”Non dobbiamo arrenderci, tutto questo è solo un brutto incubo”

”Non dobbiamo arrenderci, tutto questo è solo un brutto incubo”

Gentilissima Redazione di Toro News, 

 

ho avuto un incubo! Poiché riguarda il nostro Toro, e poiché col risveglio me ne sono liberato, vorrei condividerlo con Voi e con tutti…

Gentilissima Redazione di Toro News, 

 

ho avuto un incubo! Poiché riguarda il nostro Toro, e poiché col risveglio me ne sono liberato, vorrei condividerlo con Voi e con tutti i miei amici e fratelli granata in funzione catartica, insomma per liberare un po’ anche loro da questo peso. L’incubo è confusamente iniziato all’interno di uno stadio a pezzi: distrutto, abbandonato, pieno di simpatici gatti, ma di calcio nemmeno una traccia…Qualcuno, sempre all’interno dell’incubo, mi ha scorto in preda all’agitazione  e, poiché ero tutto bardato in granata, mi ha prestamente soccorso indicandomi il luogo dove effettivamente la squadra che io cercavo giocava le sue gare. Così, con un salto logico e temporale, mi sono trovato in un altro stadio, questa volta però abbastanza popolato e soprattutto sul terreno erboso correvano giovani atleti che indossavano inequivocabili e fiammanti casacche granata. Non c’erano stacchi nel mio incubo: mi trovavo perennemente allo stadio e sempre era in corso una gara. Gli avversari? Indistinti. Maglie indecifrabili, colori mai veduti prima, volti senza espressione, quasi maschere…Intorno a me i cori, la passione, le bandiere e io, immobile, come in preda a uno strano e inquietante presentimento. E infatti, nell’incubo angoscioso, in ognuna di quelle partite il mio Toro si trovava in vantaggio, ma ogni volta, sullo scadere oppure quando la gente già cominciava a sfollare, accadeva qualcosa di grottesco, rocambolesco e insieme orribilmente brutto e ingiusto che determinava il pareggio e qualche volta addirittura la vittoria della squadra avversaria… Il ripetersi ossessivo di questi episodi ha creato in me la determinazione di andarmene, più che irritato, sgomento e decisamente frustrato da quella impossibile catena di fallimenti. Qualcuno però in quel mentre, sporgendosi da uno degli spalti sopra di me, mi ha richiamato, facendomi notare che non potevo andarmene: era in corso la partita delle partite e questa volta gli avversari vestivano una maglia a strisce bianche e nere. Attratto dal richiamo di quel tale che si diceva certo dell’esito positivo – un tipo dal volto molto abbronzato e, devo dire, dal piglio piuttosto sicuro di sé – mi sono accomodato, ma l’incubo non voleva finire: il mio Toro era sotto di una rete e i nostri uomini giocavano come se nelle loro gambe si fosse insinuata la materia della moviola. “Ma come! – mi gridavo nell’incubo – come è possibile! Contro questi noi dobbiamo dare il sangue, non arrenderci! Non dobbiamo temere lo scontro e a chi ci propone la boxe rispondere con la dama!” Dopo quella infinita serie di punti perduti allo scadere o a tempo scaduto, ecco quest’altra angoscia…. Ma, per fortuna, a quel punto mi sono svegliato e, seppure in un lunedì piovoso e dopo un lungo, faticoso viaggio verso Genova, ho realizzato con sollievo che quello era soltanto un bruttissimo sogno… 


Walter Loddi


(foto Dreosti)

 

 

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