Franceschini: ‘Leggi dure contro la violenza’

Franceschini: ‘Leggi dure contro la violenza’

Giovedì si presenta in sala stampa un altro ex della Reggina, Ivan Franceschini. Tocca anche a lui discutere sul calcio malato e per il difensore non c’è che una soluzione: “Bisogna far rispettare le leggi, che devono essere sempre più severe”. Loro, i giocatori, hanno voglia di tornare in campo: “Siamo pagati per questo, ma le decisioni arrivano dall’alto”. La violenza,…

Giovedì si presenta in sala stampa un altro ex della Reggina, Ivan Franceschini. Tocca anche a lui discutere sul calcio malato e per il difensore non c’è che una soluzione: “Bisogna far rispettare le leggi, che devono essere sempre più severe”. Loro, i giocatori, hanno voglia di tornare in campo: “Siamo pagati per questo, ma le decisioni arrivano dall’alto”. La violenza, gli atti criminali non si vivono solo nel mondo del pallone, è solo uno spaccato della società, Franceschini ci tiene a sottolinearlo: “Guardiamo a cosa succede nelle scuole, agli atti di bullismo, ai filmati assurdi che vengono fatti con i cellulari. La televisione ha inasprito i toni, anche nelle trasmissioni culturali si offrono immagini poco edificanti. Dove girano troppi soldi c’è qualcosa che non va e il calcio è la terza azienda italiana come introiti”.

Però i calciatori hanno la loro immagine da difendere, possono offrire il loro operato per ripartire dal basso, perché no, dalle scuole, educando alla lealtà sportiva i bambini. “Sì, potrebbe essere una soluzione, anche perché oggi ci sono tanti idoli sbagliati”. A volte anche l’atteggiamento dei giocatori può creare turbative? “Certo, chi simula o fa gesti sconsiderati va punito alla grande. Un anno di squalifica a chi dà un pugno all’avversario, per esempio”. Non è nemmeno d’accordo sugli stadi chiusi: “Mi ricordo quando ero al Chievo che allo stadio venivano molti vecchietti. Chi va a vedere le partite in maggioranza sono brave persone. E’ un peccato giocare senza pubblico. L’ho provato a Bari contro il Catania, peggio che durante l’allenamento quando almeno un po’ di gente c’è sempre”. Il fatto di non sapere ancora con certezza se si gioca o meno domenica, può creare turbative a livello mentale? “Ci sono dei compagni che hanno bisogno di tempo per concentrarsi, , speriamo almeno oggi in giornata di avere delle certezze. Ad ogni modo si fanno tante parole e tanti discorsi adesso, bisogna vedere che succede tra un mese, intanto non si possono tenere a casa i tifosi avversari”.

Domenica, se si gioca, arriva la Reggina, una squadra in forma, dunque fa paura? “Noi dobbiamo evitare le brutte figure, ci brucia ancora la sconfitta con l’Udinese, è chiaro che vogliamo vincere. Ma la squadra di Mazzarri è forte e pericolosa”. Cinque anni a Reggio e poi l’addio: “Purtroppo l’ultima stagione è stata difficile, non so bene cosa sia successo, però se mi hanno venduto un motivo ci sarà stato. Come ambiente mi sono trovato bene, ho anche la moglie reggina”. Si stanno integrando i nuovi acquisti Bovo e Coco? “Sono bravi ragazzi, peccato che non si siano ancora allenati con noi per i loro infortuni”.

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