C’era una volta il Modello Udinese, ora chiamatelo Modello Torino

C’era una volta il Modello Udinese, ora chiamatelo Modello Torino

Verso Udinese-Torino / Il modello friulano non sta attraversando certamente un momento facile, mentre si sta affermando quello granata. Ecco un confronto tra due differenti politiche calcistiche

 

E’ famoso se non in tutto il mondo, sicuramente in buona parte dell’Europa pallonara: stiamo parlando del “modello Udinese”, diventato quasi sinonimo paradigmatico di società organizzata, dal grande scouting, perfetta per un giovane alle prime esperienze in un club di Serie A. 

Il Modello, per chi non lo sapesse, è strutturato in questa maniera: la maggior parte delle risorse economiche vengono investite nello scouting, con una rete di osservatori vastissima, capace di coprire tutti i campionati riconosciuti dalla FIFA, e una volta scelti i giovani più promettenti, essi vengono spediti nelle società satellite (Watford e Granada), dove maturano prima di approdare eventualmente in Serie A. Il Modello, inoltre, prevede una valorizzazione massima di alcuni elementi, come Sanchez, Handanovic, Inler, Benatia e Cuadrado. E ancora prima Iaquinta, Jorgensen, Jankulowsky, eccetera, che partono da Udine per i maggiori top club d’Italia e d’Europa, aumentando i profitti della società, immediatamente reinvestiti nello scouting.

Il Torino, dalla sua, sta mettendo in piedi un Modello assolutamente personale, che può e deve tendere a superare quello friulano, investendo le risorse nella maniera più capillare possibile. Il club di Cairo, infatti, rispetto a quello di Pozzo, versa capitale liquido in maniera superiore nel settore giovanile, mentre il presidente friulano cura maggiormente gli interessi legati alla prima squadra e alle società-satellite. Il Toro, inoltre, risparmia sullo scouting, agendo in maniera più specifica, con osservatori presenti solamente in punti strategici, e non ovunque (Zavagno in Argentina, ad esempio) e con un direttore sportivo come Petrachi che viaggia moltissimo. Le risorse risparmiate, dunque, vengono investite nell’anticamera della prima squadra, quel settore giovanile poco curato dai Pozzo: la società friulana è sì all’avanguardia per quanto riguarda il trattamento dei ragazzi molto giovani, ma è innegabile come i risultati siano veramente poca cosa rispetto a quelli raccolti dalla “cantera” granata.

Cairo, come Pozzo, è stato più volte etichettato come presidente-imprenditore: un uomo d’affari che attraverso un oculato uso delle risorse cerca di mantenere la società ai livelli massimi che le risorse stesse consentono. Il Modello friulano, però, negli ultimi due anni pare in forte crisi, mentre  quello granata sta vivendo il proprio apogeo, anche se le critiche alla politica di Cairo non mancano di certo. Forse il presidente del Toro avrebbe potuto investire in maniera più massiccia, o su giocatori diversi, ma quello che risulta davvero evidente è il conto dei risultati sin qui ottenuti con il progetto tecnico marchiato Ventura: una squadra che, nonostante la cessione dei pezzi pregiati, continua sugli standard dell’anno passato e, senza l’aiuto delle società-satellite, riesce a chiudere il bilancio in positivo, spendendo poco (e su questo non sono mancate le critiche), ma garantendo risultati e continuità al progetto. Progetto che fa parte di un Modello: quello che, forse, possiamo finalmente chiamare “Modello Torino”.

 

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