Gabriele Cioffi: “A Carpi fanno le cose giuste per vincere”

Gabriele Cioffi: “A Carpi fanno le cose giuste per vincere”

Esclusiva TN, l’ex difensore granata e biancorosso: “Impostazione economica e gestione dei giocatori consentono di ottenere grandi risultati. Il mio esordio con il Toro? Una vittoria e uno zigomo rotto”

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Gabriele Cioffi è stato un difensore centrale del Torino nella stagione 2006/2007, la prima dei granata di Urbano Cairo in serie A in cui ha collezionato 18 presenze e una rete. Nel campionato di Lega Pro Prima Divisione 2012/2013 ha guidato per buona parte della stagione il Carpi, che a fine anno anche grazie al suo contributo conquistò la B, e di cui in questi giorni si parla moltissimo per via della sua storica promozione in serie A.

Gabriele Cioffi, cominciamo dal Carpi: anche tu puoi dire di aver dato il tuo contributo a questo progetto vincente.
Sì, è vero, perché nel 2012/2013 ho guidato la squadra per tre quarti della stagione, e quindi quella promozione la sento anche un po’ mia.

In carriera hai anche giocato nella squadra emiliana, di cui sei stato il capitano,non è così?
Sì, ci ho giocato per via della grande amicizia che mi legava con il direttore sportivo. Da calciatore ottenni la promozione dalla Seconda Divisione alla Prima Divisione di Lega Pro, e poi l’anno successivo persi la finale dei play – off per andare in B contro la Pro Vercelli.

Qual è il segreto del Carpi?
Fare le cose giuste per vincere. C’è un’impostazione ben precisa nell’allenare e nel gestire i giocatori e regole fisse per quanto riguarda il budget.

Il tuo anno al Toro coincideva con il primo in A dell’era Cairo. Una stagione difficile.
E’ vero, fu un anno piuttosto travagliato. Alla vigilia del campionato Zaccheroni, di cui ho grandissima stima come tecnico e come persona, prese il posto di De Biasi, che ritornò poi per il finale di stagione in cui riuscimmo a salvarci.

Il ricordo più bello in maglia granata è stato forse il gol con il Livorno nel pareggio per 1-1 al Picchi, giusto?
No, qui vi spiazzo, perché il ricordo migliore coincide con il mio esordio assoluto nel massimo campionato. Eravamo reduci da un inizio davvero duro a livello di risultati, e all’Olimpico tirammo un sospiro di sollievo battendo il Chievo per 1-0 grazie a un gol di Stellone su assist di Muzzi. Disputai buona parte dell’incontro con uno zigomo rotto che mi faceva molto male, ma mio fratello in tribuna mi diede la benedizione per continuare a giocare (ride ndr).

L’estate precedente avevi toccato con mano il calore dei tifosi granata nello spareggio del Delle Alpi tra Torino e Mantova, quando tu militavi tra i biancorossi.
Credo che quella sera ci fossero quasi 60000 persone allo stadio. Rimasi colpito, anche se fu per me una serata dolorosa, in quanto perdemmo e non andammo in serie A. Dopo quella stagione ebbi diverse richieste di mercato, mi cercavano l’Atalanta e il Lecce, ma decisi di andare al Toro.

Cosa pensi della squadra di Ventura?
Mi piace il modo di fare calcio di Ventura: è propositivo, rispetta il bel gioco. Si tratta inoltre di un tecnico coraggioso, che sa rinnovarsi e, all’occorrenza, cambiare modulo. Nonostante la sua grande esperienza è al passo coi tempi, aggiornato, preparato e propone sempre nuove idee.

Che progetti hai per il futuro?
In Australia ho un progetto con un’academy per confrontarmi con alcuni tecnici locali. Sono reduce poi da altre due esperienze alle academy dell’Aston Villa e dello Spartak Mosca, che mi è piaciuto molto visitare. Ho anche programmato di andare in Senegal per un nuovo progetto: un’altra academy per la formazione dei giovani. Come avrete intuito il mio desiderio per il futuro è quello di allenare una prima squadra e, aspettando che qualcuno si riaccorga di me, mi formo.

E il tuo progetto benefico “Cioffiducia”?
E’ un progetto che è andato benissimo per alcuni anni. Poi la mia ribalta mediatica è un po’ diminuita, ma conto di avere presto un nuovo impatto e di riprendere l’iniziativa, che per il momento è in stand by.

Nel Carpi hai giocato in Lega Pro: qual è al momento la situazione di quel campionato?
Una situazione non felice, come del resto quella di tutto il calcio e di tutta l’economia italiana. A mio avviso il livello del campionato è sceso parecchio negli ultimi anni e la maggior parte delle squadre non ha progetti ma vive alla giornata, senza impostazione e senza futuro.

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