Clàsicos: 4 pari. Oppure no?

Clàsicos: 4 pari. Oppure no?

di Andrea Ferrini

 

Si è combattuto sul campo e, conoscendo Mourinho era prevedibile, fuori dal campo il poker di Clàsicos che si sono susseguiti dal 16 aprile al 3 maggio. Una serie di eventi ha infatti messo di fronte le due squadre più rappresentative di Spagna per ben quattro volte in soli diciotto giorni. Barcellona e Real Madrid si sono scontrate per il ritorno di campionato, per…

di Andrea Ferrini

 

Si è combattuto sul campo e, conoscendo Mourinho era prevedibile, fuori dal campo il poker di Clàsicos che si sono susseguiti dal 16 aprile al 3 maggio. Una serie di eventi ha infatti messo di fronte le due squadre più rappresentative di Spagna per ben quattro volte in soli diciotto giorni. Barcellona e Real Madrid si sono scontrate per il ritorno di campionato, per la finale della Coppa di Spagna e in occasione della semifinale di Champions. Risultato? 4 pari.

Dopo la pesante sconfitta nel match di andata della Liga, nel quale il Barça umiliò il Real del neotecnico Mourinho per 5-0, la squadra di Guardiola aveva portato a 5 le vittorie consecutive in questa particolare sfida. Il Real non vinceva un Clàsico dal 7 maggio 2008 (4-1) e per i madridisti queste quattro partite avrebbero potuto significare la svolta della stagione. In due settimane e mezza ci si gioca campionato, Champions e Coppa del Re contro i rivali di sempre.

Si comincia con il campionato, a Madrid. Finisce in parità con un gol su rigore di Messi cui risponde, sempre dal dischetto, Cristiano Ronaldo. Nessuno scossone in classifica ma Real che impressiona per determinazione e gioco. La Coppa del Re sembra consacrare Mourinho come anti-Barça 2011, grazie alla rete di Ronaldo nel primo tempo supplementare che regala al portoghese e ai blancos il primo “titulo” della stagione. Lo Special One finalmente interrompe la serie di vittorie blaugrana. Mancano le ultime due sfide, le più importanti: ci si gioca l’accesso alla finale di Champions League.

Andata, il mondo si aspetta una partita bella e spumeggiante ma si assiste ad una gara nervosa e prudente fino alla noia. Ne fa le spese Pepe che viene espulso, liberando Messi dalla gabbia che Mourinho, allontanato anche lui al 18’ del secondo tempo, gli aveva costruito attorno. La Pulce si inventa due gol (il secondo da cineteca) e mette una serie ipoteca sulla finale. Il 3 maggio, il ritorno. Mourinho segue la partita da un albergo, Madrid sogna la remuntada. Che però non arriva. Il gol di Pedro fa esplodere il Camp Nou e la rete di Marcelo serve solo per gli almanacchi.

Recriminazioni e accuse reciproche: Mourinho e Cristiano Ronaldo sono stati ripresi mentre, con la mano aperta e le dita sventolanti, mimano un ”ci hanno derubato”, Xavi risponde a nome del Barcellona con un eloquente: ”Hanno perso e devono giustificarsi”.

Tecnicamente, andando a sommare i punti, il minicampionato è finito in parità: una vittoria per i blancos, una per il Barcellona e due pareggi. Questi punti hanno tuttavia un peso diverso: l’unico vero risultato utile per il Real è stata la conquista della Coppa del Re (forse il trofeo meno importante), dato che i pareggi non hanno riaperto la lotta per il titolo né la qualificazione per la finale di Wembley. Il Barcellona invece aspetta di vincere la terza Liga di fila e si gode la sua seconda finale d Champions in tre anni.

Insomma, se è vero che Mourinho è finalmente riuscito ad interrompere il dominio blaugrana nelle sfide dirette, manca ancora qualcosa perché lo Special One riesca a far competere il Real su tutti i fronti.

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