1986-1996 Torino – L’ultima coppa e una sedia in cielo che diventò leggenda

1986-1996 Torino – L’ultima coppa e una sedia in cielo che diventò leggenda

#110annidiToro / Prima del declino ci furono Amsterdam e la finale vinta con la Roma

Dall’inferno al Paradiso, andata e ritorno: promozioni e retrocessioni, ma anche e soprattutto l’ultima Coppa Italia e la finale di UEFA ad Amsterdam. Un decennio amaro e dolce per il Torino: cinque presidenti, un trofeo, tanti sogni soltanto sfiorati. Ma andiamo a rivivere, anno per anno, il nono decennio della storia granata.

1986-87 – Reduce dal brillante quinto posto di una stagione prima, l’anno che seguì è da catalogare come una mezza delusione per il Torino, incapace di andare oltre l’undicesimo posto in campionato. Meglio in Coppa UEFA, dove i ragazzi di Radice raggiunsero i quarti (come in Coppa Italia) ma vennero eliminati dal Tirol Innsbrück. Tra le soddisfazioni della stagione, l’aver recuperato il derby di ritorno all’86’, grazie ad una rete di Cravero.

1987-88 – Stagione di svolta, stagione comunque di sorrisi – amari. Il Toro cambia pelle: a Sergio Rossi subentra Mario Gerbi come presidente, mentre salutano bandiere come Zaccarelli e talenti come Leo Junior. Arrivano però talenti stranieri come Polster, ma è soprattutto uno dei periodi magici del vivaio granata: in prima squadra salgono giocatori del calibro di Gigi Lentini, Diego Fuser, Massimo Crippa, Giorgio Bresciani, Silvano Benedetti. Una generazione dorata, che regalò grandi soddisfazioni. Il Toro arriva sesto in campionato, appaiato alla Juve, con la quale gioca tre derby. L’ultimo, decisivo per decidere chi accederà alla Coppa UEFA, vede prevalere i bianconeri: decisivi gli errori di Comi e Benedetti. L’extra 90′ è letale in Coppa Italia, dopo che i granata nella finale di ritorno avevano rimontato il 2-0 patito a Marassi contro la Sampdoria. Dopo gli autogol di Vierchwood e Paganin, una rete al 112′ Salsano sbatte ai granata in faccia la porta del torneo e dell’Europa.

Diego Fuser
Diego Fuser nella sua seconda parentesi al Torino, nel 2003-2004

1988-1989 – Dopo il possibile sogno, il baratro: il Torino retrocede incredibilmente nella Serie A del ritorno alle 18 squadre, chiudendo 15esimo dopo aver perso lo scontro salvezza contro il Lecce all’ultima giornata. Non basta essere stata l’unica squadra insieme alla Fiorentina ad essere stata in grado di battere l’Inter dei record, non basta allontanare Radice, e successivamente Claudio Sala, chiudendo la stagione con Sergio Vatta, che non riesce comprensibilmente a replicare i risultati con la Primavera in prima squadra. Dopo trent’anni, è di nuovo Serie B. A marzo però, nel pieno della crisi, un passaggio di consegne importanti: Gian Mauro Borsano diventa presidente.

1989-90 – Pronta risalita, e non poteva essere diversamente: anche se la Coppa Italia finisce presto, per mano del Messina, in campionato è una cavalcata che conduce dritto alla Serie A: la certezza arriva con 4 giornate d’anticipo, dopo il pareggio esterno per 3-3 sul campo della Triestina. Eugenio Fascetti riporta il Toro dove gli compete.

1990-91 – Nonostante questo, per la stagione successiva sale in panchina Emiliano Mondonico, e per il Torino questa sarà un’annata da ricordare, come quelle a venire: quinto posto in classifica, davanti alla Juventus (che pareggia un derby e ne perde un secondo grazie alla rete di Policano e a un autogol di Fortunato), cui si aggiunge anche il successo nella (poco competitiva) coppa Mitropa. È una stagione spartiacque: in granata arrivano Annoni, Venturin, Pasquale Bruno e Martin Vazquez, quest’ultimo addirittura dal Real Madrid. Un acquisto da grande, i tifosi sognano.

1991-92 – Ma niente in confronto all’anno successivo, che entra di diritto come uno dei più esaltanti della storia granata: un Toro lottatore, grintoso, ma soprattutto di grande qualità, conduce una stagione strepitosa, chiudendo la Serie A al terzo posto, vincendo un derby con la doppietta di Casagrande. Ma la vera epopea arriva in Coppa UEFA, con i granata capaci di eliminare in semifinale il Real Madrid  vincendo 2-0 al nuovo Delle Alpi e ribaltando il 2-1 del Bernabéu: il sogno della prima coppa europa si infrangerà sui pali di Amsterdam: Casagrande, Mussi e Sordo sono fermati dal legno, Cravero finisce a terra in area. Qui Mondonico prende chissà dove una sedia: non ci si appoggia per la disperazione, né la spacca a terra con rabbia. In un gesto che sa di orgoglio sconfinato e di ribellione al fato, la alza al cielo. Si scrive un’altra piccola pagine dell’agrodolce storia del Toro: finisce 0-0 con l’Ajax, il 2-2 di Torino consegna la coppa agli olandesi.

Torino Coach Emiliano Mondonico

1992-93 – Quel sogno inseguito ma sfumato all’ultimo cambia molte cose: Borsano, in un momento difficile anche dal punto di vista personale, smantella la squadra prima di lasciare la presidenza a Goveani. Bresciani, Martine Vazquez, Policano, Cravero, Benedetti lasciano il Toro. Ma la ferita più grande la infligge certamente Gianluigi Lentini, il prodotto del vivaio più amato, che va al Milan di Berlusconi generando introiti miliardari ma anche un malumore diffuso nel tifo. Si scoprirà più avanti che sia per la vendita di Lentini che per quella della società saranno intascati dei soldi in nero, in che aggraverà ulteriormente le posizioni traballanti di Borsano. Sul campo, nonostante un campionato anonimo (9° posto), i granata hanno un sussulto d’orgoglio: il Toro alza al cielo la sua ultima – finora – Coppa Italia, battendo in finale la Roma: i granata rischiano grosso, vincendo 3-0 al Delle Alpi ma perdendo 5-2 all’Olimpico al ritorno. In quella finale segnò anche uno che oggi i tifosi granata conoscono bene: Sinisa Mihajlovic.

1993-94 – In quella che sarebbe rimasta per molto tempo l’ultima presenza granata in Europa – cancellata dalla partita a Stoccolma contro il Brommapojkarna nel 2014 – il Torino cade nello storico Highbury, in Coppa delle Coppe: sono i quarti di finale, l’Arsenal vince 1-0 e passa, anche in virtù dello 0-0 dell’andata. I granata si rifanno in parte con una semifinale di Coppa Italia ma vengono eliminato dal sorprendente Ancona (che allora militava in Serie B), il quale poi andrà a perdere la finale contro la Sampdoria. Ma sono soprattutto le partenze di Scifo, Marchegiani, Bruno a spaventare i tifosi. Il campionato si chiude con un ottavo posto che tuttavia non sembra da buttare. Intanto, ad aprile, Goveani vende la società a Calleri.

1994-95 – In estate il nuovo presidente pare carico di buone intenzioni, acquistando giocatori del calibro di Abedi Pelé. In campionato, nonostante l’undicesimo posto finale, le gioie sono più di una, come il doppio successo sulla Juventus, per 3-2 all’andata e per 1-2 al ritorno, entrambi marchiati da una doppietta di Rizzitelli: quello del 9 aprile sarebbe rimasto, per 20 anni, l’ultimo successo granata in un derby. Ma allora, forse, nessuno l’avrebbe immaginato.

1995-96 – Qualche dubbio lo si poté avere la stagione successiva: il Toro chiude sedicesimo in campionato, per i granata si riaprono le porte della Serie B. Pelé si infortuna, né Sonetti né Scoglio riescono a far girare la squadra, Lido Vieri si prende carico di uscire dalla palude, senza risultato. C’è una nuova retrocessione. Un modo certo non degno di chiudere un decennio volatile fatto di alti e bassi, ma capace di regalare nuove pagine di gloria al libro della storia del Torino.

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