Beppe Culicchia: “Un anno da ricordare, ma certi atteggiamenti non sono da Toro”

Beppe Culicchia: “Un anno da ricordare, ma certi atteggiamenti non sono da Toro”

Esclusiva TN: “A lezione di tremendismo da Pulici e Pasquale Bruno, mi piacerebbe vedere Zaccarelli in società. Che bello l’ultimo derby vinto con Don Aldo”

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Culicchia

Per commentare insieme questo 2015 che sta per concludersi e per fare il punto sul Toro di Cairo e Ventura abbiamo contattato lo scrittore Beppe Culicchia, da sempre grande tifoso granata.

Ciao Giuseppe, dopo il derby e l’Udinese il Torino non chiude certo l’anno nel migliore dei modi…

Credo e spero che sia una crisi passeggera, in fondo un periodo no ci può stare dopo un avvio più che promettente. Al di là dell’appannamento sul piano tecnico tuttavia dispiace vedere certi atteggiamenti da parte dei giocatori al termine di una partita persa in maniera così netta. Può capitare di perdere anche 4-0, ma poi non puoi uscire dal campo ridendo.

Da tifoso fa più male perdere un derby 4-0 oppure all’ultimo secondo, come avvenuto nelle ultime due sfide di campionato allo Juventus Stadium?

Senza dubbio 4-0, come quello di Coppa Italia. Quelli in campionato almeno il Torino li ha giocati su buoni livelli, poi a volte il calcio ti fa anche perdere all’ultimo istante, come capitato ad esempio al Bayern Monaco nella finale di Champions del 1999 al Camp Nou di Barcellona contro il Manchester United, quando i Red Devils rimontarono due gol in extremis e vinsero una partita che sembrava persa. Però, ripeto, devi giocartela.

La tua ricetta per uscire dalla crisi?

Chiudere i giocatori in una stanza con Paolo Pulici e Pasquale Bruno per una lezione di Toro, togliendo loro la play station e la musica nelle cuffie (ride ndr). La mia è una boutade, certo, ma mica poi tanto.

A ripetizione di tremendismo dunque?

Sì, e voglio aggiungere una cosa.

Prego.

Non capisco come mai una persona come  Renato Zaccarelli, che ama questi colori ed è rimasto così attaccato al Toro, non abbia un ruolo all’interno della società. Sarebbe utile per far comprendere a tutti cosa significa indossare la maglia granata.

Guardando il lato positivo però il 2015 ha regalato comunque delle soddisfazioni al mondo granata: dall’impresa di Bilbao in Europa League al derby vinto dopo vent’anni all’inizio dei lavori per la ricostruzione del Filadelfia.

Certo, e l’ultima è sicuramente la più bella e la più importante. Ricordo inoltre che il presidente Cairo, spesso criticato dalla piazza, non è un personaggio così facile da trovare nel mondo del calcio di oggi. Ha avuto l’umiltà di ammettere gli errori commessi in passato, ha costruito una rosa composta interamente da giocatori di proprietà, ha puntato su giovani di grande valore come Baselli e ha riconquistato lo scudetto Primavera dopo un’eternità. Se pensiamo ai disastri commessi da Calleri in poi…

In estate è mancato un punto di riferimento per tutto il mondo granata, ovvero Don Aldo Rabino. Qual è il tuo ricordo?

L’ultimo derby vinto, all’Olimpico, l’abbiamo visto insieme. Don Aldo era un grande uomo e una persona straordinaria.

A proposito di quel derby, il Torino si è davvero scrollato di dosso una maledizione…

Ce lo sentivamo. Anche dopo il gol di Pirlo ero tranquillo e fiducioso. Tuttavia in campo, quel pomeriggio, si è visto un atteggiamento totalmente diverso rispetto all’ultima partita di Coppa Italia, e credo che questo faccia la differenza.

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