Cairo-La7, non è un azzardo

Cairo-La7, non è un azzardo

Ma quanto rischia veramente di scottarsi Urbano Cairo con la ‘patata bollente’, come ha definito lui stesso l’acquisto di La7 e La7d formalizzato ieri? Se lo sono chiesto in molti, nel mondo economico italiano ma anche in quello del calcio, in primis i tifosi del Toro. Noi,…

Ma quanto rischia veramente di scottarsi Urbano Cairo con la ‘patata bollente’, come ha definito lui stesso l’acquisto di La7 e La7d formalizzato ieri? Se lo sono chiesto in molti, nel mondo economico italiano ma anche in quello del calcio, in primis i tifosi del Toro. Noi, con i dati pubblici che possiamo conoscere proviamo a dare una risposta.

 

Se Cairo ha chiuso l’affare è in buona sostanza perché per lui lo è veramente, un affare, nel sensi stretto del termine. Rileva un’emittente ben posizionata sul territorio nazionale anche se non ha la potenza di fuoco della Rai (abbonamenti compresi) e di Mediaset. E lo fa ad una cifra quasi simbolica, visto che il corrispettivo iniziale sarà di 1 milione di euro, ossia meno dello stipendio annuale di Rolando Bianchi. In più l’accordo prevede che La7 prima del suo ingresso sia ricapitalizzata “per un importo tale per cui la società avrà, a quella data, una posizione finanziaria netta positiva non inferiore a 88 milioni di euro per contribuire a raggiungere il livello di patrimonio netto concordato pari a 138 milioni di euro”, come spiega la nota ufficiale.
Non sono tutte rose però. Perché intanto porta a casa sostanzialmente solo una rete visto che l’altra a livello commerciale vale pochissimo. Ma anche per il fatto che, al di là dell’obbligo di non vedere almeno per i prossimi 24 mesi, la diffusione delle trasmissioni competerà ancora a Telecom Media e non al nuovo proprietaria di La7, caso unico in Italia per una tv commerciale nazionale.
Ma Cairo ‘doveva’ farlo, se non altro per tutelare la cassa della Cairo Communication mantenendo uno dei suoi clienti migliori. Ora però c’è il problema della ristrutturazione, perchè l’attuale situazione di stagnazione della raccolta pubblicitaria del settore televisivo concede solo questa possibilità per far quadrare i conti: tagliare e ottimizzare, operazione non certo semplice anche per un uomo esperto come lui e il suo staff.
A dargli una mano però potrebbero contribuire due fattori: il primo è legato al fatto che la  Cairo Communication è società quotata in borsa e quindi al contrario del Toro nel quale deve gioco forza investire in proprio, qui invece può cercare partner e investitori esterni e procedere ad ulteriori aumenti di capitale. E poi ambienti economici vicini all’affare sussurrano che possa inizialmente dargli una mano anche Paolo Panerai, presidente di Class Editori ma legato a doppio filo anche al discorso calcistico visto che è vicepresidente (oltre che tifosissimo) della Fiorentina. La7 piaceva e piace molto anche all’editore toscano, già impegnato nel mondo televisivo attraverso ben 3 canali satellitari che probabilmente pensava di arrivarci aderendo alla cordata di Diego Della Valle, cordata respinta quale possibile acquirente a causa dalla scadenza dei termini previsti per le offerte. Potrebbe farlo lo stesso se, come Cairo, vedesse un bel business nella ristrutturazione per poi procedere alla cessione di quote una volta che l’azienda sarà risanata. Un ponte, dunque, anche per altri affari, magari facendo rientrare successivamente la cordata Della Valle nell’operazione. Probabilmente a causa di questa grande sfida Cairo si farà vedere meno alla Sisport, delegando parte dei poteri ad un manager di fiducia ma certamente non abbandonerà il suo Toro. Perchè di cederlo per il momento non ha nessuna intenzione. E allora, in bocca al lupo presidente!

Redazione TN
(foto M.Dreosti)

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