Al Torino è tornato il coraggio, ma mancano pur sempre gli attaccanti

Al Torino è tornato il coraggio, ma mancano pur sempre gli attaccanti

Torino – Milan 1-1 / Il match coi rossoneri lo dimostra ancora una volta: serve qualcuno in grado di concretizzare il lavoro della squadra

L’1-1 di ieri sera è pura manna dal cielo per un Milan in una versione alquanto imbarazzante per quello che resta uno dei club più titolati al mondo mentre, eufemismo, sta stretto al Torino, per il predominio territoriale e le occasioni da rete avute.

Come interpretare questo 1-1 in casa Toro? Per ciò che si è visto, Ventura e i suoi uomini non possono essere contenti del fatto che si sia evitata una sconfitta che sarebbe stata paradossale solo negli ultimi minuti e solo grazie all’ennesima rete di Glik. Inoltre, si è sprecata la più gigante delle occasioni per sfatare il tabù delle mancate vittorie contro le “grandi”, che dura ormai da anni.

Non mancano però gli spunti positivi: il punto mantiene i granata in linea con la tabella-salvezza. Inoltre, dopo la preoccupante prova di Verona si è visto di nuovo un Torino coraggioso, bravo a reagire dopo lo svantaggio subito a freddo, e che ha confermato ancora una volta, nonostante i momenti di difficoltà non siano mancati, di essere squadra viva e compatta. A cui di fatto però manca il reparto di attacco.

Sì, perché la coppia formata da un Martinez che si conferma ancora fumoso e inconcludente e dal Quagliarella deludentissimo degli ultimi tempi è stata nuovamente incapace di mettere a frutto il buon lavoro della squadra. E stavolta non valga l’alibi dell’emergenza: se Ventura come unico ricambio aveva il bomber della Primavera Lescano è perché la rosa degli attaccanti non dà garanzie neppure dal punto di vista fisico. Cosa prevedibile, se si pensa che Amauri ha 34 anni, mentre Barreto e Larrondo, per così dire, non hanno mai avuto nell’integrità fisica il proprio punto forte.

Questo reparto d’attacco così insipido, che ha prodotto la miseria di cinque reti in diciotto partite, è la causa principale di questo campionato col freno a mano tirato. Ora chi lo ha confezionato ha gli ultimi venti giorni di gennaio di tempo per provare a rimediare. Certo, un po’ poco se si pensa che già da giugno c’era modo di programmare. Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai…

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