La dolce storia di Rachid, da Vu Cumprà ad Ingegnere (con la maglia del Toro)

La dolce storia di Rachid, da Vu Cumprà ad Ingegnere (con la maglia del Toro)

Rachid ha 26 anni, e nessun torinese, o perlomeno nssuno di quelli che frequentano la zona universitaria di Palazzo Nuovo, facoltà umanistiche, e del centro cittadino, non può non averlo incontrato almeno una volta. Raachid è arrivato dal Marocco nel 1998 raggiungendo…
Rachid ha 26 anni, e nessun torinese, o perlomeno nssuno di quelli che frequentano la zona universitaria di Palazzo Nuovo, facoltà umanistiche, e del centro cittadino, non può non averlo incontrato almeno una volta. Raachid è arrivato dal Marocco nel 1998 raggiungendo i fratelli Said e Abdul, a Torino da anni, di professione… Vu Cumprà, venditori ambulanti. Accendini, fazzoletti, cineserie di ogni sorta: un “marchio” consolidato per il fratellone Said, che in Italia ha imparato prima il piemontese che la lingua di Dante, e ci ha costruito su una geniale mossa di marketing. “Cata cheicòs, per piasì”, e così via, una simpatia travolgente ed astuta che ha spianato la strada ai fratelli. Abdul, quello più silenzioso, e, da circa 13 anni, Said, il “bocia”, il ragazzino che ha iniziato a vendere tra le vie dell’Università, come i fratelli grandi, frequentando le scuole superiori, all’ITIS lì a due passi, l’Avogadro, altra vecchia istituzione torinese.
 
Già, perché Rachid, per mantenersi, studiava la mattina, e vendeva le sue cianfrusaglie il pomeriggio. Dopo la maturità, avrebbe voluto salutare tutti e dedicarsi unicamente alla “carriera” dei fratelli, quella dei venditori ambulanti più famosi di Torino. E invece… Said, l’ammaliatore in piemontese, colui che riuscirebbe con le sue geniali doti di persuasione a convincere anche il più burbero e il più tirchio (a proposito, Domenico Beccaria potrebbe ingaggiarlo per farsi aiutare a convincere le Istituzioni a sbloccare finalmente la ricostruzione del Filadelfia…), è riuscito a convincere il fratellino al passo più importante, quello verso il futuro. Ecco perché Rachid si è iscritto al Politecnico, Ingegneria Civile, senza mai lasciare la sua “carriera” da Vu Cumprà, quello che lui ha sempre definito un lavoro serio ed onesto, continuando a frequentare gli “scalini” delle facoltà umanistiche per mestiere, i banchi di quelle politecniche per studio.
 
Torinese d’adozione, arricchito da un dettaglio: quella felpa, indossata estate ed inverno, con un logo leggendario, quello del compianto Torino Calcio. Già, perché Rachid non ha imparato soltanto l’italiano ed il piemontese, si è fatto anche coinvolgere, chissà da chi, in questa grande passione, quella per il Toro. Motivo di sfottò per i bianconeri di passaggio (“Rubate sempre, rubate soltanto”, una delle sue risposte più frequenti, ma sempre con un’eccezionale cordialità da vendiore), motivo di orgoglio, e di grande simpatia, per chi, come il sottoscritto, crede che il pallone possa essere uno dei principali motori di integrazione nella nostra società. Quale distintivo migliore della fede granata per un torinese DOC quale ormai Rachid si può considerare a tutti gli effetti?
 
Un cuore granata d’adozione che, da questa mattina, è stato ufficialmente proclamato dottore in Ingegneria Civile, davanti agli occhi commossi dei fratelli, e di moltissimi amici e simpatizzanti che, ormai, negli anni, non possono non essersi appassionati alla sua vicenda. Per lui, ora, altri due anni di “lavoro” nelle vie intorno all’Università, ancora in maglia granata, fino alla laurea specialistica… Poi, chissà dove lo porterà il destino. Una tesi di Laurea, la sua, sul grafene, materiale che a molti dei frequentatori delle facoltà umanistiche, me compreso, resterà sconosciuto in eterno. Ciò che ci ricorderemo sempre, però, è la dolce storia di un ragazzo della nostra età che ha avuto la forza ed il coraggio di sovvertire pregiudizi e sentenze già scritte, lavorando sodo ma a testa alta, proprio come molti di quelli che, come lui, portavano sulla propria maglia quel logo leggendario.
 
Complimenti a te, Rachid, da una città e, in un certo senso, da un popolo intero. Siamo fieri di te e della tua storia da granata vero.

Diego Fornero

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