Calciomercato e Brexit: ecco cosa cambia dopo il “Leave”

Calciomercato e Brexit: ecco cosa cambia dopo il “Leave”

TN OUTNEWS / Le ripercussioni: la Premier League sarà meno accessibile. Oltre 122 giocatori saranno all’improvviso “extra-comunitari”. Il futuro dei vari Pellé, Borini e lo spagnolo Obiang attraverso le nuove regole

Il fenomeno ha calamitato gli occhi e le attenzioni non soltanto dell’Europa ma dell’intero pianeta nel corso delle ultime giornate per la portata rivoluzionaria dell’evento; il referendum indotto dall’Inghilterra – Brexit – ha adesso raggiunto un esito, che conferma le grandi aspettative:  la Nazione della Regina è uscita dall’Unione Europea, per via della vittoria del “Leave”

L’evento porterà conseguenze com’è logico in tutti gli ambiti, ed anche il calcio – inglese ed internazionale – teneva il fiato sospeso nell’attesa dell’esito: le ripercussioni a questo punto saranno inevitabili anche per quanto riguarda il mondo del pallone. Se non ci saranno problemi sotto il profilo delle Coppe Europee,  le formazioni inglesi continueranno infatti a disputarle, lo stesso non si può dire per quanto riguarda i giocatori che attualmente militano – o militeranno – in Premier League. I giocatori attualmente comunitari infatti sono più di un centinaio (tra i quali anche gli italiani Pellè, Giaccherini ed Ogbonna) e oltre 400 se si contano anche le leghe minori. Questi subiranno un cambio improvviso di status trovandosi ad essere extracomunitari: un cambio non da poco, che potrebbe incidere fortemente sul futuro di questi professionisti e non solamente.

Giocatori e allenatori dovranno ottenere un permesso di lavoro che sarà chiaramente tarato su alcuni criteri standard: curriculum, padronanza della lingua, anni di permanenza pregressi nel Regno Unito e infine il tempo di permanenza previsto per il lavoro che si intenderà svolgere. A oliare tutti gli ingranaggi, ci sarà chiaramente il fatto di possedere già un contratto in essere con un’azienda (o meglio un club) presente sul territorio.

Ma cosa cambia per quei giocatori che quel contratto ancora non ce l’hanno? Saranno differenti anche le modalità di tesseramento di nuovi extracomunitari che verranno acquistati dai club di Premier: mentre sinora non vi era alcun limite al numero dei calciatori extracomunitari in rosa (unici elementi necessari il regolare permesso di lavoro ed almeno il 75% di presenze nelle partite giocate dalla propria nazionale negli ultimi due anni, se quest’ultima fosse tra le prime 70 nazioni del Ranking FIFA) le nuove direttive qui già anticipate su queste colonne prevedono la possibilità di tesseramento di giocatori non britannici ai soli club di Premier League – mentre invece niente da fare per le leghe minori – ed il divieto di acquisto con contestuale cessione in prestito ad altre squadre.

Ma in particolare, la nazionale dei calciatori in questione dovrà adesso appartenere alla Top 50 – non più 70 – del Ranking FIFA e la percentuale di sfide disputate negli ultimi due anni con la rispettiva selezione dovrà essere del 30% e non più del 75%. Questo il nuovo regolamento, al netto di particolari deroghe che nel dettaglio si traducono così: i giocatori extracomunitari che non hanno le dovute presenze in nazionale, ma provenienti da una nazione inserita nella Top 30 del Ranking FIFA – come il Brasile di Bruno Peres – potranno essere tesserati a fronte di una spesa di almeno 10 milioni di sterline (circa 13 milioni di euro, stando alla valuta attuale) per il loro cartellino. I milioni di sterline dovranno essere addirittura almeno 15 (poco meno di 20 milioni di euro al cambio di oggi) per le restanti nazioni. Come appunto la Serbia di Maksimovic. Un modo pratico per dire: “se davvero vorrete inserire un extracomunitario il rosa, allora ne dovrà valere la pena”.

La Brexit rivoluziona anche il mondo del pallone: tantissimi giocatori al bivio, la Premier League diventa un sentiero più ostico da percorrere.

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