L’Italia perde un posto in Champions League

L’Italia perde un posto in Champions League

di Andrea Baricco

 

La temuta perdita di una squadra italiana dalla Champions League a favore della Germania  è diventata, da qualche giorno, notizia ufficiale. La vittoria dell’Inter nella stagione 2009/2010 ha solo posticipato di qualche mese l’infausta prospettiva, che ora, anche in caso dell’improbabile partecipazione alle semifinali di Inter, Milan e Roma e della contemporanea…

di Andrea Baricco

 

La temuta perdita di una squadra italiana dalla Champions League a favore della Germania  è diventata, da qualche giorno, notizia ufficiale. La vittoria dell’Inter nella stagione 2009/2010 ha solo posticipato di qualche mese l’infausta prospettiva, che ora, anche in caso dell’improbabile partecipazione alle semifinali di Inter, Milan e Roma e della contemporanea eliminazione di tutte le compagini teutoniche,  è matematicamente certa.

Il meccanismo su cui il ranking UEFA si basa è puramente meritocratico ed assegna ad ogni squadra, e
quindi indirettamente alla nazione di provenienza di ciascuna di esse, un punteggio stabilito in base al risultato ottenuto e alla fase del torneo che si è raggiunta.

La responsabilità di tale retrocessione non deriva solo dai risultati ottenuti nella massima competizione europea, dove le nostre squadre – seppur ad anni alterni – hanno spesso ben figurato, ma anche da quelli raccolti in Europa League (o Coppa UEFA, che dir si voglia).

Per tanti anni è stata considerata un peso, sia a livello fisico che di organico, un onere sgradito del quale liberarsi il prima possibile e, se dal punto di vista sportivo le conseguenze di tale atteggiamento sono evidenti e sotto gli occhi di tutti, da quello economico la giustificazione, purtroppo, esiste e risiede semplicemente nel fatto che, realisticamente, partecipare alla fase a gironi della Champions League rende poco meno che vincere l’Europa League senza mai perdere una partita.

Il sito ufficiale della UEFA in questo senso aiuta a capire meglio come vengono distribuiti i proventi destinati alle Coppe. Premesso che una parte dei compensi dipendono dai diritti televisivi dei paesi di provenienza, la maggior parte dei ricavi arriva direttamente dall’UEFA stessa.

Durante la fase a gironi di Champions League, che per la sola partecipazione permette di introitare 3milioni e 800mila € (contro gli “appena” 640mila dell’Europa League), la quota-partita è 550mila € (contro i 60mila dell’EL), la vittoria paga 800mila  (140mila € in EL) e il pareggio 400mila  (70mila in EL).

Se poi si riesce ad accedere alle fasi finali il divario economico tra le due competizioni cresce vertiginosamente: partecipare agli ottavi rende 3milioni €  (esattamente uno ‘zero’ in più dell’EL, dove esistono anche i sedicesimi pagati 200mila € a vittoria), ai quarti 3milioni e 200mila €  (400mila in EL) e alle semifinali 4milioni €  (700mila €  in EL).

La forbice della finale si allarga ancora di più: in caso di sconfitta nella competizione della ‘coppa con le orecchie’ si ricevono 5.200.000 € contro i 2.000.000 € dell’Europa League (meno della metà), mentre conquistando il trofeo più ambito d’Europa s’incassano 9milioni € contro i 3milioni €  in EL (praticamente quanto la compagine che si è appena battuta).

A conti fatti, quindi, dominare in Europa League renderebbe in totale 6milioni e 400mila €, praticamente la stessa cifra (6milioni tondi) che si guadagnarebbero dalla sola partecipazione ai gironi di Champions, peraltro perdendo tutte le partite.

Disperdere energie per una competizione che a fine stagione, oltre a mettere a dura prova il campionato costringendo i propri giocatori a giocare settimanalmente – soprattutto da febbraio in poi – il doppio delle partite con l’imperativo della vittoria perenne, non permette certo di acquistare un top player potrebbe rivelarsi dannoso per quella successiva: non è stato un caso, infatti, che il tecnico del Napoli Mazzarri abbia deciso di tenere a riposo il proprio bomber Cavani nel match contro il Villarreal per preservarlo in vista della gara di ieri sera contro il Milan.

La strada da seguire dovrà essere quella già intrapresa dalla Germania anni fa, perchè le prospettive sono davvero poco rosee: proseguendo questo trend negativo e senza cercare di invertire la rotta aumenterà sempre di più il divario dalle prime tre della classe e l’Italia potrebbe addirittura, negli anni, venire insidiata dalla Francia il cui campionato di Ligue 1 è veramente di modesto livello. Allo stesso tempo è però da elogiare l’atteggiamento dei tedeschi, che, con un po’ di fortuna, già il prossimo anno potrebbero superare anche la Spagna.

 

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