Buonanotte Toro: separarsi è un dolore così dolce…

Buonanotte Toro: separarsi è un dolore così dolce…

Buonanotte granata/ Tra gli arrivederci commossi dei giocatori finisce una bellissima stagione, con tanti ricordi che rimarranno a lungo nel nostro cuore granata!

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31 maggio 2015, ore 22,55. Il campionato finisce qui, con la manita sul Cesena vittima sacrificale, e una partita ricca di emozioni, forse ancora più sugli spalti che in campo. Cammino lentamente, scendendo i gradini dell’Olimpico, scacciando via dalla guancia un’ultima lacrima, che inaspettatamente è spuntata a quel saluto così commosso e prolungato di Matteo Darmian. Quel momento, quegli striscioni presenti per ricordare a tutti, giocatori e società, quanto orgoglio c’è nel nostro tifo e quanto affetto proviamo per loro. Nei cori, il cui tono aveva il sapore amaro e doloroso di un’ultima supplica, il tributo ad una grande stagione, ma soprattutto ai nostri grandi eroi. In quell’incrocio di sguardi con la curva, un attimo sospeso, senza fiato, nella segreta speranza che quegli occhi lucidi volessero dire “non c’è altra squadra al mondo in cui vorrei giocare”. O forse è solo il pensiero ingenuo di un’innamorata del Toro.

Per terra è bagnato e cammino a testa bassa, superando la scritta “Non vi lasceremo mai soli” e ripercorro con la mente questa stagione: dal ritiro in agosto, quando si respirava già l’aria di Europa vera e le prime sfide contro il Bromma erano già state archiviate con facilità. Lì, a Mondovì, dove la voglia di Toro si mescolava con la tensione e la paura di perdere uno dei nostri pezzi migliori, cercavo con lo sguardo quel ragazzo che io adoravo e che ai ritiri schivava gli applausi e il contatto con la gente. Non ci dava più speranze, ma solo tanta confusione. Erano quelli i giorni del famoso tweet incriminato: il campionato doveva ancora iniziare e la mia attenzione era già alle stelle.

Passo di fronte al chiosco dell’angolo, dove tanti tifosi si accalcano e respiro aria di festa. Non è iniziato così il campionato. Se ripenso alle prestazioni deludenti del girone d’andata, alla paura che ha dominato i post-partita per mesi.. “Torneremo in serie B!” urlavo frustrata, in macchina, dopo la gara contro il Sassuolo, “Dove vogliamo andare con questa squadra? Speriamo solo di uscire presto dalla Coppa..” mettendomi le mani nel capelli, mi lagnavo. Giuro, l’ho detto davvero, ripenso, mentre ora sorrido al mio pessimismo.

Poi c’è stato il derby, quello d’andata, che aspettavo con terrore. E nella beffa di Pirlo all’ultimo minuto, mentre avrebbe dovuto assalirmi la disperazione, sentivo salire la grinta e un certo orgoglio. Dov’era stato questo Toro fino a quel momento? Ancora non sapevo che il meglio stava arrivando, sotto forma di una gallina dalla cresta e dalle uova d’oro e sotto le mani del mago Giampiero Ventura.

Il girone di ritorno è stato un saliscendi di emozioni, e mentre a passo lento mi avvio verso la macchina, ripenso a quanto è stato bello veder crescere questo Toro e vederlo diventare grande, anzi immenso. Immenso come la notte di Bilbao, immenso come gli eroi del San Mames. Camminavo appena un po’sulle punte il giorno dopo, come se stessi danzando al ritmo della nostra smania d’amore, in quel sogno meraviglioso che i ragazzi ci stavano facendo vivere. Lo ammetto, però, quello che vorrei rivivere ora, (sì, proprio ora mentre sto salendo in auto e sto cercando di catturare ancora un po’di Torino) è la gara all’Olimpico contro lo Zenit.
Lì, tra le mie emozioni e le loro, tra il gol del capitano e le mie urla di gioia, in quella sconfitta travestita da vittoria, mi sono ritrovata. Il giorno dopo, nutrendomi dell’amore per questa squadra, camminavo di nuovo in punta di piedi. Forse ero diventata anche un pochino più alta.

Ma tu, mio grande Toro, avevi in serbo per me una sorpresa ancora: per me, che quasi non ricordavo che effetto facesse vincere un derby. Ma vincerlo anche grazie al gol di uno dei miei idoli (sempre lui, Matteo) è stata una gioia che io non so spiegare, che nessuno, tranne noi malati di te, mio immenso Toro, può capire. “Troppo bello..” sussurravo tra le lacrime a fine gara, ma ora mi rendo conto che troppo bella è stata tutta l’avventura di quest’anno.

Ciò che è successo dopo difficilmente troverà spazio nei miei ricordi. I cinque gol del Genoa e le sconfitte contro Empoli e contro un Milan debilitato, ci negano l’accesso in Europa, ma l’unica preoccupazione rispetto a questo fatto rimarrà per me sempre e solo come inciderà la non qualificazione sul mercato: a questa squadra e al mister non si può rimproverare niente.

E’la mezza ed io sto entrando in casa. In silenzio vado verso la stanza, mentre mi tolgo di dosso la sciarpa, il bracciale e la maglia granata. Mi svesto dei miei colori, sapendo quanto profondi siano tatuati sulla mia pelle, in questo arrivederci un po’triste, in questa notte, in cui il Toro già mi manca. Si spengono le luci, nella mia stanza e su questa stagione. Non ci resta che sognare.

Buonanotte Toro.. un dolore così dolce che vorrei dirti buonanotte fino a domani.

 

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