Cinismo e buona sorte: Toro, servono anche queste vittorie

Cinismo e buona sorte: Toro, servono anche queste vittorie

L’analisi a mente fredda / Granata premiati, lucidi e comunque, al netto degli episodi, più propositivi nell’arco dei 90′

Il Toro la sfanga in quel di Crotone, dopo una trasferta ostica all’Ezio Scida contro un avversario che per 80 minuti non ha mollato un colpo. Attenzione, però: come spesso non è sempre oro quel che luccica, così anche quando il motore non va ai mille c’è tanto da salvare, perché non sono stati solo gli episodi ad aiutare i granata – primo gol di Belotti viziato da fuorigioco, contatto tra Rossettini e Falcinelli nell’area di Hart – ma la squadra di Mihajlovic ha saputo indirizzare il match sui giusti binari.

Prima di tutto, grande cinismo: qualità indispensabile per chiunque voglia trovarsi lì in alto a maggio. Come ha detto Mihajlovic, “non si possono fare sempre cinque gol”, per questo a volte è necessario saper sfruttare al meglio le occasioni che arrivano, e in questo Belotti è davvero un fenomeno. Ma questo cinismo il Torino l’ha costruito su una solida base di controllo del gioco e amministrazione del pallone: il 66% finale di possesso palla (e a fine primo tempo si era al 77%) indica che il Torino ha ampiamente fatto la partita ed è risultato più propositivo nell’arco del match. Che i rischi ci siano stati anche per Hart è innegabile, ma lo è anche che i granata non siano usciti con la testa dalla partita neanche per un attimo, facendo valere, al netto degli episodi, la legge del più forte.

E le partite si vincono anche così, di rapina, e ci mancherebbe. Ma l’atteggiamento è quello auspicabile, quello di chi non si accontenta dei tre punti, ma con umiltà prende e porta a casa, pur essendo consapevole del lavoro ancora da fare. Anche sul campo, il piglio del Toro è stato quello giusto, quello di chi, anche se non in forma brillante, non ha mai la fretta di chiudere la giocata, di forzare l’azione, ma con la propria identità prova ad uscire dalle difficoltà. Un’identità eclettica – come evidenziata dai due cambi di modulo – radicata nelle menti dei giocatori ma inintelleggibile da quelle degli avversari. A volte, si deve vincere anche così. E se anche gli episodi danno una mano, allora ogni traguardo è possibile.

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