Toro, dal 4 maggio al 4 di picche

Toro, dal 4 maggio al 4 di picche

Villaggio Granata / Crescere torinista nella Villar Perosa culla bianconera

“Se la sorte ti ha dato in dote di essere innamorato di una squadra come il Torino, allora avrai la ragionevole certezza che quel tuo amore non sarà mai angustiato dalla monotonia. Ma da qualsiasi altra possibile condizione dell’anima, inevitabilmente sì”

Nel mio articolo di oggi voglio ripartire da questa frase pronunciata da Federico Buffa in un celebre documentario sul Grande Torino uscito il 4 maggio in televisione.

Era lunedì 4 maggio e una folla di migliaia di persone, bambini, ragazzi, adulti, anziani si commuoveva e gioiva insieme alla squadra sul colle di Superga incuranti dell’orario lavorativo o scolastico, incuranti di un meteo che prometteva o minacciava pioggia anche lui umanamente coinvolto nel dolore granata. Prima di partire dalla mia Villar Perosa, piccolo villaggio granata in territorio di tradizione bianconera, per raggiungere tanti fratelli di fede granata mi chiedevo, guardando fuori dalla finestra il grigio del cielo, cosa possa spingere ogni anno migliaia di persone a radunarsi sul Colle sfidando code, orario scomodo, viaggi lunghi, calca e ricerca spasmodica di un parcheggio per assistere non a una partita di calcio, non a uno spettacolo ma a pochi minuti di commozione torinista.

Con questa domanda, un’amica di fede e una compilation granata comprata l’estate della promozione per far conoscere a un amico parigino le nostre canzoni si arriva a Superga o meglio lungo la strada fin dove l’auto può trovar parcheggio. E qua inizia la prima parte della vita del tifoso del Toro, ovvero che per conquistarsi un momento di felicità si deve passare sempre per forza dalla sofferenza ed è così che appare ai molti la lunga salita verso la Basilica. Lungo la strada incontriamo infatti signori anziani, bimbi piccoli e addirittura un ragazzo con le stampelle che avrei voluto abbracciare per mostrare tutta la mia stima verso la sua fatica.

Arrivati su è sempre amore a prima vista, non servono molte altre parole per descrivere l’emozione tanto chi ci è già stato sa benissimo di cosa parlo e chi non è ancora stato difficilmente potrebbe capire il sentimento che ti penetra nel vedere la marea granata e la sacralità commossa di questo luogo. A pochi metri da noi sfilano tutti i nostri eroi di oggi e sono cori e incitamenti per tutti, a poche lacrime da noi Kamil Glik leggerà i nomi degli invincibili.

Rimettendomi alla guida della mia auto ripenso quindi alla mia domanda: “cosa spinge migliaia di persone di tutte le età a radunarsi in un posto dove non vi è una partita o uno spettacolo?” E come ogni anno la risposta mi torna immediata: un grande amore, una voglia di sentirsi parte di una grande famiglia, di poter dire al mondo “Io sono del Toro ed è una stupenda sensazione che nessuno potrà mai strapparmi”.

Sospinti dalle parole del Presidente Cairo e dal suo “riconquisteremo l’Europa!” ci si credeva davvero, tutto è credibile dopo una giornata di festa come il 4 maggio, ti senti invincibile anche tu, ti senti che ogni traguardo è raggiungibile. Poi arriva l’Empoli a Torino ormai praticamente salvo e soltanto due giorni dopo ti riporta con i piedi sulla terra, risultato figlio anche di una prestazione di squadra deludente.

Perché come ha detto Federico Buffa nella sua frase che ho citato all’inizio dell’articolo se hai la fortuna di nascere o diventare del Toro sai che potrai provare qualsiasi tipo di emozione profonda dalla gioia alla disperazione, ma la monotonia non sappiamo che cosa sia.

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