Edgar Alvarez, il coraggioso viaggio dall’Honduras per un Torino che non c’era più

Edgar Alvarez, il coraggioso viaggio dall’Honduras per un Torino che non c’era più

Figurine / Compie oggi 35 anni: arrivato in granata nei giorni critici del fallimento, non giocò mai.  Ora è tornato nel suo Paese natale, l’Honduras

La storia di Edgar Alvarez merita di essere raccontata, perlomeno ricordata. Sono passati ormai quasi dieci anni dal fallimento della società granata: da Torino Calcio siamo passati alla dicitura “F.C”, dallo stemma ovale allo scudo. Il tempo è passato molto in fretta, portandosi dietro le storie e i drammatici (ma ancora nitidissimi) ricordi di quella dannata estate del 2005.

Prima che il 2 settembre 2005 il semi-sconosciuto imprenditore alessandrino Urbano Cairo firmasse l’atto notarile e diventasse il nuovo presidente del neo-nato Torino F.C, Edgar Alvarez era stato vicino a vestire la maglia granata. Honduregno di nascita, donnaiolo per natura (in Honduras ha avuto tre figli da tre mogli diverse), il centrocampista di Puerto Cortés debuttò nella squadra della sua città natale, il Platense, rimanendovi per otto stagioni. Nel 2003 arriva la grande occasione: viene ingaggiato da Penarol, la gloriosa società giallonera, fondata da emigranti piemontesi di Pinerolo.

Il Piemonte, bene o male, è già nel suo destino. Perché a gennaio 2005 arriva in Italia, sull’isola felice della Sardegna. Dopo 15 partite con il Cagliari di Daniele Arrigoni, viene preso in prestito dal Torino. In estate, però, il terremoto del fallimento societario impedì al venticinquenne Alvarez di “piantare la tenda” sotto la Mole.

Curiosa la sua vicenda a riguardo: terminata la stagione 2004/2005, Alvarez tornò nel suo paese dell’America Centrale per le vacanze estive. E da Tegucigalpa, nonostante numerose richieste rispedite al mittente dal suo manager Vincenzo D’Ippolito e le brutte nuove che arrivavano dall’Italia circa la situazione finanziaria della società granata, continuava a sperare di arrivare al Torino (che nel frattempo era tornato in Serie A). Determinato a vivere con entusiasmo e partecipazione la sua prossima avventura in granata, che in realtà si rivelò effimera.

Dopo essersi sobbarcato un lunghissimo viaggio, dall’Honduras fino a Torino e poi in automobile fino ad Acqui Terme, ad aspettarlo trovò una società fantasma e giocatori in silenzio stampa. Un’atmosfera surreale, impossibile da sopportare. Come Luca Castellazzi che all’incertezza del futuro preferì un dignitoso stipendio da terzo portiere con la Sampdoria, anche Edgar Alvarez preferì la sicurezza di giocatore con la Roma e allenarsi a Trigoria.

La carriera di “Alvaretto” – soprannome affibiatogli da Francesco Totti – in Italia si divise tra la capitale, Messina, Livorno, Palermo, Pisa (con Ventura) e Bari (sempre con mister Libidine). Dopo un’esperienza non propriamente felice con la Dinamo Bucarest, adesso Alvarez si trova a vestire la maglia della sua città natale.

Oggi Edgar Alvarez compie 35 anni, e a lui vanno i migliori auguri di un sereno e felice compleanno!

 

 

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