Da Jarni a Maksimovic, quel filo che lega il Torino alla Jugoslavia che fu

Da Jarni a Maksimovic, quel filo che lega il Torino alla Jugoslavia che fu

Calcio e Storia / 24 anni e un giorno fa l’ultima partita della selezione balcanica. Poi, la disgregazione. Il Torino, nel suo piccolo, ha vissuto i frutti di questo cambiamento, tra meteore e bei ricordi

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La Storia, quella con la “S” maiuscola, 25 anni fa ha preso una piega diversa: era il 1991 quando si disgregava definitivamente quel blocco balcanico eterogeneo, fatto di culture, costumi e religioni profondamente diverse, che fino ad allora era rimasto insieme, tra mille difficoltà. Esattamente 24 anni e 1 giorno fa, il Brasile d’Europa giocò la sua ultima partita ufficiale, già privo dei croati. Per la cronaca, ci fu la vittoria dell’Olanda per 2-0. La situazione, in quegli anni, sarebbe degenerata in una folle guerra civile, distruggendo per sempre la Jugoslavia. E dire che quella nazione, nello sport, era a livello delle prime nel mondo: nel basket dominava con talenti di purezza cristallina come Petrovic, e nel calcio aveva una grande squadra, che, se avesse partecipato all’edizione 1992 dell’Europeo, avrebbe corso il rischio di vincerlo. Ma la situazione interna impedì la partecipazione della Jugoslavia, che fu sostituita dalla Danimarca, poi insperata vincitrice del torneo.

Ecco che in questi giorni si rincorrono le memorie delle tante carriere e vite sportive che la disgregazione ha sparpagliato. Alcuni giocatori, di quelli nati jugoslavi, sono anche passati da Torino, a formare quasi un’intera formazione di matrice strettamente balcanica.

JUGOSLAVIA GRANATA – Maksimovic, nato nel ’91, proprio nel momento cardine della disgregazione, è il primo nome che balza all’occhio, ma non è il solo. Tra i meglio ricordati, probabilmente c’è Robert Jarni, terzino sinistro che, dopo cinque anni all’Hadjuk Spalato arrivò a Torino (in mezzo la parentesi Bari). Il laterale non riuscì forse a esprimere il suo miglior potenziale, ma è indelebile la memoria di come fosse considerato all’epoca un vero colpo di mercato.

A centrocampo torna in mente Music Vedin, protagonista della promozione del 2005 conquistata sul campo e poi negata dal fallimento della società. Oggi è bosniaco, ma anche lui nacque jugoslavo. Insieme a lui, anche Lazarevic e Kurtic, entrambi nati ancora quando  la Slovenia faceva parte della federazione socialista. I due si sono comportati bene a Torino, ma la loro avventura non ha mai superato l’arco di una stagione. Inoltre, impossibile dimenticare i quasi due miliardi che i granata spesero per assicurarsi le prestazioni di Krunoslav Juricic, nella dannata stagione della retrocessione del 2001. Per lui un anno a Torino a cavallo dell’estate, tanti ruoli provati ma mai la sensazione di essere al posto giusto al momento giusto.

Davanti, invece,bei ricordi per Haris Skoro, punta oggi bosniaca, che al Torino rimase dall’88 al ’91, realizzando, tra gli altri, anche quello che è ricordato per essere la rete più veloce mai messa a segno in Serie B: fu l’Ancona a essere trafitto dopo soli 9″ nel 1989. Nel complesso, furono 20 le sue reti in granata. Accanto a lui, a completare il reparto, Matjaz Florijancic: solo una stagione a Torino, la ’96/’97, condita da 7 reti.

Storie di Jugoslavia e Torino, storie di un mondo molto lontano, che la Storia ha deciso di spazzare via.

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  1. biziog - 2 anni fa

    Io sono un appassionato di giocatori slavi: Music giocò con noi nella stagione 2005/2006 non in quella prima come indicato, e al poco preciso compilatore (giornalista pare davvero eccessivo…) sfuggono i giocatori serbi: Stevanovic e Lazetic…oltre a dimenticare Karic, croato che per un anno vestì i nostri colori, o Marjanovic che giocò con noi negli anni 50
    viene il dubbio legittimo che chi scrive non sia esattamente del TORO

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