Darmian, con il Torino contro chi non ha saputo aspettarlo

Darmian, con il Torino contro chi non ha saputo aspettarlo

Focus on / L’esterno granata è cresciuto al Milan, che però non ha creduto in lui. Al Torino la sua consacrazione

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Matteo Darmian è cresciuto in rossonero, ma la società di Via Aldo Rossi 8 non ci ha creduto abbastanza. Adesso lui è diventato uno dei pilastri granata e uno dei desideri delle principali squadre europee sul mercato.  Per lui domenica sera sarà una partita forse un po’ più speciale di altre.

INIZI ROSSONERI – Nato in piena Lombardia Matteo Darmian ha iniziato il suo percorso nel mondo del calcio con la maglia rossonera addosso da quando aveva 11 anni: dal 2001 al 2009 ha tirato calci al pallone con la maglia del Milan, togliendosi anche la soddisfazione enorme di esordire in prima squadra. Sembrava avesse la carriera segnata con quei colori e invece, per fortuna del Torino e dei suoi tifosi, no. Darmian ha grandi qualità, lo si vede da subito, ma per qualche motivo al Milan non sono così convinti di dargli una chance e così lo mandano in prestito ‘a farsi le ossa’ come si dice.

AL TORO CON VENTURA – In prestito al Padova prima, ceduto in compartecipazione al Palermo poi; a 21-22 anni, quando forse sarebbe pronto per giocarsi le sue carte al Milan, arriva però la cessione definitiva del cartellino e l’approdo al Toro tramite appunto la Sicilia. Giunge all’ombra della Mole nell’anno in cui sulla panchina si siede Giampiero Ventura, ed il tecnico di Genova non ha dubbi a puntare da subito su di lui: 33 presenze il primo anno in Serie B, promozione centrata al primo colpo, e subito titolare anche in Serie A. Così mentre il Milan inizia a perdere pezzi e a scivolare lentamente sempre più indietro in classifica lui con il Toro fa il percorso opposto: quando torna in Serie A con i granata ha ormai 23 anni ed è uno dei migliori giovani del campionato.

LA CONSACRAZIONE – Nel 3-5-2 trova la sua collocazione ideale e nel campionato 2013-14 forma con Cerci un asse micidiale, conquistandosi persino la convocazione per i Mondiali in Brasile. Ciò che impressiona è la costanza di rendimento partita dopo partita. Le giornate storte vanno cercate con il lanternino. Diventa uno di quei nomi sulla bocca di tutti gli operatori di mercato, ma il Toro riesce a tenerselo stretto e lui in granata dimostra di trovarcisi proprio bene, lottando e dando tutto per la maglia come se fosse nato a due passi dal Filadelfia, e non a Legnano. Quest’anno la splendida conferma con grandi partite e due gol scolpiti nel cuore di ogni tifoso: la perla del 3-2 a Bilbao e il gol del momentaneo pari nel derby, proprio prima dell’intervallo, una rete fondamentale per la vittoria maturata nel secondo tempo.

Adesso il ritorno a Milano contro la società in cui è cresciuto ma che non ha saputo fidarsi e puntare su di lui: un’occasione per far vedere che cosa si sono persi a San Siro, un occasione per dimostrarsi sempre più ‘cuore granata’.

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