Adesso può succedere di tutto

Adesso può succedere di tutto

Era uno scontro diretto e il Torino l’ha perso. Sconfitta secca, inequivocabile giunta al termine di una partita mai in discussione, anche perché messasi subito bene per i giocatori di Del Neri, passati in vantaggio con un gol al primo tiro in porta al primo minuto. Al momento attuale il Chievo è una squadra, il Toro no. E questo detto alla fine di una settimana di ritiro, con tutti…

Era uno scontro diretto e il Torino l’ha perso. Sconfitta secca, inequivocabile giunta al termine di una partita mai in discussione, anche perché messasi subito bene per i giocatori di Del Neri, passati in vantaggio con un gol al primo tiro in porta al primo minuto. Al momento attuale il Chievo è una squadra, il Toro no. E questo detto alla fine di una settimana di ritiro, con tutti gli annessi e i connessi è veramente drammatico. Suona come una vera e propria Caporetto. Almeno per il mister granata.

Questa è la sconfitta più bruciante per Zaccheroni che ha deciso di andare fino in fondo, sfidando la piazza, forse lo stesso presidente, spedendo in tribuna il giocatore più talentuoso della rosa, l’unico in grado di accendere la luce in schemi offensivi che si continuano a non intravedere nemmeno da lontano. Poteva essere questa un’occasione per dare una lezione al fantasista che, indubbiamente, deve ancora crescere parecchio, ma è stato scelto il momento e il modo sbagliato. In ogni caso a Zaccheroni va riconosciuto un merito: ha coraggio. Nell’intervallo il presidente Cairo, balzato in piedi al clamoroso errore di Stellone sbottando, incredulo: “cosa ha sbagliato”, ha riconfermato il tecnico, però a questo punto pare più un atto di diplomazia che non di reale convinzione. Certo il presidente non è nuovo a sorprese, né ha mai ascoltato la piazza che gli chiedeva la testa del mister De Biasi lo scorso anno. Però non c’erano sei sconfitte consecutive, un punto in sette partite, addirittura tre in tredici se si considerano i due fatti nelle prime cinque giornate.

A lasciare perplessi non è solo l’assenza di gioco e mordente da parte della squadra, è la stessa gestione dello spogliatoio. Prima della partita con il Parma, Muzzi si era lamentato dello scarso utilizzo e la domenica successiva venne mandato in campo dall’inizio, forse anche per dimostrare che 90 minuti interi a certi livelli faticava probabilmente a tenerli. Lo stesso accadde con Abbruscato. Adesso Rosina, secondo voci di spogliatoio, viene addirittura spedito in tribuna per aver osato criticare in maniera poco urbana i metodi di allenamento del mister. Delle tre forse questa è l’unica decisione perlomeno comprensibile, se in ballo non ci fosse stato uno scontro diretto con il mister. Di sicuro se nelle prossime ore Cairo dovesse decidere di esonerarlo, i motivi di riflessione non gli mancheranno. 

Il Presidente in questi giorni ha alzato un vero e proprio scudo protettivo verso la squadra. Parlando con i giocatori, con il mister, con i giornali, cercando di trasmettere positività ed energia, facendo valere quanto fatto in passato. Probabilmente la scelta di lasciar fuori il giovane talento calabrese ha sorpreso persino lui, però per correttezza ha preferito non commentarla. I maliziosi già vedono in questo silenzio una conferma della perplessità che può averlo colto. A questo punto può accadere di tutto. Da tempo circolano voci su un riavvicinamento con Gianni De Biasi, smentito però poi dallo stesso Cairo durante una trasmissione di una tv locale. Una mossa che può anche essere letta con la necessità di compattare l’ambiente e dare fiducia all’attuale mister. Lo stesso ex tecnico in passato ha detto, sibillino, al riguardo che è “difficile che i papi ammettano gli errori”. La piazza attende ed è sul piede di guerra. Sei sconfitte consecutive non sono facili da digerire per nessuno, e anche il fatto di non aver potuto confrontarsi con la squadra prima del ritiro non è stato affatto apprezzato.

In uno scenario di questo tipo è quanto meno necessario da parte di tutti mantenere la calma e i piedi per terra, adottando un principio caro allo stesso presidente e che, in passato, ha portato a una promozione record quanto insperata viste le condizioni. Il Toro può ancora farcela se ritrova coesione e lucidità. Non è questo il momento per far partire la caccia alle streghe. Men che meno incolpare chi ha riportato il Toro all’onore del mondo. Cairo può avere sbagliato e può aver fatto scelte discutibili, ma non bisogna mai dimenticare che senza di lui oggi il Toro non sarebbe in A. Diamogli dunque ancora la fiducia che si è meritato fino a questo momento

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