Claudio Garella, il portiere che non si sporcava i guanti

Claudio Garella, il portiere che non si sporcava i guanti

Figurine/ ”Il più forte portiere del mondo, senza mani però”: da “paperaro” a campione, vinse il tricolore con l’Hellas e con il Napoli

Il 16 maggio del 1955 nasceva a Torino Claudio Garella, ex portiere cresciuto nelle giovanili granata e che si è distinto nel mondo del calcio non solo per i suoi successi nella massima serie, che comunque sono stati rilevanti, ma anche e soprattutto per i suoi modi davvero originali di parare, che gli hanno riservato un ricordo del tutto particolare tra gli appassionati.

ESORDIO CON IL TORO – In vita sua ha vestito numerose casacche. Cresciuto nelle giovanili del Toro, esordisce in granata con la prima squadra il 28 gennaio del 1973 contro il Vicenza, in una stagione dove titolare tra i pali c’era il grande Castellini, che impediva a Garella di partire dal primo minuto. Quella fu la sua unica ed ultima presenza nella città della Mole, dal momento che in seguito si trasferisce al Casale e poi affronta numerose sfide in giro per l’Italia calcistica: prima ancora in Piemonte, con la maglia del Novara, poi in giro per la penisola.

I SUCCESSI – Colleziona tante presenze e gioca stagioni da protagonista con la Lazio, la Sampdoria ed il Verona, dove disputa quattro campionati di seguito e si laurea addirittura campione d’Italia al termine di una stagione fenomenale sotto la guida di Bagnoli. A metà anni ’80 si trasferisce al Napoli, dove bissa il successo in Serie A con lo scudetto dell’87. Chiude la carriera da calciatore tra Udinese ed Avellino. Poi, inizia quella da allenatore, ma non prenderò mai in volo, tra le categorie più basse. Oggi è dirigente sportivo dell’U.S.D. Barracuda.

IL SUO STILE – Il suo stile, si diceva, era inconfondibile. La sua abilità nel parare spesso lasciava spazio anche a quelle che in gergo calcistico vennero definite “garellate”. Era croce e delizia per i suoi tifosi. Parate straordinarie e pirotecniche (una volta anche in rovesciata, spesso senza usare le mani) potevano salvare le partite, ma capitavano anche veri e propri errori grossolani. L’Avvocato Agnelli lo definì “il miglior portiere del mondo. Senza mani però”. Del resto, come lui stesso affermava, l’importante è parare, non importa come. E i risultati, in fondo, non gli hanno neanche dato torto. Non dimenticherà infatti facilmente gli scudetti conquistati con grinta e passione, nonchè l’affetto degli appassionati di calcio, che lo ricordano come uno dei personaggi più particolari della nostra Serie A. Si sa, lo stile diverso e innovativo piace sempre e non passa mai inosservato. 

Terminata la carriera di calciatore, provò a fare l’allenatore, l’osservatore ed anche il dirigente ad alti livelli. Pure in granata, ma senza successo. Quindi il cammino tra i dilettanti dove il calcio è sporco, ma per il fango e la polvere del campo che restano attaccati addosso: non per altro. Uno strano ossimoro per un portiere che non amava sporcarsi i guanti..

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