Da Wembley, Barça sul tetto d’Europa

Da Wembley, Barça sul tetto d’Europa

di Stefano Rosso

E’ il Barcellona a conquistare la sua terza coppa negli ultimi quattro anni: ad alzarla, con la fascia di capitano al braccio nonostante la presenza in campo di Puyol, Iniesta e Xavi, è il terzino francese Eric Abidal, schierato titolare ed in campo per tutti i 90′ nonostante l’intervento subito poco più di un mese fa per l’asportazione di un tumore al fegato.

Sul terreno di gioco…

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di Stefano Rosso

E’ il Barcellona a conquistare la sua terza coppa negli ultimi quattro anni: ad alzarla, con la fascia di capitano al braccio nonostante la presenza in campo di Puyol, Iniesta e Xavi, è il terzino francese Eric Abidal, schierato titolare ed in campo per tutti i 90′ nonostante l’intervento subito poco più di un mese fa per l’asportazione di un tumore al fegato.

Sul terreno di gioco di uno dei templi del palloneeuropeo, quello stadio di Wembley che storicamente è sempre stata la cornice dell’eccellenza del calcio nel vecchio continente, la squadra di Guardiola ha conquistato la quarta coppa dalle grandi orecchie della sua storia.

Il Manchester United di sir Alex Ferguson si è rivelato un’avversario tutt’altro che irresistibile, dimostrandosi alla stregua della formazione tedesca dello Schalke affrontata in semifinale, resistendo all’assalto dei Catalani per meno di un tempo e, soprattutto, giocando senza mai creare insidie alla retroguardia spagnola. Eppure il tecnico scozzese aveva studiato la partita nei minimi dettagli nella speranza di non ripetere la disavventura accaduta a Roma due anni fa proprio contro i Blaugrana: attacco rapido per insidiare la coppia Mascherano-Piquè con Owen in panchina e Berbatov addirittura in tribuna, centrocampo accorto con Park preferito a Nani per ordire una trappola per ingabbiare Messi ed impedirgli di vivacizzare il gioco spagnolo. E’ proprio il curioso atteggiamento tattico ordito da Ferguson a risolvere la partita: se Mourinho aveva schierato Pepe tra le linee col compito di marcarlo a uomo, sir Alex concede al terzino mancino Evra la licenza di staccarsi dalla linea difensiva per seguire il talento argentino. E’ proprio questa asimmetria difensiva a spalancare le porte a Pedro per la rete del vantaggio, ma soprattutto a permettere al Barça di creare sempre la superiorità numerica in attacco.

Una buona dose di amarezza (e di colpe) si possono invece leggere sul volto di Edwin Van der Sar: il portiere olandese, quaranta primavere ed un passato bianconero alle spalle, ha dato l’addio al calcio giocato proprio con questa partita congedandosi dal pubblico dell’Old Trafford con una prestazione tutt’altro che sufficiente e con grandi responsabilità sui primi due gol subiti.

La partita, come detto, si apre a parti invertite: il Manchester sembra il Barcellona ed i ragazzi di Guardiola appaiono gli inglese, coi primi dediti al possesso palla ed al pressing altissimo – all’8′, ad esempio, Vitor Valdes è costretto ad un’uscita acrobatica al limite dell’area (e del regolamento) per salvare su Rooney – ed i secondi chiusi dietro la linea della palla, in attesa di spazi e palloni per pungere in contropiede.

Lo scambio di copioni, però, dura appena una ventina di minuti ed alla mezz’ora è il Barca a salire in cattedra: la trappola su Messi ordita da sir Alex lascia libero Pedro sulla destra che ha gioco facile nel trafiggere il non incolpevole Van der Sar – si lascia imbambolare sul proprio palo – portando i suoi in vantaggio. I Red Devils però non si disuniscono, continuano a giocare a reparti serrati dietro, affidandosi a Hernandez e Rooney in avanti ed è proprio il pupillo di Ferguson, una manciata di minuti dopo, a ripristinare la parità: uno-due con Carrick sulla trequarti, uno-due con Giggs (impercettibile il fuorigioco) al limite dell’area e piattone sul secondo palo.

Nella ripresa scende in campo soltanto la formazione catalana e con lei arriva anche il raddoppio: il Barcellona si ripete in una delle sue accelerazioni improvvise partendo dalla trequarti campo, Messi elude la trappola-Evra e lascia partire un destro centrale e non irrestibile che incredibilmente Van der Sar non riesce a parare. La rete subita taglia le gambe al Manchester che non accenna a reagire e sono così i ragazzi di Guardiola a collezionare le occasioni migliori con Messi che dapprima il portiere olandese al miracolo su un colpo di tacco sottomisura e poi costringe Fabio a salvare sulla linea di porta. La marcatura è però nell’aria ed arriva un quarto d’ora più tardi: Villa recupera un pallone vagante al limite dell’area, se lo aggiusta sul destro e lascia partire un interno a giro che s’infila perfettamente sotto l’incrocio con Van der Sar – stavolta – incolpevole.

L’unico sussulto dei ragazzi sir Alex arriva al 34′ ma è davvero troppo poco per una finale di Champions: combinanzione Hernandez-Rooney sulla trequarti, filtrante in area per Giggs che vince un rimpallo con Villa ma anzichè continuare l’azione richiede, invano, un calcio di rigore per un fallo di mano del giocatore spagnolo: il tocco dell’ex Valencia effettivamente avviene ed il braccio, seppur involontariamente, è staccato dal corto, ma il pallone non aveva modificato eccessivamente la traiettoria ed il giocatore gallese avrebbe tranquillamente potuto continuare l’azione offensiva, ritrovandosi in solitaria davanti a Victor Valdes.

BARCELLONA-MANCHESTER UNITED 3-1
Arbitro: Kassai (Ung)
RETI: pt 27′ Pedro (B), 34′ Rooney (M), st 9′ Messi, 24′ Villa (B).
BARCELLONA: Valdes, Dani Alves (st 42′ Puyol), Pique, Mascherano, Abidal, Xavi, Sergi Busquets, Iniesta, Pedro (st 46′ Afellay), Messi, Villa (st 35′ Keita). NE: Olazabal, Adriano, Thiago Alcantara, Afellay, Bojan. All. Guardiola.
MANCHESTER UNITED: Van der Sar, Fabio (st 23′ Nani), Ferdinand, Vidic, Evra, Valencia, Carrick (st 31′ Scholes), Giggs, Park, Rooney, Hernandez. NE: Kuszczak, Smalling, Anderson, Owen, Fletcher. All. Ferguson.
NOTE – Ammonito: st 14′ Dani Alves (B), 16′ Carrick (M), 34′ Valdes (B).

 

(foto: uefa.com)

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