27 marzo 1983: 220 secondi di follia granata

27 marzo 1983: 220 secondi di follia granata

Una partita che è più di una partita, una sfida che è rimasta nella memoria collettiva, e negli occhi fortunati di chi c’era è ancora viva, e probabilmente lo rimarrà per sempre.
Senza girarci troppo intorno, Torino – Juventus 3-2 del 27…
Una partita che è più di una partita, una sfida che è rimasta nella memoria collettiva, e negli occhi fortunati di chi c’era è ancora viva, e probabilmente lo rimarrà per sempre.
Senza girarci troppo intorno, Torino – Juventus 3-2 del 27 marzo 1983, esattamente trent’anni fa, è una di quelle gare che fa soffrire la mia generazione per essere nati troppo tardi per assistervi, tanto che forse molti di noi baratterebbero qualche anno in più di guai e di acciacchi pur di essere stati lì, presenti, anche solo per quei cinque incredibili minuti che del Toro dicono tutto: sofferenza, lotta contro i pronostici più spietati, determinazione, una passione immensa.
La partita è stata raccontata ovunque, i presupposti sono chiari: venticinquesima giornata di campionato e Roma capolista a 34 punti, tre di vantaggio sulla Juventus inseguitrice, con il Toro quinto a quota 24. I giallorossi sono impegnati a Firenze contro i Viola, i bianconeri in settimana prendono la calcolatrice in mano e si dicono: una vittoria nel derby e siamo ad un passo dalla vetta (due punti per vittoria, altra chicca che la mia generazione si è persa per strada). Al Comunale, sotto gli occhi di 60mila spettatori, Eugenio Bersellini schiera Terraneo, Van de Korput, Beruatto, Zaccarelli, Danova, Galbiati, Torrisi, Dossena, Selvaggi, Hernandez e Borghi. Una formazione di ragazzi di talento, in proporzione quasi imparagonabile a tante di quelle che abbiamo visto susseguirsi in questi anni, ma che sulla carta pare avere qualcosina (mi si perdoni l’eufemismo…) in meno dell’undici di Trapattoni: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini, Boniek.
La Juve passa dopo soli 15 minuti con Paolo Rossi, nel frattempo a Firenze la Roma è sotto e i bianconeri iniziano a pregustare il copaccio. Al 66′ Zaccarelli stende Boniek in area: è rigore netto e Platini va sul dischetto: Terraneo respinge, per un nanosecondo il Comunale impazzisce ma è una gioia effimera, il fuoriclasse francese sulla respinta ribatte in rete. 0-2 e palla al centro.
Al 71′, però, succede qualcosa di incredibile: Galbiati ruba palla a Scirea, serve Bonesso che si lancia in avanti, assist per Dossena in area ed incornata vincente: è 1-2, tra il pubblico che inizia a scaldarsi. La Juve perde la testa ed un minuto dopo, al 72′, arriva il pari: cross di Beruatto in area ed è Bonesso a bucare, ancora di testa, la porta di Zoff. 2-2 e si riparte ad armi pari, con la sensazione che non sia finita qui.
E infatti (qui tocchiamo i vertici massimi di invidia per chi era lì, in quella bolgia del comunale a godersi l’incredibile) al 74′ è Torrisi a beffare ancora una volta i bianconeri, non con una deviazione sotto misura, né con una ribattuta di qualsiasi genere, no… addirittura in rovesciata. 3-2 e pubblico in delirio. Con una chicca: la Roma pareggia a Firenze e la Juventus saluta definitivamente le ambizioni di Scudetto.
Questa è la storia, cose che nel gioco del pallone posso accadere, ma che nel cuore e negli occhi di chi c’era, ed anche di chi, come il sottoscritto, ha potuto soltanto farselo raccontare, assumono un valore ed un significato che trascende senza alcun dubbio il rettangolo verde. Storie che sono croce e delizia di questo nostro Toro, forza ma talvolta anche debolezza, laddove si rimpiange un passato che sarà difficile rivivere. Eppure Bonesso e Torrisi non erano fuoriclasse, né stelle che avrebbero illuminato il firmamento calcistico negli anni a venire: erano, banalmente, tipi da Toro.
Qualcuno di quella caratura, negli anni, lo abbiamo intravisto anche noi, e prima o poi ci sarà di nuovo uno Zoff incredulo tra i pali a osservare uno spettacolo simile. Bisogna crederci, senza esserne ossessionati: ce la faremo? Io dico di si.

Diego Fornero

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