Castan, il 4 a cui affidare le chiavi della porta di casa

Castan, il 4 a cui affidare le chiavi della porta di casa

Sotto le granate / Il nuovo appuntamento con la rubrica di Maria Grazia Nemour

Castan al Toro. Quando ho sentito questa notizia mi si è ridisegnata in mente l’immagine del difensore romanista che esce dal campo coprendosi il viso con le mani, passi lenti di chi vorrebbe buttarsi a terra e sprofondare. Dalla panchina qualcuno gli allunga il giaccone, lui non lo prende, perché l’unica cosa che vuole è togliersi di dosso gli occhi di migliaia di persone, scomparire negli spogliatoi.

Era gennaio di quest’anno. Solo qualche mese fa.

Ecco, a volte i vincenti vengono scambiati per perdenti, a guardarli con superficialità.

Tornare a giocare dopo pochi mesi da un’operazione invasiva al cervello, è un gesto da vincente. Da uomo che, sconfitto il male, sfida la paura di non tornare a essere quello di prima e attraversa la crisi fisica che irrimediabilmente lo attende. Un tunnel di insuccessi che possono far dimenticare l’intelligenza e la potenza con cui sapeva chiudere a chiave la porta della Roma, solo qualche mese prima.

Ma i tunnel si chiamano così proprio perché a un certo punto inizia a filtrare la luce e poi finiscono.

Che la fine del tunnel di Castan, sia il Toro.

Che l’immagine del difensore romanista che esce dal campo coprendosi il viso con le mani sia presto sostituita da quella del difensore granata numero quattro che salta sotto la curva Maratona e festeggia una nuova vittoria.

Hai ragione Castan, al Toro sei al posto giusto. Al Toro piacciono i calciatori che prima ancora di essere grandi sportivi sono grandi uomini.

Maria Grazia Nemour

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