Colpi di classe

Colpi di classe

di Paolo Morelli

Quel gol di tacco contro l’Atalanta fa di lui il capocannoniere del Toro in campionato. Stiamo parlando di Nicola Amoruso, l’uomo che se avesse segnato quel gol con indosso una maglia a righe sarebbe stato riproposto fino alla nausea su tutte le reti televisive nazionali.

Ha cominciato bene il campionato, poi ha vissuto un periodo di calo conclusosi con quegli…

di Paolo Morelli

Quel gol di tacco contro l’Atalanta fa di lui il capocannoniere del Toro in campionato. Stiamo parlando di Nicola Amoruso, l’uomo che se avesse segnato quel gol con indosso una maglia a righe sarebbe stato riproposto fino alla nausea su tutte le reti televisive nazionali.

Ha cominciato bene il campionato, poi ha vissuto un periodo di calo conclusosi con quegli inutili venti minuti (inutili perché pochi) giocati nel derby. Arrivato in estate per tre milioni di euro, divise la tifoseria tra chi era entusiasta del suo acquisto e chi invece era molto scettico. Poi ci fu quell’intervista da dove parve saltar fuori che Amoruso non avrebbe esultato in caso di gol alla Juventus. Ma si trattava invece del titolo equivoco di un certo quotidiano. Sono equivoci che nascono spesso quando si isola una frase dal contesto e il significato cambia. “Nick” dovette far uscire un comunicato per chiarire le cose, ben chiare, comunque, all’interno dell’intervista.

Ora, con tre reti segnate, è capocannoniere della squadra in campionato. Certo, parlare di “capocannoniere” con tre gol pare una forzatura, ma così è. E se un terzo delle reti segnate dal Toro – sempre in campionato – passano per i suoi piedi, un motivo ci sarà. Subito dopo di lui c’è Bianchi, con due gol. In coppia, avevano salvato la Reggina con 35 segnature. Per ora sono a quota cinque. La classe del 34enne attaccante granata è indubbia, ma più che la classe (e l’affidabilità), spicca la sua attitudine a vedere la porta come raramente abbiamo visto negli anni passati da parte degli attaccanti granata.

Domani a Genova il Toro cerca conferme, e l’attacco granata dovrà dimostrare di aver scacciato quella brutta parola (“crisi”) tanto ripetuta nei giorni scorsi. Una mano gliela dovranno dare le due ali, perché se i cross non arrivano, gli attaccanti, Amoruso in primis, non possono fare miracoli.

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