Con Bianchi o senza non é la stessa cosa

Con Bianchi o senza non é la stessa cosa

 

Si faceva finta di nulla prima, si fanno spallucce dopo: “In fondo, é solo Coppa Italia, il campionato é più importante. E poi in campo c’erano molte riserve”. E quando si dicono ovvietà é facile non poter essere smentiti; infatti, queste affermazioni rispondono senz’altro al vero.
Ma per quanto meno dimostrabile, siamo sicuri che nella maggior parte dei tifosi granata ci sia un…

 

Si faceva finta di nulla prima, si fanno spallucce dopo: “In fondo, é solo Coppa Italia, il campionato é più importante. E poi in campo c’erano molte riserve”. E quando si dicono ovvietà é facile non poter essere smentiti; infatti, queste affermazioni rispondono senz’altro al vero.
Ma per quanto meno dimostrabile, siamo sicuri che nella maggior parte dei tifosi granata ci sia un pizzico di delusione, dopo aver visto Siena-Torino; sarà perché il mister aveva annunciato di volersi divertire (probabilmente non sapendo -e come potrebbe?- che slogan stile “Quest’anno ci divertiamo” da queste parti portano male). Niente che non possa essere velocemente archiviato, per carità; ma ci si era illusi che, viste le premesse, ieri sera sarebbe stato sfatato il tabù di un campo molto jellato per il Toro, per quanto contro un’avversaria di categoria superiore.

Velocemente archiviato, questo piccolo passo falso, dai tifosi; ma non dal tecnico, e soprattutto non dalla dirigenza.
Dirigenza che avrà potuto sorridere nonostante tutto per aver visto alcune cosiddette alternative dimostrarsi all’altezza (D’Ambrosio, Di Cesare), e che però avrà dovuto prendere atto della necessità di ulteriori interventi.
Per colmare quella che rimane una lacuna sulla fascia destra del settore avanzato (Stevanovic é in crescita ma non -non ancora?- totalmente affidabile), tanto che il gioco si é spesso arenato al momento di entrare in area; e soprattutto nel reparto centrale dell’attacco.

Ridurre il tutto ad una questione Bianchi sì-Bianchi no sarebbe forse impoverire il dibattito, ma certo la partita del “Franchi” (o della “Montepaschi Arena”, come la chiamava un po’ enfaticamente il collega commentatore della tv toscana) era anche un banco di prova per verificare la possibilità di rispondere a un quesito tecnico: può questa squadra rinunciare all’attaccante più prolifico della categoria? Magari colmando con il gioco o con altre mosse tale buco?
E se una risposta ci si attendeva, questa é indubbiamente: “No”.

La pericolosità vicina allo zero del Toro di ieri é senz’altro in buona parte imputabile all’assenza di una punta che si faccia sentire in ogni circostanza; sia essa Bianchi o, se il capitano dovesse partire, un elemento alla sua altezza o quasi.
Se avrà aiutato a raggiungere questa consapevolezza, allora anche una sconfitta un po’ grigia come quella di Coppa avrà comunque rivestito una certa importanza per il Toro che nasce.

(foto M.Dreosti)

 

 

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