoletano?

È la mia passione, appena posso sono da lui, non ho mai avuto un auto, tutto quello che ho guadagnato l’ho speso per seguire la mia fede”.

Come sarà il prossimo anno?

Sarà un anno buono, siamo stufi di tirare a campare, vogliamo l’Europa!

Massimo ci ha offerto uno spaccato di Napoli, città dalle mille contraddizioni, un’anima nobile e un cuore immenso.

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