L’Arsenal chiama, Jens Lehmann torna a giocare

L’Arsenal chiama, Jens Lehmann torna a giocare

di Stefano Rosso

 

La notizia del giorno, almeno in ambito calcistico, è il ritorno in campo del quarantunenne Jens Lehmann. Leggendo distrattamente soltanto il titolo dell’articolo si può ipotizzare – non a torto – che l’ex portiere tedesco abbia deciso di fare un favore a qualche amico rientrando nel mondo del calcio sulla sponda dei dilettante: una strada, peraltro, percorsa da moltissimi altri…

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di Stefano Rosso

 

La notizia del giorno, almeno in ambito calcistico, è il ritorno in campo del quarantunenne Jens Lehmann. Leggendo distrattamente soltanto il titolo dell’articolo si può ipotizzare – non a torto – che l’ex portiere tedesco abbia deciso di fare un favore a qualche amico rientrando nel mondo del calcio sulla sponda dei dilettante: una strada, peraltro, percorsa da moltissimi altri ex giocatori.

A fare scalpore, invece, è proprio la meta del suo ritorno: niente poco di meno che l’Arsenal di Arsene Wenger.

La società londinese, nella quale Lehmann aveva militato per un paio di stagioni, si trova infatti in difficoltà a causa del contemporaneo infortunio di Fabiański e Szczęsny ed il tecnico francese – dopo aver liquidato velocemente in prestito all’Hull City l’italiano Mannone, che pure aveva avuto il coraggio di reclamare il posto da titolare dopo le prestazioni tutt’altro che brillanti con la maglia della nazionale U21 – è costretto ad affidarsi ai guantoni del solo Manuel Almunia, al centro di una pesante contestazione di stampa e tifosi a causa di alcune uscitie non propriamente sufficienti.

Fin qui, in realtà, non ci sarebbe nulla di particolare; una società, in difficoltà, si affida ad una grande bandiera del passato per uscire dal periodo di crisi o per chiedere loro un contributo aggiuntivo. L’hanno fatto e lo continueranno a fare le squadre di tutto il mondo – come la Juventus con l’esperimento, fallito, su Ferrara, il Liverpool con Dalglish, la Roma con Montella… – finchè esisteranno i cosiddetti giocatori simbolo nelle varie società.

In questo periodo, però, in cui il ‘modello inglese’ nel calcio va per la maggiore, in cui si parla dei club d’oltremanica come esempi da seguire per i continui investimenti sui giovani, sulla ricerca dei nuovi talenti – l’Arsenal organizza addirittura dei campi estivi con alcune società dilettantistiche del Piemonte – e sul famigerato campionato riserve, il banco di prova che Italia manca per dare l’opportunità a primavera e seconde leve di mettersi in mostra e farsi le ossa, potrebbe sorgere spontaneo almeno un dubbio.

In tutto il sodalizio dei Gunners, tra vivaio e seconde squadre, è possibile che Arsene Wenger ed il suo staff non siano riusciti a trovare una riserva od un giovane all’altezza di sedersi sulla panchina – perchè di questo, nonostante la scarsa affidabilità di Almunia, si tratta – dell’Emirates Stadium, ma sia stato necessario andare a pescare tra i giocatori senza contratto, lontani dai campi, coi guantoni appesi al chiodo – figurarsi la condizione fisica – ormai da un anno intero?!

Evidentemente non è tutto oro quello che luccica – anzi.. cresce – nel famoso ‘modello inglese’.

 

 

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