Zenit-Torino: Una sfida di calcio sul palcoscenico della Grande Storia

Zenit-Torino: Una sfida di calcio sul palcoscenico della Grande Storia

Guida al granata in trasferta / La rubrica di Roberto Voigt

San Pietroburgo non è solo una città. Per ogni europeo questo nome evoca qualcosa di molto più profondo, qualcosa che riguarda la nostra letteratura e la nostra storia. Come accadde a Parigi, la città incarnò lo spirito di un epoca, rivivendo ogni giorno nelle opere di quella letteratura russa che continua, a distanza di anni, ad ammaliarci e incuriosirci. Ma non solo, San Pietroburgo è anche il luogo di uno dei più grandi eventi del ‘900: la rivoluzione d’ottobre – “i dieci giorni che sconvolsero il mondo” – l’epicentro da cui sorse l’ordine politico che contraddistinse tutto il XX secolo e che consacrò la Russia (pardon, l’Urss) ad arbitro dei destini mondiali – in coabitazione con gli Usa – per più di quarant’anni.

Ma prima ancora dell’immortalità letteraria e di quella storica, San Pietroburgo aveva già fatto parlare di sé tutte le corti del settecento: la città, fondata il 27 maggio 1703 sulla foce della Neva, doveva svolgere il doppio ruolo di finestra sull’occidente per la Russia e di vetrina della Russia per gli stati occidentali. La nuova capitale, voluta dallo Zar Pietro il Grande (uomo alto due metri, ricordato spesso per aver prestato servizio “in incognito” in vari cantieri nautici, in Olanda e in Inghilterra, e per la determinata volontà di modernizzare la Russia) divenne l’incarnazione stessa di questa volontà politica caratterizzandosi fin da subito con un rigore architettonico nuovo, capace di rinnovare in un sol colpo ogni stilema russo. A sovraintendere il cantiere della nascente San Pietroburgo lavorarono dapprima il ticinese Trezzini e il francese Le Blond – che elaborarono quel barocco petrino che ancora oggi da un tocco di sogno alla città – e poi il fiorentino Rastrelli che costruì molti simboli della città, tra cui il celebre Palazzo d’Inverno.

Accanto alla corte, nei decenni sorsero le case dei nobili, scuole e teatri; un fiume di ricchezze viaggio verso la città destinata, nell’800, a diventare un vero e proprio magnete per le migliori menti del Paese. In quegli anni San Pietroburgo vide nascere salotti letterari e politici mentre un nugolo di persone iniziò ad affollare la Prospettiva Nevskij – gli Champs-Elysées russi – e la città conquistò l’immortalità nelle pagine di Gogol e di Dostoevskij. Ma non soltanto musicisti, pittori e artisti trovarono casa a san Pietroburgo: qui nacquero o si svilupparono circoli populisti, nichilisti ed utopisti, motori per atti di cospirazione contrò l’autorità autocratica. Una San Pietroburgo fatta di società segrete che colpì l’immaginario occidentale, con i suoi arresti, gli attentati e le cospirazioni; un’escalation che trovò il proprio culmine il 13 marzo 1881, quando lo Zar Alessandro II venne ucciso dalle bombe dei rivoluzionari del gruppo Narodnaja volja.

Proprio questa San Pietroburgo eversiva e anarchica preparò il terreno allo sviluppo di quelle forze capaci di rovesciare il potere autocratico degli zar e instaurare successivamente il dominio bolscevico su tutta la Russia. Era l’ottobre del 1917 e l’incrociatore Aurora, da cui partirono i colpi di cannone che diedero il via alla conquista del Palazzo d’Inverno, è ancora là – ancorato nel porto e trasformato in museo – a ricordare i giorni in cui nacque l’Urss.

Il trasferimento di capitale a Mosca voluto dal governo sovietico riuscì ad evitare al cuore della città eccessivi “ammodernamenti”; San Pietroburgo, conservata e restaurata, riesce così ancora oggi ad accompagnare il visitatore incantandolo con la grazia e la magia di quella vecchia Russia. Il centro storico dell’ex Leningrado, infatti, è protetto dall’Unesco dal 1990 e accompagna il visitatore tra palazzi e musei, giardini, canali e teatri, in una realtà paradossalmente vicina e lontana, contemporaneamente occidentale e orientale.

Vera e propria capitale europea, San Pietroburgo è anche il luogo dove s’instituì formalmente il calcio in Russia. Era il 6 gennaio del 1912 quando, nella città degli Zar, nacque la federazione calcistica russa subito affiliata alla FIFA. La squadra dello Zenit, nata nel 1925, non ebbe, a differenza di quanto si possa pensare, vita facile. Nei suoi primi decenni di vita registrò più che altro retrocessioni e stagioni deludenti; nel 1944 vinse la prima Coppa dell’Unione Sovietica poi più nulla fino al 1984, quando il club mise le mani sul titolo più ambito: il campionato dell’Unione Sovietica. Il boom della squadra biancazzurra si data a partire dagli anni novanta, ed è un’ascesa costante segnata dalla vittoria del campionato nel 2003 e, soprattutto, dall’acquisto del club da parte della Gazprom, nel 2005. Lo Zenit inanella tre campionati russi (2007, 2010 e 2011-12) e nel maggio del 2008 alza al cielo la Coppa Uefa, conquistata a Manchester contro i Glasgow Rangers. Nello stesso anno riesce a conquistare anche la Supercoppa europea, contro il Manchester United. Due vittorie europee capace di accrescerne la fama continentale e l’appeal tra gli addetti ai lavori.

Torino e San Pietroburgo, città gemellate, si apprestano a fare da scenario a 180 minuti di calcio che conta; la trasferta russa del Toro vedrà in San Pietroburgo un teatro incantevole, un luogo dove i sogni prendono corpo e s’incarnano nelle pietre, nei palazzi e nell’atmosfera stessa della città. Un luogo ideale, insomma, dove realizzare anche il sogno granata.

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