Toro, e rimango così…senza parole

Toro, e rimango così…senza parole

Su TN torna l’appuntamento con “Accordi Granata”

Meglio di così, davvero, non si poteva chiudere: uno stadio in festa, dopo una vittoria così larga che sembrava essere stata scritta apposta, i nostri ragazzi a ricevere un lungo, caldo, applauso dalla propria gente. Una gente che finalmente, dopo tanti anni, ha ricevuto le soddisfazioni che meritava per essere stata accanto a questi colori, anche nei momenti più bui di questi anni.

Ma era ormai tempo di riscatto, e l’odore della redenzione giunse quattro anni fa, quando un signore di Genova venne in una Torino lasciata all’ottavo posto della serie B e la riportò, piano piano, partita dopo partita, dove la sua storia impone che stia: a lottare, a dare fastidio, a sgomitare contro chi forse ha più soldi, ma certamente non la stessa storia né la stessa passione. E chissà a cosa stava pensando a fine partita chi con il Lumezzane c’era, ma l’anno prossimo potrebbe non esserci più, chi alla maglia granata ha dato tanto e dalla maglia granata tantissimo ha ricevuto.

Purtroppo nel calcio d’oggi, abbiamo avuto modo di capirlo più e più volte, per i calciatori le emozioni contano poco; ma a rimediare ci sono le persone al di là dei cartelloni pubblicitari, quelli per cui questo colore significa gioia, dolore e appartenenza, quelli per cui, ancora più che per gli 11 in campo, questo è stato un anno fantastico: l’impresa a Bilbao, San Siro espugnato al 94′, il successo, bellissimo ma inutile, con lo Zenit. Senza dimenticare, ovviamente, la madre di tutte le vittorie, quel derby si cui si è parlato tanto, ma che non ci stuferemo mai di ricordare.

Il grande argomento, ora, è il Toro di domani. Oggi, però, solo oggi, voglio rivolgere ancora uno sguardo all’indietro, sino alla prima trasferta svedese dell’anno, quando questa stagione era ancora tutta da scrivere: ripensando a tutto questo, e a questi tifosi, mi rendo conto che “ho guardato dentro un’emozione, e ci ho visto dentro tanto amore, che ho capito perché non si comanda al cuore. E va bene così, senza parole”. (Vasco Rossi, “Senza Parole”, 1994)

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