Toro e Filadelfia, Beccaria: ”Ecco perchè i conti non tornano”

Toro e Filadelfia, Beccaria: ”Ecco perchè i conti non tornano”

Verso la ricostruzione/ Il consigliere della Fondazione Filadelfia: ”SCR sta facendo tutto di testa propria, e i risultati si iniziano a vedere, purtroppo”

Tiene banco la questione della ricostruzione dello Stadio Filadelfia, dopo che ieri abbiamo scritto di come manchino 200mila euro per completare il primo lotto dei lavori. Per capirne di più abbiamo intervistato Domenico Beccaria, consigliere della Fondazione Filadelfia, che ci ha espresso chiaramente il suo pensiero in merito a tutta la questione.

Da dove nasce questo problema di natura economica, legato alla ricostruzione del Fila?

”Il problema di carenza di fondi per la ricostruzione del Filadelfia, è emerso all’apertura delle buste contenenti l’offerta economica, ma affonda le sue radici nel bando di gara. Sono mesi che vado dicendo della possibilità che il ribasso d’asta avrebbe potuto essere insufficiente; da quando è stato pubblicato il bando. Purtroppo ora i fatti mi stanno dando ragione”.

Allora entriamo nel merito del Bando..

”Facciamo un piccolo passo indietro. Il problema nasce nel momento in cui il CdA della Fondazione decide, col mio solo voto contrario, di affidare a SCR l’onore/onere di diventare stazione appaltante in nostra vece. Assodato che le risorse a disposizione erano 8 milioni di euro, non stiamo ora a rinvangare il perché si sia giunti a questa cifra, anche se siamo ben consci che 10,5 milioni sarebbero stati meglio, ci eravamo prefigurati, sulla scorta di quanto asserito dagli esperti in materia di bandi, che con un ribasso d’asta sensato, ovvero dell’ordine del 20%, avremmo avuto le risorse per bandire un secondo lotto di completamento del primo lotto e la parte sportiva sarebbe stata completata, lasciando fuori solo la parte culturale ed aggregativa. Purtroppo, chi ha scritto il bando, ha ritenuto di premiare con ben 17 punti le migliorie relative al sistema di copertura visiva sulle vie Filadelfia e Spano e solo con 13 punti il ribasso d’asta. Ciò ha fatto si che l’impresa che al momento ha il maggior punteggio in graduatoria, perché al momento non c’è ancora nessuna assegnazione, nemmeno provvisoria, abbia presentato una miglioria tecnica che è stata premiata col massimo del punteggio, ma i cui costi di realizzazione hanno assorbito di fatto la maggior parte del ribasso d’asta auspicato. Se a questo aggiungiamo che nessuna delle imprese giunte a fine bando ha presentato offerta per la realizzazione del secondo campo in misto, ci ritroviamo con un ribasso totale, IVA compresa, di circa 175.000 euro, che basterà, forse, a coprire il maggior costo del misto sul secondo campo. Quindi saremmo completamente scoperti per il finanziamento del secondo lotto”.

Ma chi doveva redigere il bando?

”Come ho detto prima, il CdA della Fondazione ha deliberato a maggioranza, con quattro voti favorevoli e il mio contrario, di affidare a SCR tutta la procedura. Con questa delibera i tecnici di SCR hanno avuto l’incarico di redigere il bando, provvedere alla sua pubblicazione e occuparsi di tutte le procedure tecniche ad esso correlate, come la formazione e la presidenza della commissione esaminatrice e si occuperanno anche di fornire il Responsabile Unico del Procedimento”.

Vi hanno proposto qualche forma di consultazione?

”Questa è una delle note dolenti, di quelle che non mi fanno pentire di essermi espresso contrariamente all’affidamento a SCR di questo incarico così delicato. Malgrado nostri ripetuti inviti al dialogo, a nostre insistite offerte di collaborazione, a nostre reiterate richieste di confronto, non c’è mai stata da parte di SCR alcuna risposta positiva, alcun segnale di apertura. Hanno fatto tutto di testa propria. Mi viene spontaneo aggiungere, con un pizzico di amaro sarcasmo, che i risultati si stanno iniziando a vedere”.

E ora che si fa?

”Bella domanda. A buoi fuggiti, chiudere la stalla è persino troppo facile. Proprio oggi, da parte di SCR, è stata avanzata la proposta di creazione di un tavolo di lavoro comune. Ma parlare di tavolo di lavoro oggi, che le scelte importanti sono state fatte e la strada è già ben definita, mi pare ridicolo, se non offensivo. A cosa dovrebbe servire, oggi, un tavolo privo di ogni potere decisionale, se non a fare da foglia di fico per qualcuno? Sinceramente, credo che se quando era ora di confrontarsi la scelta sia stata di agire in prima persona, oggi chi ha fatto questa scelta abbia il dovere morale di essere coerente con se stesso ed assumersi le responsabilità per il suo operato pregresso, senza richiedere la presenza di elementi della Fondazione a far da stampella per decisioni già assunte in assenza della Fondazione medesima”.

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