La haka è salva

La haka è salva

La nazionale neozelandese di rugby potrà continuare a eseguire la rituale danza maori, la celeberrima haka, prima di ogni suo incontro come ha sempre fatto dal 1905 ad oggi. Un evento sempre dato per scontato che però avrebbe potuto non essere replicato mai più dal momento che la tribù Ngati Toa, il cui capo, re Te Reuparaha, è stato colui che, nel 1820, ha composto la celebre danza,…

La nazionale neozelandese di rugby potrà continuare a eseguire la rituale danza maori, la celeberrima haka, prima di ogni suo incontro come ha sempre fatto dal 1905 ad oggi. Un evento sempre dato per scontato che però avrebbe potuto non essere replicato mai più dal momento che la tribù Ngati Toa, il cui capo, re Te Reuparaha, è stato colui che, nel 1820, ha composto la celebre danza, aveva minacciato la NZRU (New Zaeland Rugby Union) di brevettare la haka in modo tale che gli “all blacks” non potessero più farla prima dei loro match. Le motivazioni della tribù Ngati Toa, espresse per bocca del suo portavoce, Riki Wineera, ruotavano fondamentalmente sulla difesa della sacralità dell’haka, che viene definita dalla tribù con il termine “taonga”, ovverosia una cosa molto preziosa ma non dal punto di vista materiale, una danza che loro considerano come un rituale appunto sacro che non deve essere svilito commercializzando (come accaduto in una pubblicità italiana di un’automobile dove la haka veniva ballata da donne, un fatto ritenuto inammissibile) o usandolo come forma di intrattenimento. Fortunatamente le cose si sono risolte per il meglio, con la federugby neozelandese e Wineera che sono giunti ad un accordo: tutte le squadre di rugby neozelandesi potranno eseguire l’haka prima dei loro incontri, senza nessuna limitazione, a patto che la cosa non risulti mai culturalmente offensiva. Le parti si sono dette molto soddisfatte dell’accordo raggiunto, i cui termini rimangono però top secret, e sicuramente i molti appassionati della palla ovale in giro per il mondo non potranno che essere altrettanto entusiasti. Così, nel silenzio dello stadio, potrà ancora rimbombare l’urlo:” Ka mate! Ka mate! Ka ora! Ka ora!….”

 

foto rugbyfix.com

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