Superga riavvicina la piazza granata a Ventura e al Torino

Superga riavvicina la piazza granata a Ventura e al Torino

4 maggio / La squadra è stata accolta prima della commemorazione con un affetto assoluto: un bell’attestato di fiducia

Forse, ancora una volta, la piazza granata ha dimostrato di essere ancora più forte di quanto la si pensi. O forse ha semplicemente messo in chiaro di avere un grande senno. Fatto sta che, nella giornata della commemorazione per ricordare il Grande Torino sul terrapieno di Superga, tutta la squadra, a partire dai giocatori fino ad arrivare a Ventura, è stata travolta da un entusiasmo forse inaspettato (come vi abbiamo raccontato QUI).

Già, perché le ferite di una stagione deludente sotto il piano sportivo sono ancora bene aperte (al termine del campionato mancano ancora due giornate), perciò non ci si aspettava un calore del genere. I risultati positivi dell’ultimo periodo, però, potrebbero aver fatto il loro compito di riconciliare piazza e squadra dopo qualche mese di tensione: l’ultimo, rotondo successo sull’Udinese in particolare deve aver contribuito a cancellare, almeno in parte, l’amarezza di una stagione che non è andata come ci si aspettava.

O forse, semplicemente, i tifosi sanno meglio di tutti gli altri che Superga è un mondo a parte, in cui non vigono le regole che normalmente valgono negli altri posti, foss’anche in Maratona. A Superga squadra e sostenitori devono essere un tutt’uno, legati dal filo sottile ma resistente della memoria e del senso di appartenenza, al di là del rettangolo verde che tanto calamita le attenzione negli altri 364 giorni dell’anno. Che sia scudetto o retrocessione, Serie A o Serie B, Superga rimane Superga e il Grande Torino resta il Grande Torino. Il resto conta meno.

Maxi Lopez a Superga
Maxi Lopez a Superga

Ora starà a Ventura e ragazzi non sprecare questa ulteriore iniezione di fiducia e ringraziare sul campo i tifosi per il loro calore e i loro applausi. La prima occasione arriva domenica, contro il Napoli, nell’ultima stagionale al Grande Torino. Come un cerchio che si chiude, per salutare in bellezza.

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