Filadelfia, profumo di casa!

Filadelfia, profumo di casa!

Le Saldature / Il nostro Beppe Pagliano ci racconta aneddoti personali ed emozioni sul Tempio degli Eroi, che ora sta per rinascere

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La settimana di pausa è trascorsa, qualche infortunato sembra essersi rimesso, mentre altri, purtroppo, si sono aggiunti alla lista, qualcosa mi dice che questa stagione sarà particolarmente tribolata da questo punto di vista. Nel frattempo sabato sera ospiteremo il Milan sperando di riprendere la corsa interrotta a Carpi. Personalmente però sabato si preannuncia una giornata storica in quanto in mattinata verrà posata la prima pietra della ricostruzione dello Stadio Filadelfia e credo che per ogni tifoso granata questo avvenimento sia molto, ma molto più importante di eventuali tre punti in più o in meno in classifica.

Quello che rappresenta per ognuno di noi lo stadio che ospitò le gesta del Grande Torino lo sappiamo bene. Per quanto mi riguarda Il Filadelfia non ho mai potuto viverlo appieno, vivendo da sempre in provincia, ma qualche aneddoto lo conservo pure io.

A casa dei miei genitori c’è una fotografia che ritrae mio padre ragazzino in posa sui gradoni dello Stadio della leggenda, oltre a questo sono ancora ben presenti in lui i ricordi legati a Valentino Mazzola e compagni ed inoltre non perde occasione di raccontare le gesta di quella squadra indimenticabile.

Io invece, come detto, il Filadelfia non ho avuto modo di viverlo appieno, da bambino non avevo certo modo di frequentarlo abitando lontano 30 km, mentre da ragazzo ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare dopo soli 6 giorni dal conseguimento del diploma, motivo per cui sono stati rari i momenti in cui ho potuto recarmi a seguire gli allenamenti della prima squadra. Un aneddoto tutto mio legato al Filadelfia però esiste e lo voglio raccontare.

Novembre 1984. Il Toro aveva appena sconfitto il Milan per 2 a 0 con reti di Schachner e di Junior facendo esplodere di gioia la Maratona, ricordo ancora come fosse ieri l’abbraccio collettivo che unì tutti noi presenti in curva. Proprio la settimana successiva dovevo svolgere la visita di leva e così tutti noi coscritti di Mathi ci recammo all’ospedale militare a compiere il nostro dovere di futuri soldati. La visita durò tre giorni. Quando fummo liberi io ed altri ragazzi partimmo di corsa da corso Unione Sovietica alla volta di via Filadelfia.

Quando arrivammo l’allenamento volgeva al termine, salendo su quei gradoni si respirava la Storia, guardavo le curve ormai fatiscenti ricordando i racconti di mio padre sentiti e risentiti mille volte. Finito l’allenamento io ed i miei amici rimanemmo nel cortile dell’antistadio ad attendere i giocatori. Erano presenti moltissimi tifosi perché il Toro, secondo in classifica, la domenica successiva sarebbe stato impegnato nel derby.

I giocatori uscirono alla spicciolata, da Capitan Zaccarelli al giovane Francini con cui ci intrattenemmo essendo lui poco più grande di noi, Dossena con quel suo modo sempre un po’ distaccato, Beruatto  canavesano come noi, il quale rappresentava l’esempio vivente di come un tifoso granata potesse diventare giocatore del Toro e col quale parlai in stretto dialetto piemontese ricordando come le nostre rispettive mamme fossero state  compagne di lavoro in fabbrica.

Ricordo Gigi Radice col suo impeccabile stile, sempre estremamente sicuro di se. E poi uscì lui, il grande Leo Junior, ricordo che mi avvicinai e gli chiesi un regalo, lui  mi guardò stupito e mi chiese cosa volessi, allora gli spiegai che da lì a pochi giorni avrei compiuto 18 anni e lui avrebbe dovuto regalarmi il derby! Leo salutandomi mi diede una pacca sulle spalle affermando che avrebbe fatto di tutto per donarmi la stracittadina.

Tre giorni più tardi al novantesimo minuto di quel derby, io ero in Maratona quando Leo Junior sotto di me sistemava il pallone all’altezza della bandierina. Ho sempre creduto che mentre si apprestava a calciare quel pallone, nella sua mente sia riaffiorato il mio ricordo e la mia richiesta. Il pallone calciato da Leo disegnò una parabola magica fermandosi sopra la testa di Aldo Serena il quale incornò quel pallone facendo gonfiare la rete, lì sotto di me, regalandomi il più regalo che potessi ricevere per i miei 18 anni rendendo quel giorno davvero indimenticabile.

Ecco il Filadelfia era questo, era la nostra casa, il luogo dove si cementava l’essenza granata.

Forse da sabato in poi può davvero iniziare una nuova pagina di Storia della nostra squadra, motivo per cui sabato mattina io, mio padre e Leon saremo lì, in via Filadelfia a celebrare la ricostruzione della nostra casa!

1 commenti

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  1. Puliciclone - 2 anni fa

    Che bel ricordo! Anch’io nel lontano 1971, per chiudere la terza giornata della visita di leva, notoriamente dedicata ai quiz e al colloquio che prendevano solo la mattinata passai il pomeriggio seduto sotto la famosa tettoia di legno delle tribune del Fila.

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