Confermarsi a Catania

Confermarsi a Catania

di Alessandro Salvatico

 

E’ una strana squadra, questo Toro. Sta vivendo il momento migliore dall’avvio della stagione, da tre settimane a questa parte; e quando ha avuto inizio, questo momento? Dal primo minuto della ripresa della gara contro l’Atalanta. Ossia dopo una serie di 7 partite con 2 punti realizzati, dopo 4 sconfitte consecutive, 4 giorni dopo un derby perso e disputato senza…

di Alessandro Salvatico

 

E’ una strana squadra, questo Toro. Sta vivendo il momento migliore dall’avvio della stagione, da tre settimane a questa parte; e quando ha avuto inizio, questo momento? Dal primo minuto della ripresa della gara contro l’Atalanta. Ossia dopo una serie di 7 partite con 2 punti realizzati, dopo 4 sconfitte consecutive, 4 giorni dopo un derby perso e disputato senza più mordente; con la crisi del capitano e la crisi del bomber; con la speranza-Abate che dura mezz’ora e poi esce zoppicando; con gli arbitri (ma soprattutto i guardalinee, come sottolinea giustamente GdB) che tartassano i granata come e più di prima; con il pubblico che, dopo tanta delusione, inizia a fischiare i propri giocatori, anche i vecchi beniamini.

Ebbene, nel momento di peggior crisi, il Toro si compatta. Si rialza, quando in pochi ci credevano; cambia modulo, inizia a giocare come fatto in realtà altre volte, come fatto con l’Inter, con la Lazio, con il Cagliari. Ma, a differenza di allora, dopo aver iniziato non smette. La squadra di De Biasi infatti sembra essersi lasciata alle spalle il difetto che pesava come un macigno a inizio stagione, ossia quello di giocare (e bene) per un tempo, minuto più minuto meno.

Ma la continuità all’interno di una partita deve ora diventare continuità nel calendario, nello svolgersi della stagione, da una partita all’altra. Due partite e mezza ben giocate sono importanti nella misura in cui hanno portato sei punti (che avrebbero dovuto essere anche di più), ma se dovessero restare un isolato bel momento sarebbero sostanzialmente inutili. Il Torino deve oggi affrontare, a Catania, un altro suo difetto stagionale: il mal d’aereo. Due punti in quattro gare lontane dall’Olimpico, tre sconfitte in trasferta considerando anche il derby, senza fare un gol.

E a proposito di gol: se il Toro ha imparato a non mollare dopo il primo tempo, dobbiamo ancora accertare che abbia appreso a fare lo stesso in caso di rete subita. Nelle prime partite di campionato, infatti, i granata faticavano a reagire dopo che gli avversari erano passati in vantaggio; nelle ultime tre gare non abbiamo avuto modo di testare questo aspetto (rete subita solo a Genova, quando mancavano però pochi minuti), ma se oggi il Catania dovesse portarsi avanti sarà opportuno che la squadra reagisca, eliminando così un altro dei difetti palesati in stagione.

Fa ben sperare quanto visto contro il Palermo, da questo punto di vista. Una gara in cui si collezionano occasioni da rete non realizzate poteva facilmente far rivivere traumi recenti (il Cagliari l’ultimo), un altro gol annullato, tutti fattori che avrebbe potuto portare a mollare. Invece no, la squadra ha messo il cuore fino all’ultimo, davanti alla Maratona. Ora dovrà imparare a farlo anche molto lontano dal proprio stadio; il Catania ha un pubblico appassionato e una squadra imprevedibile, tanto nella formazione (Zenga la cambia in continuazione) quanto nei protagonisti (parecchi gli uomini che si inseriscono in attacco).

Un campo più che difficile, proibitivo quello dei rossoazzurri. Sei partite e cinque vittorie per i padroni di casa, con un solo gol subito, ed una sconfitta (contro l’Udinese). A Zenga non manca neppure un effettivo, il Toro invece ha ancora parecchi cerotti; Sereni, se giocherà, lo farà senza essere al meglio, Pratali sarà in panchina, Natali davanti alla tv così come Corini, Abate, Malonga. Una conferma del valore di Dzemaili in mezzo al campo, per dimostrare che non è stato un caso; una conferma della validità di Pisano come centrale; delle possibilità di Rubin a centrocampo, di Ogbonna come terzino, della ripresa di Barone. Conferme. Se le statistiche del Massimino fanno paura agli avversari, non è peccato dire che un punto sarebbe un risultato d’oro. E se il Torino è davvero nel suo miglior momento, ci aspettiamo che lo dimostri.

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