Sicurezza stadi: anche l’invasione di campo diventa reato

Sicurezza stadi: anche l’invasione di campo diventa reato

di Stefano Rosso

 

Nel calcio che si lamenta degli stadi vuoti, della scarsa scarsa competitività in Europa e delle pay tv che iniziano a non reggere più il continuo rincaro dei diritti televisivi rischiando di inceppare il meccanismo è caduta un’altra tegola, ancora una volta – come sempre – sulla testa dei tifosi.

Negli ultimi anni, questa stagione in particolare, in Italia si…

di Stefano Rosso

 

Nel calcio che si lamenta degli stadi vuoti, della scarsa scarsa competitività in Europa e delle pay tv che iniziano a non reggere più il continuo rincaro dei diritti televisivi rischiando di inceppare il meccanismo è caduta un’altra tegola, ancora una volta – come sempre – sulla testa dei tifosi.

Negli ultimi anni, questa stagione in particolare, in Italia si è intrapresa la nobile strada della lotta, senza quartiere, alla violenza negli stadi con l’introduzione di numerosi decreti, regole e nuovi modi e metodi di sorveglianza – videocamere e tornelli – obbligatori. Il risultato, però, come spesso accade nel nostro paese non ha assolutamente risolto il problema individuato ma ha finito per complicare la vita a tutti i semplici appassionati e tifosi che con la violenza e con gli stadi non avevano mai avuto nulla a che fare.

L’ennesima dimostrazione arriva da una sentenza del tribunale di Torino che ha condannato ad una sanzione di un migliaio di euro – contro i 700 di multa ed i due mesi di carcere inconcepibilmente chiesti dall’accusa – i cinque tifosi granata che nel maggio del 2008 invasero il terreno di gioco dell’Olimpico per festeggiare, nonostante la sconfitta contro la Fiorentina – che grazie ai tre punti volò in Champions League – la salvezza ottenuta sul campo: i ragazzi che erano entrati nel rettangolo di gioco non avevano creato alcun disordine nè ai giocatori nè agli addetti alla sorveglianza tanto che non era nemmeno stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per allontanarli dal campo ma soltanto due abbracci e qualche maglietta di Rosina, Muzzi&compagni.

Adesso la difesa certamente ricorrerà in appello, impugnando una recente sentenza della Cassazione che sostiene la necessità di ‘offensività’ dell’invasione per portare avanti qualsiasi tipo di accusa, ma qualunque sarà poi l’esito di questo processo che fine dovrà ancora fare il mondo del calcio nostrano se i tifosi, quella volta all’anno, non possono nemmeno più avere la possibilità di festeggiare un traguardo inseguito e raggiunto dopo una lunghissima e faticosissima stagione sportiva di trasferte, maltempo, gioie e delusioni?

Al ricorso in appello l’ardua sentenza.

 

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